La "statio" di Santo Stefano al Celio

L'interno di Santo Stefano al Celio, conosciuto come "rotondo"
Foto: OB
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E’ Papa Simplicio che nella seconda metà del V secolo consacra la chiesa di Santo Stefano Rotondo. La venerazione di S. Stefano, il primo martire, si diffonde nel V secolo da quando nel 415 si pensa di aver ritrovato la sua tomba a Gerusalemme.

In questa chiesa rotonda, lo spazio centrale di pianta circolare si apre attraverso un colonnato verso un deambulatorio circolare, che  sua volta si apre in quattro cappelle nei punti cardinali, combinando così il cerchio e la croce. Il colonnato circolare di Santo Stefano Rotondo è una delle creazioni più alte dell’architettura tardoantica insieme a quello di Santa Costanza sulla Via Nomentana e quello del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

La chiesa viene costruita nel V secolo sopra i ruderi di una caserma della polizia romana, i cosiddetta Castra peregrina, nelle cui rovine è stato trovato anche un mitreo.

Nel settimo secolo, Papa Teodoro I ci porta le reliquie dei martiri Primo e Feliciano da una catacomba sulla Via Nomentana in una delle quattro cappelle radiali, l’unica delle cappelle che ancora si conserva, in cui si vede ancora un mosaico absidale con i due santi.

Probabilmente lo spazio centrale era coperta da una cupola, scomparsa da tempo e sostituita da un tetto di legno. Dal XII secolo il tetto poggia su una grande triplice arcata che attraversa lo spazio centrale, probabilmente perché nel medioevo non si trovavano più travi abbastanza lunghe da coprire tutto il diametro della chiesa

Nel 1575 la chiesa viene affidata al Collegio Germanico, e le pareti interne vengono coperte da pitture del Pomarancio che rappresentano scene di martirio. 

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