La lettera di Natale di mons. Nosiglia: Sto alla tua porta e busso

L'arcivescovo Nosiglia
Foto: Diocesi di Torino
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Si intitola ‘Sto alla tua porta e busso’ la Lettera che l’arcivescovo della diocesi di Torino, mons. Cesare Nosiglia ha indirizzato alle famiglie per Natale, invitando a meditare la promessa del Signore: ‘Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò e cenerò con lui’ sull’accoglienza di Dio: “Il Signore non entra se noi non vogliamo.

E’ il tema dell’accoglienza di Dio e dei fratelli: chi sono gli ‘altri’ cui siamo chiamati a far spazio nella nostra vita?”. Commentando il brano scelto dall’Apocalisse l’arcivescovo ha invitato le famiglie a scegliere la santità: “E’ un forte rimprovero, ma anche un salutare stimolo di rinnovamento. E’ come se il Signore dicesse a questa Chiesa: puoi fare molto di più, i doni che ti ho dato ti permettono di puntare in alto verso traguardi di santità e di amore sempre più grandi e meno scontati. Non accontentarti di quello che sei, non essere tiepida nell’amore, ma generosa e forte. Credo che questo invito debba risuonare forte e chiaro anche oggi per noi, per la nostra Chiesa, per le nostre comunità e famiglie. La ricchezza di fede e di cultura cristiana che è giunta fino a noi non va data per scontata, ma sempre resa viva e rinnovata per renderla più intensa nell’amore e più coerente nella testimonianza”.

La santità è una strada accessibile; occorre solo che il credente la percorra con coraggio: “Possiamo e dobbiamo puntare in alto con coraggio, verso quei traguardi di santità e di carità che oggi il mondo attende dai credenti. Ne abbiamo le possibilità perché i doni di Dio sono sovrabbondanti e le risorse spirituali, pastorali, umane e sociali di cui disponiamo sono enormi. Il Natale può essere l’occasione propizia per rendere ancora più intenso e forte l’amore verso il Signore e, quindi, credibile la nostra testimonianza di fede e la fraternità e solidarietà verso gli altri”. Dio, pur avendo le ‘chiavi di tutte le porte’ si ferma in attesa che qualcuno lo accolga: “Sorprende e stupisce che il Creatore e Signore di tutto chieda il permesso per entrare nella sua proprietà e stia lì davanti alla porta chiusa rispettando la libertà e il volere di chi la abita. E’ questo il grande mistero del Natale, del Dio-con-noi che si fa umile, povero, semplice bambino indifeso e bisognoso di tutto ed entra nella storia quasi in punta di piedi.

Ogni Natale rinnova questo evento: il Signore ritorna a bussare alla porta dell’umanità, al cuore di ogni uomo, alla porta di ogni casa”. Quindi l’arcivescovo di Torino ha chiesto di ascoltare la Sua voce: “Il Signore ci chiede anzitutto di ascoltare la sua voce. L’ascolto comporta attenzione a chi parla e apertura di orecchie e di cuore per sentire bene che cosa ha da dirci. Esige dunque disponibilità di tempo e buona volontà reciproca. Spesso in casa è difficile ascoltarsi perché le cose da fare, le parole continue della televisione accesa, anche durante i pasti, impediscono di parlarsi e di ascoltarsi serenamente. Così, a poco a poco si diventa estranei in casa, anche se resta l’affetto e l’amicizia, ma senza più quel dialogo e quella comunicazione intensa di coppia e con i figli che rappresenta il tesoro più prezioso della vita familiare”.

Per ascoltare la voce di Dio occorre prendere in mano la Bibbia e leggerla in famiglia: “Riprendiamo dunque anzitutto in mano il libro della Parola di Dio. In ogni casa non manchi l’occasione per rileggere alcuni brani del Vangelo di Luca che ci permettono di accompagnare il cammino delle feste natalizie. Farlo insieme, genitori e figli, è un modo per ascoltare il Signore, ma anche per ascoltarci reciprocamente e, forse, riprendere un dialogo interrotto dalle troppe attività e servizi e poco attento ai problemi ed esigenze interiori di ciascuno. Occorre riappropriarsi del tempo che si passa in casa, per non disperdere la ricchezza dell’incontro interiore e profondo tra le persone”.

