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L’Arcivescovo Nosiglia: “Come Don Bosco andiamo a cercare i giovani più invisibili”

Monsignor Nosiglia durante una celebrazione |  | San Francesco Patrono d'Italia Monsignor Nosiglia durante una celebrazione | | San Francesco Patrono d'Italia

Don Bosco offre agli educatori e ai giovani stessi un metodo concreto per evangelizzare il mondo giovanile, che è ancora valido e attuale oggi. Esso si basa sull’amore rivolto ad ogni giovane, accolto così come è e vive, senza pregiudizi o preconcetti, che allontanano il cuore e rendono sterile ogni tentativo di approccio e accompagnamento verso il Maestro divino”. Sono le parole contenute nell’omelia dell’Arcivescovo di Torino, Monsignore Cesare Nosiglia, in occasione della Festa di San Giovanni Bosco presso la Basilica Santa Maria Ausiliatrice a Torino.

E’ un programma fitto di eventi quello di oggi a Torino per il Santo che iniziò il suo progetto per i giovani proprio nella diocesi. L’Arcivescovo ricorda le parole di Don Bosco: “Vi amo perché siete giovani e non perché siete bravi, intelligenti, educati, credenti… Per questo, li cercava nelle carceri o nelle strade, nei luoghi malfamati, dove questi ragazzacci – come li chiamavano – ne combinavano di tutti i colori . Anche per noi una particolare attenzione va riservata ai ragazzi difficili o invisibili a causa della nazionalità e della cultura, della malattia o di particolari condizioni di disabilità o disagio. L’educatore e l’animatore devono assumere la domanda di vita, spesso inespressa o implicita nel cuore di ogni ragazzo, anche quando si manifesta nel desiderio del divertimento, stimolando la sua creatività e intraprendenza”.

Per Monsignor Nosiglia la festa di Don Bosco quest’anno assume ancora più valore in prossimità del Sinodo dei Giovani 2018: “Dobbiamo educare a vivere il vangelo senza sconti e compromessi, anche nelle scelte più difficili e radicali come la castità, il sacrificio, il perdono….Il punto decisivo della formazione, dunque, non è solo quello di saper organizzare bene le attività che si fanno con i ragazzi, ma quello di comunicare sinceramente il proprio cuore e amicizia con Gesù, mediante l’esempio del nostro stile di vita. In quanto discepoli, possiamo dare, ricevere aiuto e sostegno anche dai ragazzi, poiché Dio ci parla e ci stimola attraverso di loro”.

Conclude l’Arcivescovo la sua omelia: “Non bisogna escludere da questo campo di azione gli ambienti di frontiera, come i supermercati e le varie movide disseminate nel territorio della diocesi, alcuni bar o luoghi di ritrovo e la stessa strada, dove tanti ragazzi e giovani, come ai tempi di Don Bosco, passano la loro giornata e le serate. Don Bosco andava a cercare i giovani anche più “lontani e invisibili” là dov’erano, perfino nelle carceri, e infondeva nel loro cuore un tale spirito missionario che a loro volta diventavano trascinatori degli amici per l’incontro con Gesù e il Vangelo. È giunto il tempo di fare altrettanto: annunciare il Vangelo della gioia e con gioia è il primo compito di ogni credente e della Chiesa, ci dice Papa Francesco”.

 

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