La settimana "Brocheriana" in Argentina per ricordare la misericordia del Cura gaucho

Un ritratto singolare del Cura gaucho
Foto: dalla Mostra "Argentina - Il gaucho, tradizione, arte e fede"
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É uno dei personaggi più amati dai fedeli in Argentina ed è beato dal settembre del 2013. Cura gaucho colo lo chiamano tutti José Gabriel del Rosario Brochero, sacerdote che donò la sua vita ai guachos, coloro che si occupavano delle mandrie nelle sterminate pianure argentine. Dal 16 gennaio  si terrà nella sua terra una settimana brocheriana: “Con Brochero, siamo misericordiosi come il nostro Dio Padre!”. Dal 16 al 26 gennaio la diocesi di Cruz del Eje organizza una serie di eventi per la provincia argentina di Cordoba. Incontri e di appuntamenti incentrati sull’opera pastorale del sacerdote José Gabriel del Rosario Brochero.

“Con gli occhi fissi su Gesù e sul suo volto misericordioso — si legge in un comunicato della diocesi Cruz del Eje — possiamo sentire l’amore della Santissima Trinità. La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza”, perché “Dio è amore, come si legge nella Bolla con la quale Papa Francesco ha indetto l’Anno giubilare della misericordia”.

Martedì 26, alle ore 10, l’arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Mario Aurelio Poli, presiederà la Santa Messa di chiusura della settimana brocheriana, che sarà concelebrata da vescovi e da sacerdoti provenienti da tutte le zone del Paese. In quell’occasione verrà anche ribadito l’auspicio per la canonizzazione del Beato Brochero.

Nel 2013, in occasione della beatificazione, Papa Francesco ha inviato una lettera ai vescovi argentini in cui definiva il Cura Brochero un pastore con l’odore delle pecore, un pioniere nell’uscire verso “le periferie geografiche e esistenziali per portare a tutti l’amore, la misericordia di Dio”, un sacerdote “che si fece povero fra i poveri”, che fu come una “carezza di Dio” per il popolo. Uomo “normale, fragile” – sottolineava il Pontefice – il Cura Gaucho si lasciò lavorare il cuore dalla misericordia di Dio, uscendo dalla caverna “dell’egoismo meschino” per andare incontro al prossimo, soprattutto a “chi soffre e ha bisogno dell’amore di Dio”.

Nel maggio del 2013 una mostra in Vaticano portò la storia del Cura gaucho anche in Europa.  Nato a Santa Rosa de Rio Primero vicino Córdoba nel 1840, per metà sevigliano e per metà prtoghese, José Gabriel del Rosario entra in seminario a 16 anni. Nel 1866 viene consacrato sacerdote nella Cattedrale di Córdoba e il 10 dicembre dello stesso anno celebra la sua prima messa. La svolta avviene con l’arrivo al Distretto di San Alberto, una “parrocchia” di 4.300 chilometri quadrati.

Di lui iniziano a parlare i giornali quando con un gruppo di parrocchiani arriva a Córdoba, dopo un viaggio di tre giorni, a cavallo percorrendo i “caminos de herradura” [cammini di ferro da cavallo] che a volte raggiungono i 2000 metri di altezza. Di fronte alle difficoltà del viaggio e il gran numero di giorni che gli esercitanti devono lasciare le loro case e mestieri, Brochero decide di costruire una Casa di Esercizi Spirituali nel villaggio di transito “Villa del Tránsito” (attuale “Villa Cura Brochero”). Nel 1877 viene inaugurata la Casa di Esercizi. Diverse centinaia di uomini arrivano da luoghi diversi e lontani. Nel 1880 nasce il Collegio per le Bambine. Brochero lo affida alle “Hermanas Esclavas del Corazón de Jesús”.

In quegli anni c’erano pochissime opportunità educative per i bambini, in particolare per le donne, con una mancanza di formazione cristiana. Prendersi cura dei malati è una priorità nella sua vita e non esita un solo istante a venire in aiuto dei bisognosi, tra cui molti lebbrosi. Brochero contrae questa terribile malattia; per cui lascia la Parrocchia e si ritira nella sua casa, dove viene curato da sua sorella Aurora. In una lettera al Monsignore Yaníz, Vescovo di Santiago del Estero, e suo compagno di studio, racconta: “Guarda in che stato è rimasto il Chesche ( un tipo di cavallo), l’energico, il brioso. Ma è una grande grazia che Dio mi ha fatto nell’allontanarmi completamente della vita attiva, e lasciarmi nella vita passiva, voglio dire, che Dio mi dà il compito di cercare la mia fine e di pregare per gli uomini passati, presenti e quelli che verranno fino alla fine del mondo”. Brochero si spegne il 26 gennaio 1914.

All’origine, nelle estancias dei Gesuiti che fornivano il bestiame alle missioni che la Compagnia di Gesù amministrava in Paraguay, Brasile, Argentinas e Uruguay, i gauchos erano indigeni evangelizzati, creoli di radice ispano-indigena e schiavi neri. Il gaucho, nato in queste circostanze, adottava una personalità ribelle ma molto rispettosa di un codice proprio di giustizia e carico di fede. Da guardiano delle grandi praterie, con la caduta nel 1810 del governo monarchico spagnolo, il gaucho viene inserito nelle file dell’esercito patriota. Nel nord argentino, i gauchos de Güemes  capitanati da Martín Miguel de Güemes, scrissero un capitolo importante della storia del paese. Consolidato il proprio ruolo, non solo economico, all’interno della nuova struttura del paese, il gaucho si caratterizzava per il forte gusto di lussuosi finimenti in argento che esibisce con orgoglio nelle feste domenicali, nelle celebrazioni nazionali, durante le battaglie. Con l’avvento della ferrovia il suo ruolo è ridimensionato ma acquista la valenza del mito.

 

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