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Le donne di Santa Rita, Franca Pedrini: questo riconoscimento è un dono meraviglioso

Colloquio con Franca Pedrni, come presidente della cooperativa sociale veneta ‘I Piosi’,

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“Essere ‘in uscita’ significa per ciascuno di noi diventare, come Gesù una porta aperta”: le parole di papa Francesco in Ungheria avvalorano la scelta fatta quest’anno di assegnare il ‘Riconoscimento Internazionale Santa Rita, in occasione della festa a lei dedicata, a donne che incarnino il valore del servizio al prossimo.

Sono così state scelte: Luciana Daqua, assistente sociale e docente universitaria con grande attenzione alle maggiori fragilità sociali; Antonella Dirella, insegnante che, una volta rimasta vedova, si è consacrata totalmente a Dio; Franca Pedrini, attenta al prossimo soprattutto nella sua dimensione locale, in particolare come presidente della cooperativa sociale veneta ‘I Piosi’, una delle realtà più  innovative del territorio, che nel 2022 ha avuto l’occasione di uno scambio con l’allora premier Mario Draghi.

Presentando le tre donne suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del monastero Santa Rita da Cascia, ha sottolineato il significato dell’invito del papa: “A nome di tutta la mia comunità, sono felice di raccogliere l’invito del pontefice ad aprire le porte contro l’egoismo, l’individualismo, l’indifferenza, per permettere a tutti di entrare e sperimentare l’amore del Signore.

E di aver scelto di premiare quest’anno, di fronte agli eventi dei nostri tempi, quali pandemia da poco superata, guerra nel cuore dell’Europa, migranti disperati in fuga, proprio quelle donne che ogni giorno scelgono di essere servizio per il prossimo. Le ‘Donne di Rita’ dimostrano di anno in anno come ancora oggi sia possibile vivere secondo i valori che guidarono l’esistenza della santa, quali il perdono, l’amore, e in questo caso la carità”.

Franca Pedrini è moglie, madre e nonna, veneta, presidente della cooperativa sociale ‘I Piosi’, da 40 anni centro diurno e casa di accoglienza per persone con disabilità. Nel 2022 la cooperativa ha avuto l’occasione di consegnare il suo bilancio sociale all’allora premier Mario Draghi, durante una sua visita sul territorio, ricevendone poi una lettera di ringraziamento. Riceve il Riconoscimento per aver accettato con fede i tanti lutti vissuti in famiglia, dal padre scomparso prematuramente al figlio Luca. Con la fede ha saputo trasformare questi laceranti dolori in occasioni per amare il prossimo nelle sue fragilità, impegnandosi senza riserve nella sua parrocchia e  in una associazione d’ascolto e di sostegno nella sua città.

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Franca Pedrini, infermiera generica oggi in pensione, da sempre offre il proprio servizio in parrocchia e, civicamente, per il suo paese. Oltre che per la famiglia si prodiga per il prossimo, spesso occupandosi in prima persona anche dei bisogni di anziani soli andando a trovarli a casa e attivando i servizi necessari per rispondere ai loro bisogni. Fa parte anche del gruppo di ascolto della Caritas parrocchiale.

A lei abbiamo chiesto di raccontarci cosa significa credere in Dio dopo tanti lutti: “Credere in Dio dopo tanti lutti, significa credere in un Dio che ci tiene per mano, non ci lascia soli mentre attraversiamo la notte del dolore, dello sconforto, dello smarrimento; ci è accanto per continuare insieme il cammino della nostra vita, certi che vuole il nostro bene”.

In quale modo la fede trasforma il dolore?

“La fede trasforma il dolore: in speranza che ci sollecita a non cadere nella disperazione; in fiducia in un Dio che ci accompagna e in una Madre Maria che ci sostiene. Nasce così la consapevolezza di leggere ancora la bellezza di tanti momenti che la vita ci riserva, certi che le persone care che fisicamente non sono più con noi, non vogliono che viviamo nella tristezza e nell’angoscia ma che sappiamo cogliere la serenità della nostra esistenza, ponendosi accanto a chi è nel bisogno e sta vivendo nella fragilità e nella difficoltà”.

Quale è il motivo per cui è volontaria?

“Il motivo per cui sono volontaria è quello di essere vicina a chi vive situazioni di bisogno, di fragilità o sta attraversando momenti di difficoltà cercando di fare strada con loro. Già da piccola in famiglia ho respirato il clima di rendersi disponibili verso il prossimo, concretizzando l’aiuto in cose semplici: per esempio sostenersi tra famiglie in particolari momenti di lavoro impegnativi o di difficoltà, accudire i figli di altre famiglie, accogliere chi in situazioni di povertà chiedeva aiuto…

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Inoltre, nel mio paese tante persone impegnate in parrocchia, in ambito sociale e civile sono state per me maestri e modelli da seguire. Ed ancora la solidarietà manifestata dall’intera comunità in cui vivo, quando in famiglia abbiamo vissuto prove dolorose: la perdita del papà in giovane età, di mio figlio all’età di 11 anni, di mia sorella che era anche mamma di due bambini di 7 e 13 anni.

Momenti che hanno segnato in modo profondo e doloroso la mia famiglia, nei quali ci siamo sentiti circondati da una comunità che ci ha saputo aiutare e sorreggere, che ci ha dato forza e coraggio per continuare a portare avanti il cammino della vita. Così, tanta solidarietà si è trasformata in esempio da imitare e seguire. Non da ultima la fede che i miei genitori hanno saputo trasmettermi è la condizione che ogni giorno fa germogliare la disponibilità di essere volontaria”.

Cosa è la Cooperativa Sociale ‘I Piosi’?

“La Cooperativa Sociale ‘I Piosi’ è una realtà sita nel comune di Sommacampagna di Verona, che offre attività e servizi diversi mirati ad aiutare, sostenere e accompagnare persone fragili e le loro famiglie. Negli ultimi anni è diventata Cooperativa Sociale ad oggetto plurimo e cioè Cooperativa di tipo A che assolve a necessità socioassistenziali gestendo un Centro Diurno, una Comunità Alloggio per persone disabili, e Cooperativa di tipo B che promuove inserimento lavorativo di persone svantaggiate fisicamente e socialmente. Lavorano attualmente presso la cooperativa 140 persone con ruoli e mansioni diverse rispetto ai servizi ai quali sono preposte, supportate da un bel gruppo di volontari e benefattori”.

Quale è il suo rapporto con santa Rita?

“La mia mamma Tarcisia mi raccontava di santa Rita quando ero piccola, come della Santa delle cause impossibili e la Santa delle rose. Ora, a seguito del coinvolgimento nel ‘Riconoscimento Internazionale Santa Rita’ c’è un’attenzione dedicata che mi sta coinvolgendo spiritualmente in modo profondo, un’occasione in cui poter conoscere ulteriormente la vita di santa Rita, riscoprendola anche nella profonda devozione di tante persone del mio paese di Sommacampagna e della mia città di Verona”.

Cosa ha provato per questo riconoscimento internazionale?

“Questo riconoscimento internazionale dire che è stata una sorpresa è dire poco. Percepisco come una freccia luminosa che mi ha colpito ed ha lasciato un segno indelebile, un dono meraviglioso che mi sollecita a coltivarlo ogni giorno. Dono che mi ha creato stupore, incredulità, grande e forte emozione che tuttora vivendo, consapevole di non aver fatto nulla di speciale e di così grande”.