La morte del Patriarca ortodosso di Belgrado e il lutto dei cattolici della Serbia

Il cordoglio dell' arcivescovo di Belgrado e del cardinale Koch

Il Patriarca ortodosso di Belgrado
Foto: Patriarcato di Belgrado
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Sono molti i messaggi arrivati dal mondo cattolico al Patriarcato serbo per la morte di Irinej, Patriarca della Chiesa Serba, deceduto ieri 20 novembre a causa del covid-19.

“Il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ha appreso con profonda tristezza la notizia della morte di Sua Santità Irinej” si legge in un messaggio ufficiale. “Durante tutto il suo ministero, Sua Santità è stato un esempio di fede e di dialogo, umile e gioioso, dedicando la sua vita totalmente a Dio e incoraggiando lo spirito di comunione all’interno della Chiesa ortodossa serba”.

Il Cardinale Kurt Koch, Presidente di questo Pontificio Consiglio, ha inviato una lettera di condoglianze al Metropolita Chrizostomo, Arcivescovo di Sarajevo, attuale Locum tenens del Trono Patriarcale, in cui ricorda con gratitudine i suoi incontri con il Patriarca, così come la calorosa e fraterna ospitalità di Sua Santità.

Messaggio personale anche dell’arcivescovo cattolico di Belgrado Stanislav Hocevar. “Desidero esprimervi personalmente, nonché a nome del clero, dei monaci, di tutte le persone consacrate e dei fedeli laici della nostra arcidiocesi di Belgrado, sincera vicinanza orante e solidarietà spirituale in occasione del passaggio all’eternità di sua santità il patriarca serbo Irinej” scrive l’ arcivescovo. “Quando sono arrivato a Belgrado” nel 2000, “l’ho incontrato per la prima volta nella gloriosa città di Costantino, come vescovo di Nis”, ricorda l’arcivescovo. Era nato “un grande desiderio di celebrare l’anno 2013 – a ricordo del 1700° anniversario dell’Editto di Milano – con un grande segno dell’incontro tra Oriente e Occidente”, prosegue mons. Hocevar. I “diversi pellegrinaggi a Venezia e Milano” fatti insieme hanno “aperto i nostri cuori e le nostre menti a tante domande e segreti della storia”.

Poi “la Provvidenza di Dio lo ha innalzato al trono patriarcale della Chiesa ortodossa serba” nel 2010: “In stile evangelico quest’anno abbiamo celebrato il suo giubileo”. Insieme, continua l’arcivescovo “avevamo già pensato a come guardare all’anno 2025, quando tutta la cristianità celebrerà il 1700° anniversario del Concilio di Nicea”. Ma, conclude il messaggio, “il patriarca Irinej ora vede nell’eternità l’intera storia della salvezza del genere umano con nuovi occhi e un nuovo sguardo” e per questo “gli chiediamo di seguirci per sua intercessione in modo che possiamo capire ciò che lo Spirito Santo sta dicendo alla sua Chiesa”.

Il Patriarca  era nato con il nome di Miroslav Gavrilović, il 28 agosto del 1930 nel villaggio di Vidova, vicino a Čačak, entrò presto nel seminario di Prizren laureandosi alla Facoltà di teologia di Belgrado. Concluso il servizio militare, diventa professore e poi nel 1959  viene ordinato ieromonaco nella chiesa di Ružica a Kalemegdan. Nel 1974 diventa vicario del patriarca serbo con il titolo di vescovo di Moravica e nel 1975 vescovo di Niš, carica ricoperta per ben trentacinque anni.

Succede al patriarca Pavle, il 22 gennaio 2010 come quarantacinquesimo patriarca di Serbia e contestualmente arcivescovo di Peć (sede del monastero patriarcale) e metropolita di Belgrado e Karlovci. Il 28 agosto scorso, giorno del suo novantesimo compleanno anche Papa Francesco gli aveva inviato un messaggio di auguri.

Il Patriarca di Mosca  Kirill, molto legato a Irinej, lo ha ricordato durante una divina liturgia nella quale ha ricordato anche la morte  sempre a causa del covid, del metropolita di Kazan e Tatarstan, Feofan. Tutte le campane della Serbia hanno suonato a lutto.

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