La storia di Silvia, malata di sclerosi ma felice grazia alla fede e a Santa Rita

Una della "Donne di Rita" racconta la sua conversione attraverso la sofferenza

Silvia Battini con il marito
Foto: pd
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Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, con la Comunità agostiniana e il Comune di Cascia si prepara alla festa della santa, che ogni anno unisce i popoli. 

Tra gli appuntamenti, spicca il Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Un premio unico nel suo genere che dal 1988, per volontà delle monache, dei padri agostiniani e dell’amministrazione comunale, è conferito alle ‘Donne di Rita’, donne di ogni età, condizione, nazione o religione che testimoniano i valori alla radice del messaggio della santa di Cascia.

 Una delle "Donne di Rita" è Silvia Battini, di Sesto San Giovanni, è una moglie e una mamma che dal 2009 vive con la sclerosi laterale amiotrofica, una patologia neurodegenerativa. Nel suo difficile percorso ha ritrovato la fede condividendo ogni cosa col marito Nino ed affrontando con coraggio la malattia. Ha vissuto così una profonda conversione. 

Oggi, pur non potendo muoversi e riuscendo a comunicare solo sbattendo le palpebre degli occhi, attraverso un sofisticato computer, coltiva una vita colma di affetti e voglia di vivere, che i medici ritenevano impossibile. Riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2022 per la stupenda testimonianza di amore e di fede che dona a chiunque la incontra e le scrive, insegnando che ‘anche se la carne è debole lo Spirito dà vita’ e che ‘amare ed essere amati’ è il senso della vita.

A lei chiediamo alcune sensazioni nel ricevere il Riconoscimento Internazionale Santa Rita: “Un senso di profonda inadeguatezza. Quando sono stata contattata dal Rettore del Monastero ho subito scritto alla mia guida spirituale e alla persona che aveva proposto la mia candidatura, esprimendo le mie perplessità. Entrambi mi hanno esortato ad accettare. Ho obbedito, credendo alle loro parole: Se può aiutare anche solo una delle persone che leggerà la tua testimonianza, sarà già ottimo!”

Quale rapporto ha con la santa degli impossibili?

“Più stretto, anche grazie a questo Riconoscimento. Ne avevo sempre sentito parlare da una cugina di famiglia a me molto cara, ma a quei tempi ero atea/agnostica. Poi, nel 2020, quando avevo appena iniziato il mio Cammino, ho accettato una rosellina di santa Rita presa apposta per me durante il suo ultimo pellegrinaggio: da allora la tengo giorno e notte di fianco a me”. 

Come è possibile credere attraverso la malattia?

“Come citato sopra, sono stata atea/agnostica per lunghi anni. Lo ero anche quando mi è stata diagnosticata la malattia, nel 2009. Sia chiaro: non ho mai creduto che le cose ‘brutte’ della vita siano punizioni divine (né l’opposto), ma ho avuto dubbi sull’esistenza di un qualunque dio nei momenti più difficili. 

Quando lo Spirito ha spalancato il mio cuore al buon Dio, il 5 settembre 2020, tutto ha acquisito un senso. Capisci che ha in serbo un Progetto per te (anche se forse non sai ancora quale sia) percepisci e ricambi il suo Amore sconfinato, debordante. Quando soffri (perché il corpo si deforma, si ferma, hai le piaghe da decubito: la sofferenza è inevitabile) offri le tue sofferenze al ‘Signore, alla Chiesa, al Papa’, come fece il Beato Carlo Acutis, e, aggiungo io, alle anime del Purgatorio. E tutto diventa più facile e leggero. Ovviamente non tutte le giornate sono idilliache, ma la Fede ti regala inattesa serenità”. 

In quale modo la malattia è occasione di rinascita?

“Mi ha obbligato a fermarmi, letteralmente. Ho lasciato il lavoro, che mi assorbiva totalmente, weekend e sere inclusi. Ho provato una rabbia immensa e profonda per anni, rischiando di mandare a monte il mio matrimonio… La malattia destruttura, ti smonta completamente e diventi un’altra persona. Lì ho capito di essere una privilegiata, sotto molti aspetti. Ne cito due, i più importanti. Vedere mia figlia crescere giorno dopo giorno, poter ascoltarla, parlarle: è impagabile! Subito dopo: riallacciare i contatti perduti, avere il tempo di dedicarti alle relazioni interpersonali. Due ‘lussi’ che, lavorando sempre come facevo prima, non mi sarei mai potuta permettere”.

 Carlo Acutis affermava che ‘la vita è comunque meravigliosa’: perché? 

“Questa domanda richiederebbe un libro sé! Da un punto di vista ateo/agnostico, perché la vita dà sempre una seconda opportunità: l’ ‘oggi’. Ogni nuovo giorno, si può cambiare prospettiva; guardarsi dentro e iniziare a modificare quello che meno ci piace di noi, con l’obiettivo di vivere meglio. Per chi ha voluto accogliere il buon Dio (la Fede non è un dono! Dio bussa incessantemente al nostro cuore) la vita è comunque meravigliosa perché, quale che sia la nostra condizione, c’è sempre qualcosa per cui gioire, anche per le cose più piccole… e lodare il Signore!”

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