L’apertura della porta offre l’opportunità della scoperta della festa come dono: “Il Natale è la festa del dono assolutamente gratuito di Dio che ci dà suo Figlio senza che l’umanità lo abbia meritato o desiderato. È la festa della gratuità e dell’accoglienza disinteressata. Si fa spazio a Dio: nel cuore con la preghiera, nella casa con l’amore, e nella vita con l’accoglienza degli altri, dei poveri e dei sofferenti in cui Cristo stesso è presente in mezzo a noi”. Dalla festa come dono mons. Nosiglia accenna ad un passo successivo, quello dell’accoglienza, allargando i confini della ‘nostra casa’: “Egli è nato per fare pace tra tutti coloro che sono divisi, formando una sola famiglia, quella dei figli di Dio che sono tali proprio perché operatori di pace sempre, ovunque e con chiunque. A Natale si può gustare e sperimentare che c’è più gioia nel dare che nel ricevere… Nel Natale, Dio non ci ha dato cose ricche e abbondanti, ma ci ha donato il suo Figlio Unigenito, ci ha dato un bambino, una persona vivente da riconoscere e accogliere come Salvatore. Così, comprendiamo che la vera ricchezza del Natale sono le persone da riscoprire e da accogliere.

Aprendo la porta a Gesù Cristo impariamo anche ad aprire la porta del cuore e della casa agli altri”. Ma chi sono gli ‘altri’ per l’arcivescovo? Soprattutto sono i figli, gli anziani; eppoi i parenti, i vicini di casa, gli amici, i colleghi di lavoro e soprattutto i poveri e gli emarginati, che attendono gesti concreti di ‘vicinanza’ per una festa insieme: “Natale è la festa dell’incontro tra il Signore, che ha bussato e a cui abbiamo aperto, e ciascuno di noi. E’ la festa dell’incontro tra Dio e ogni uomo. Un incontro che è come quello di un banchetto, di un pasto consumato alla stessa tavola. Quante volte nel Vangelo vediamo Gesù che va a casa delle persone per stare con loro, si mette a tavola e vive la gioia della fraternità e dell’amicizia con l’esperienza del pasto consumato insieme!” Ecco, quindi, un pasto consumato insieme diventa mensa eucaristica: “Così la Chiesa diventa famiglia e la famiglia diventa ‘piccola Chiesa domestica’.

Cari sposi e genitori, sperimentate nelle vostre case la gioia di questa realtà profondamente umana e spirituale, partecipando alla Messa insieme, come famiglia, per partecipare uniti alla mensa del Signore: è un regalo importante che vi fate reciprocamente, una testimonianza di comunione anche per i figli. Poi, giunti a casa, compite un gesto semplice e familiare: quello della preghiera di benedizione della mensa. Rendete grazie a Dio per il cibo che è suo dono e frutto del vostro lavoro e ringraziate anche per il dono dei figli, degli anziani e di quanti partecipano al pasto familiare. Ogni domenica potete ripetere questo gesto nelle vostre case: ogni domenica si rinnoverà così la gioia del Natale e della Pasqua del Signore che vive con voi”.

Ed infine ha rivolto un augurio speciale a quelle famiglie che vivono situazioni difficili a causa di separazioni o di malattie: “La festa di Natale riporta in primo piano la memoria di esperienze gioiose vissute insieme in famiglia e aggrava ancora di più gli stati d’animo di chi vive oggi tali situazioni. Chiedo al Signore di non lasciar mancare nel vostro cuore la gioia della sua venuta e la fede che ne rende certa la visita. Sì, Egli bussa anche alla vostra porta per dirvi di non temere e di non scoraggiarvi mai: la sua venuta è proprio per voi perché abbiate forza e vigore nel dono di salvezza che riserva alla vostra famiglia”.

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