La Roma di Sant'Ignazio, la lotta tra riforma e contro riforma nelle chiese di Roma

Le prime persecuzioni e gli amici della Compagni all' ambasciata di Spagna

La chiesa di Sant' Agostino
Foto: wikimedia commons
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Lasciandosi alle spalle il Tevere e andando verso Piazza Navona incontriamo ancora moli luoghi della Roma del '500 legati a sant' Ignazio.

Nella piazzetta di Sant'Agostino ad esempio c'è la chiesa dedicata al santo vescovo nella quale durante la Quaresima del 1538, predicava, con grande concorso di fedeli e ampio consenso il priore degli agostiniani di Pavia fra Agostino Mainardi. Come ci ricorda Padre Antonio Maria De Aldama, tra gli uditori c'erano il padre Favre e il padre Laínez, e scoprirono con sorpresa che ciò che predicava era la dottrina luterana della giustificazione. I due gesuiti andarono a fargli notare i suoi errori, ma  senza successo. Allora andarono ad avvertire chi lo ascoltava di solito. Una vera lotta tra riforma e contro riforma nel cuore di Roma. Nel maggio successivo i gesuiti cominciarono a predicare in diverse chiese di Roma, e così attaccarono gli errori del Mainardi senza nominarlo. I seguaci dell'agostiniano si indignarono e la persecuzione che si levò contro i primi Padri, che durò sei mesi e secondo sant'Ignazio fu 'la più violenta opposi-zione o persecuzione che mai avesse incontrato in vita sua'.

Abitava vicino alla chiesa di Sant'Agostino il vicario del Papa, Filippo Archinto. Nel 1548 fu uno dei censori che diedero parere favorevole per l'approvazione del libro degli Esercizi spirituali, perché'degno di ogni stima e molto vantaggioso per la vita cristiana'.

Una nota poi nel diario di Ignazio del 22 febbraio 1544 ricorda che il Padre dopo essere passato davanti alla porta della casa del vicario, vide o sperimentò la presenza di Gesù con molta devozione e lacrime.

Non lontano, più verso il fiume, c'è Palazzo Altemps. Oggi è sede del Museo Nazionale Romano, ma nel XVI residenza dell'ambasciatore di Spagna. 

Un episodio che racconta Pedro de Ribadeneira storico della Compagnia nei primi decenni, ricorda che all'epoca in cui era ambasciatore il marchese di Aguilar, Juan Fernandez Manrique (1536-1543), il Padre Ignazio andò in visita e il marchese gli fece notare che alcuni sospettavano che, dietro l'apparenza di povertà è di umiltà, cercasse qualche prebenda o dignità ecclesiastica. Scrive Ribadeneira: " Nostro Padre, allora, togliendosi il berretto e fattosi il segno della croce, fece voto di non accettare nessuna dignità che gli fosse offerta fuori della Compagnia, se non fosse costretto ad assumerla dal Vicario di Cristo nostro Signore sotto pena di peccato".

Ignazio era forse il confessore di donna Leonor Osorio, moglie del nuovo ambasciatore spagnolo, don Juan de Vega . Una donna che fu molto di aiuto per la Compagnia soprattutto per la casa di Santa Marta.

Altro aneddoto curioso la risoluzione di una lite tra due gentiluomini ospiti dell'ambasciatore Sant'Ignazio, face da paciere e da testimone redigendo il documento di rappacificazione.

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