Le lacrime di una Vergine nel giorno di San Patrizio, il legame tra Irlanda e Ungheria

Il dipinto della Madonna di Gyor, Nostra Signora di Irlanda
Foto: PD
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Era arrivata dall’Irlanda, portata da un vescovo fuggito durante la persecuzione anti-cristiana di Cromwell. E nel giorno di San Patrizio, evangelizzatore e patrono di Irlanda, cominciò a lacrimare, e lo fece per tre ore. È l’immagine della Madonna di Gyor, quadro della Madonna con Bambino addormentato posto sotto le sue mani in preghiera.

Quella della Madonna di Gyor è una storia che racconta del legame, nascosto e poco conosciuto, tra Irlanda e Ungheria. Per comprendere come il quadro sia arrivato in Ungheria serve un po’ di contesto storico.

In Inghilterra, tra il 1642 e il 1651, si combatte la prima rivoluzione inglese. È la cosiddetta guerra dei Tre Regni. Il re Carlo I aveva imposto nuovi tributi e combatteva con forza il puritanesimo, censurando i testi religiosi, mentre cercava di diffondere l’Anglicanesimo in Scozia, regione invece di fede calvinista.

Re Carlo aveva il sostegno dell’arcivescovo di Canterbury William Laud e del Consiglio della Corona. A tale scopo, il re provocò una rivolta in Scozia, e poi, il 13 aprile 1640, convocò il Parlamento per chiedere l’approvazione ad imporre ulteriori tasse per formare un esercito per sedare la rivolta. L’assemblea però fu scolta il 5 maggio 1640, perché i parlamentari protestarono.

La guerra durò almeno un anno, tra arresti e fughe del re, e l’esito fu favorevole ai parlamentari guidati da Oliver Cromwell. Dopo aver espulso dal Parlamento i seguaci del re, l’assemblea condannò a morte il sovrano, e fu proclamata la Repubblica Inglese, con Cromwell alla guida.

È in questa cornice che avviene la fuga di Walter Lynch, vescovo cattolico di Clonfert. Ed è qui che nasce la storia della Madonna di Gyor. Il dipinto raffigura Maria Consolatrice degli Afflitti, e Lynch arrivò a Vienna, dove incontrò il vescovo di Gyor. Questi lo invitò in Ungheria, e lì Lynch rimase fino alla morte, nel 1663, e anche oltre, perché fu sepolto nella cattedrale di Gyor.

La Madonna di Irlanda rimase nella cattedrale. Il 17 marzo 1697, giorno di San Patrizio, durante la Messa delle 6 del mattino, gli occhi della Madonna cominciarono a lacrimare sangue, e lo fece per tre ore. Moltissime persone poterono assistere al miracolo, inclusi i soldati del castello con il capitano Heister Sigber.

Si pensava all’inizio ad una fusione dell’inchiostro dei colori, e si provarono persino a cancellarli. Non si riuscì. Persino la veste del vescovo Ferenc Zichy fu bagnata dal sangue, ed è incorniciata ed ancora visibile. Quella stessa tunica è stata analizzata a metà del 1900, e i risultati rilevarono che il quadro aveva pianto una miscela di lacrime umane e sangue.

Nella cattedrale di Gyor c’è anche una pergamena del 1697 che testimonia l’evento, firmato da clero e laici presenti alla Messa, ma anche da sindaco, consiglieri, governatori, predicatori luterani e calvinisti, un rabbino.

Il quadro fu incluso nel 1767 in una pala d’altare barocca, nel 1874 Papa Pio IX concesse indulgenza plenaria alle feste di San Patrizio e dell’Assunzione per i fedeli che partecipano alle novene nella cattedrale.

Nel 1913 l’arcivescovo Schrembs di Toledo, nell’Ohio (Stati Uniti) visitò Gyor e, impressionato dal dipinto, se ne fece fare una copia per cattolici irlandesi della sua diocesi, perché conoscessero la storia di Nostra Signora d’Irlanda. La copia fu fatta, e fu posta nella nuova chiesa di Santo Stefano a Toledo, consacrata il 23 agosto 1914: il popolo ungherese aveva pagato i 2 terzi delle spese dell’edificio.

La chiesa di Gyor fu poi elevata al rango di basilica minore da San Giovanni Paolo II. Il quale, il 7 settembre 1996, fu a Gyor per pregare davanti a quella stessa immagine.

E così, storia di Irlanda e storia di Ungheria sono unite, e hanno uno speciale legame proprio nel giorno di San Patrizio.

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