La Pia Unione del Transito di San Giuseppe e la preghiera per i morenti

Don Bruno Capparoni, direttore della Pia Unione ci racconta come si celebra San Giuseppe al quartiere Trionfale

La statua di San Giuseppe in una processione al Trionfale
Foto: pd
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Oggi si celebra la solennità di San Giuseppe. Il santo della famiglia, del silenzio, dell’umiltà,  colui che difese la vita di Gesù. Sappiamo poco di lui, ma la tradizione pensa che morì presto e accanto a lui c’erano Gesù e Maria. Per questo è anche patrono dei morenti. 

A Roma a pochi passi da San Pietro c’è la parrocchia di san Giuseppe al Trionfale nata all’inizio del ‘900 e dove ha sede la Pia Unione del Transito di San Giuseppe. A don Bruno Capparoni Direttore della Pia Unione del Transito di san Giuseppe abbiamo chiesto di spiegarci di cosa si tratta. 

La Pia Unione del Transito di San Giuseppe è una associazione che ha come scopo la preghiera per i morenti. Nel 1913 san Luigi Guanella, al termine della costruzione della chiesa di san Giuseppe al Trionfale a Roma, scrisse ai suoi religiosi e alle sue suore di aver fatto un voto a san Giuseppe, quello di erigere una pia unione in suo onore per aiutare i morenti con la preghiera. Il papa di allora, san Pio X, approvò immediatamente questa iniziativa che fin dall'inizio ebbe un notevole successo di adesioni. 

 Quali sono le attività principali oggi ? 

“La prima attività è e resta quella della preghiera, cioè la invocazione a san Giuseppe come patrono della buona morte, perché soccorra i morenti. Gli iscritti alla Pia Unione son invitati a rivolgere almeno due volte al giorno una breve preghiera, scritta dallo stesso don Guanella, che è così formulata: ‘San Giuseppe, padre putativo di Gesù Cristo e vero Sposo di Maria Vergine, prega per noi e per gli agonizzanti di questo giorno (di questa notte)’. 

Collegata con lo scopo della preghiera, nella Pia Unione sono sorte altre "attività". Alcune sono attività di preghiera, come la Messa perenne, a cui si iscrivono i sacerdoti e si impegnano a celebrare una messa ogni anno per i morenti in un giorno a loro indicato; i Papi a partire da Pio X e numerosi cardinali e vescovi hanno aderito a questa iniziativa. Vi è anche l'Ora di san Giuseppe, che consiste in offrire spiritualmente quelle opere (specialmente se opere di carità) in onore di san Giuseppe che uno realizza in un'ora. Il concetto in questa iniziativa parte dal fatto che il lavoro diventa preghiera. Poi vi sono varie attività di soccorso ai poveri, che ritornano a beneficio specialmente degli assistiti dalle opere guanelliane. Vi sono persone che offrono una offerta per "una giornata di pane" oppure per un "letto" oppure una "borsa di studio". Queste semplici intenzioni lasciano facilmente trasparire che si intende aiutare i poveri nel vitto o nell'alloggio o in tutti i bisogni della vita. La Pia Unione si fa carico di far pervenire queste offerte alle istituzioni guanelliane diffuse in molti paesi del mondo.

Come avete affrontato la pandemia con tanti morti che non hanno avuto la vicinanza dei parenti? 

La pandemia ha posto e pone a tutti, anche a noi, molte limitazioni. Ma forse le vicende della pandemia hanno messo davanti alla nostra mente (e anche ai nostri occhi) coloro che sono morenti negli ospedali e nella cure intense e ci hanno spinto ad una preghiera più insistente. Soprattutto ci ha impressionato la situazione di molte persone, determinata dalla circostanza del contagio, che sono restate sole davanti al progredire del male e all'avvicinarsi della morte. Siamo stati richiamati ad una preghiera più frequente.

Oggi come far capire cosa significa “morire bene”? 

