La Pontificia Academia Mariana Internationalis, una storia lunga 75 anni

Un colloquio il presidente Padre Stefano Cecchin

Padre Cecchin, PAMI
Foto: PAMI
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Padre Stefano Cecchin, classe 1964. Un giovane presidente a capo di uno dei più importanti dicasteri vaticani: la Pontificia Academia Mariana Internationalis, l’organo della Santa Sede preposto a  promuovere e favorire la scienza mariologica. Quale ente pontificio internazionale ha il compito di coordinare i cultori di mariologia sia nell'ambito della ricerca, del dialogo tra le culture, favorendo così il dialogo ecumenico. Fra Stefano Cecchin è un giovane presidente che conserva in sé la “freschezza” di Maria.

Nuove visioni, nuovi progetti, nuove prospettive per un dicastero nato il 27 luglio 1946, quando l'Ordine dei frati minori nominava una “Commissio Marialis Franciscana”, con sede presso il pontificio ateneo “Antonianum” di Roma. Primo presidente, fra Carlo Balić, mente eccelsa della scienza mariologica.

Sono passati molti anni da quel luglio 1947 e la prestigiosa accademia si rinnova di giorno in giorno. L’ultimo evento è stato promosso il 13 maggio scorso: è stato presentato  - infatti - presso il Museo della Civiltà di Roma, il rapporto del Dipartimento per la legalità, un organo nato in seno all’accademia per liberare la figura di Maria dalle mafie. Aci Stampa ha intervistato il presidente Cecchin sull’importanza del Rosario, del mese di maggio dedicato a Maria e sulle prossime iniziative dell’accademia. 

Presidente Cecchin, perché proprio maggio può essere definito il mese di Maria?

Dobbiamo risalire alla tradizione antica occidentale. Soprattutto quella nostra: parlo di quella italiana, francese e spagnola. Ci troviamo di fronte alla magnifica era del cosiddetto “amor cortese” in cui si celebrava la primavera come inizio della vita. Si rinnova davanti a noi, tutto. E, in questo tutto, i fiori hanno un’importanza fondamentale. Fra questi fiori, sono proprio le rose a essere le più splendenti!  Sempre nell’ “amor cortese” - secondo tradizione - i fidanzati  facevano voto alle proprie fidanzate e alla Madonna, attraverso il dono delle rose. Così maggio è diventato il mese delle rose, il mese di Maria. Lei rappresentava - in questo poetico Medioevo - la dama per eccellenza, la grande dama. Così nasce questa tradizione del mese di maggio dedicato a Maria, la Dama per eccellenza. 

Focalizziamo, ora, la nostra attenzione sul presente. Questo mese che sta volgendo al termine, ha visto impegnati diversi santuari del mondo nella recita del Rosario per la fine della Pandemia. Qual è il suo sentimento su questa importante iniziativa? 

Papa Francesco ripercorre la lunga storia della Chiesa. Mi viene in mente - ad esempio - Giovanni Paolo II che già aveva istituito in tempi passati l’idea della recita del Rosario in diversi santuari mariani. Noi, cattolici, abbiamo questo senso di comunione profonda sotto il manto di Maria. E questa iniziativa di Papa Francesco è nel solco di questa tradizione. In questo momento così difficile della nostra storia ricorrere a Maria, nostra Madre, riesce a darci coraggio e speranza. Il Rosario è uno strumento più che adeguato per affidare alla Vergine le nostre paure, i nostri timori. Gesù ci ha dato Maria come madre. Dunque, è più che naturale che ci rivolgiamo a lei - appunto, come madre - in questo delicato momento.  

Una domanda personale. Come nasce la sua devozione mariana?

Nasce come per la maggior parte di tutti noi: dalla famiglia.  Non ricordo di preciso come sia nata. Ma rimane nella mia memoria la devozione mariana di mia zia. In questa storia, poi, fondamentale è stata la presenza della Madonna del Monte Berico, vicino alla terra in cui sono nato: la Galleria Veneta. Tra l’altro all’inizio della mia vocazione religiosa era forte il desiderio di appartenere a un ordine religioso profondamente mariano. In un primo momento ho pensato ai Carmelitani e - invece - poi mi sono “ritrovato” a vestire il saio francescano. L’Ordine francescano, in fondo, può essere considerato quello più vicino a Maria, fin dalla sua nascita, con quel san Francesco che noi tutti conosciamo che proprio a Maria era profondamente legato.  

Quanto il mondo di oggi ha bisogno di Maria?

Noi, come Pontificia Academia Mariana Internationalis ci stiamo rendendo conto - sempre di più - come nella “Fratelli tutti” e nella “Laudato si’” la figura di Maria sia per il mondo intero un vero e proprio paradigma, un modello di maternità universale. Ogni figlio ha bisogno di una madre. E ogni mamma riesce sempre a unire i propri figli. Noi abbiamo bisogno di questa unità. Non di muri, non di steccati che il mondo contemporaneo vorrebbe proporci. Solo affidandoci a Maria, possiamo abbattere questi muri. Maria è il luogo dell’incontro, per eccellenza. E l’uomo contemporaneo ha bisogno di questo: l’incontro! 

Quali sono state le ultime attività dell’accademia e quali saranno gli impegni futuri? 

In questo mese, abbiamo intensificato il lavoro del nostro “Dipartimento di analisi, studio e monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi”, tra tavole rotonde, webinar e pubblicazioni editoriali. L’ultimo evento si è svolto al Palazzo dei Congressi di Roma, il 13 maggio scorso, alla presenza del presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Giuseppe Pignatone. In questa occasione abbiamo presentato il primo rapporto del Dipartimento che avevamo consegnato - in anteprima, l’11 maggio -  al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale è stata consegnata l’onorificenza del Collare della Pami. Il capo dello Stato è stato nominato inoltre socio onorario della Pontificia Academia Mariana Internationalis. Ora, il nostro sguardo è rivolto al venticinquesimo Congresso Mariologico Mariano Internazionale dal titolo “Maria tra teologie e culture oggi. Modelli, comunicazioni, prospettive” che si terrà a settembre di quest’anno. 

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