Oggi non è facile che gli uomini si mettano con chiarezza e soprattutto con fede davanti alla realtà della nostra morte e alla inevitabilità del nostro dover morire. La mentalità, dettata da un grande e per altro benefico progresso della medicina, ha creato la sensazione che il momento della morte non debba più venire e che vi sia sempre una medicina adatta alla situazione. Sull'altro versante, si fa strada anche tra i cristiani, l'idea che la vita abbia valore solo se è accompagnata dalla salute e dal benessere. In caso contrario bisogna chiudere la vita eliminando chi non può star bene. Si pensa questo degli altri (anziani, malati terminali, invalidi...) e lo si pensa anche di se stessi, scegliendo la via di uscita della eutanasia e del suicidio assistito. In questa situazione solo la fede può illuminarci adeguatamente. Secondo la fede la vita è un dono di Dio che a lui va riconsegnata come un compito eseguito seguendo la sua volontà. Inoltre la vita visibile, iniziata nel tempo, si conclude aprendosi all'incontro con Dio e all'abbraccio del suo amore nell'eternità. Molti uomini oggi sono lontani dalla fede. Per loro noi preghiamo e cerchiamo di raggiungerli con la testimonianza di fede. Ma esistono ancora per fortuna molti credenti e questa impostazione di speranza cerchiamo di comunicarla a tutti i nostri fratelli, in qualsiasi situazione o dolore essi si trovino. 

In questo anno dedicato a San Giuseppe che iniziative avete? 

In quest'anno la pandemia mette anche a noi, come a tutti molte limitazioni. La presenza di persone che visitavano fisicamente i locali della Pia Unione si è ridotto notevolmente, mentre resta in auge lo strumento postale, a cui si aggiungono il telefono o gli altri canali sociali. Cerchiamo di rispondere a tutti e spesso siamo richiesti di attenzione e di ascolto a persone che vivono in solitudine o peggio in preoccupazioni e angosce. Il richiamo a mettere la propria fiducia in Dio e nelle preghiere di san Giuseppe trova molto ascolto. In quest'Anno di san Giuseppe siamo stati gioiosamente sorpresi dalla iniziativa di papa Francesco e cerchiamo di assecondarla, facendo soprattutto tesoro della sue parole, specialmente della lettera Patris corde (Con cuore di padre). Siccome l'Anno di san Giuseppe e i dono dell'indulgenza plenaria sono collegati specialmente con la preghiera, abbiamo pensato di offrire ai nostri iscritti e a chi lo desidera un vademecum. È una specia di kit in cui si trova un nuovo manuale di preghiere a san Giuseppe, Tempi con san Giuseppe, che abbiamo organizzato partendo ovviamente dalla tradizione, ma anche dalle novità della spiritualità contemporanea. Vi abbiamo unita una icona di san Giuseppe che presenta un disegno originale e la corona del Rosario in quanto ci sembra che la devozione a san Giuseppe non possa andare disgiunta da quella alla Madonna. Se le cose miglioreranno sul versante della pandemia, speriamo di organizzare qualcosa di bello e valido prima della prossima festa dell'Immacolata (8 dicembre) quando si chiuderà l'Anno di san Giuseppe. 

Una festa di San Giuseppe strana anche quest’anno? Come celebrate? 

Anche a Roma siamo in zona rossa e questo ci obbliga a modificare ancora di più quel programma. già molto ridotto, che avevamo proposto. Le celebrazioni in Basilica del Trionfale resteranno secondo il programma, mentre abbiamo annullato qualche iniziativa più esterna e che avrebbe bisogno di meno contatti e spostamenti. Abbiamo ottenuto dal cardinale vicario De Donatis di portare qui nella nostra Basilica la reliquia del Manto di san Giuseppe, che è conservata a Santa Anastasia al Palatino. Sarà una piccola emozione pregare davanti a quella reliquia giuseppina, anche se non potranno essere molti quelli che ci verrano a venerarla. Pazienza! Inconvenienti dei tempi di pandemia! 

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