Le Marche, il terremoto, la famiglia e Dante tutto in un film ricco di spiritualità

La Ballata dei Gusci infranti

La locandina del film
Foto: pd
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E’ il 2016 e nella cornice dei Monti Sibillini vivono quattro famiglie. Al centro del racconto c’è Jacopo, che gira per boschi citando Dante Alighieri e omaggiando ogni giorno la bellezza della natura. E’ figlio di Alba e Dante, un’attrice e un drammaturgo che vivono in una casa sull’Appennino marchigiano, amandosi come fosse il primo giorno. A pochi chilometri di distanza vive Lucia, che appena abbandonata dal marito, si ritrova a gestire una fattoria da sola; mentre a iniziare un nuovo capitolo del loro amore ci sono David ed Elisabetta, in attesa del primogenito. L’ultimo arrivato è invece don Ghali, giovane parroco africano, giunto a gestire una piccola parrocchia. 

‘La ballata dei gusci infranti’ (sostenuto da Confartigianato e da Regione Marche), interpretato da Simone Riccioni (che è anche produttore con ‘Linfa Crowd 2.0’), Caterina Shulha, Paola Lavini, Miloud Benamara, Barbara Enrichi, Samuele Sbrighi, e con la partecipazione di Lina Sastri e Giorgio Colangeli per la regia di Federica Biondi è nelle sale cinematografiche italiane dal 31 marzo. Il film, nato dal libro di David Miliozzi ‘E tutto iniziò a tremare’ e da un’idea della dott.ssa Elisabetta Garbati, è stato sceneggiato da Simone Riccioni, David Miliozzi e Jonathan Arpetti.

Abbiamo incontrato al multiplex Giometti di Tolentino Simone Riccioni, che ha salutato e concesso autografi ai molti spettatori che hanno occupato quattro sale, chiedendogli di raccontarci la genesi del film: “Il film nasce da un incontro con la regista Federica Biondi, con la quale abbiamo deciso di scrivere una sceneggiatura per raccontare la storia dei nostri compaesani che hanno vissuto il terremoto del 2016. Sono quattro storie che si intrecciano tra loro con il protagonista che le unisce come un filo conduttore attraverso le rime di Dante Alighieri”.

Perché la scelta della regione marchigiana come location?

“Essendo marchigiano sono innamorato del mio territorio. L’idea è quella di lavorare in questo territorio per raccontare la bellezza della regione, che il più delle volte è vista solo come regione di passaggio. Invece sono convinto che abbiamo tutto a ‘portata di mano’: mare, montagna, arte… Allora ho detto: giriamo il film nelle Marche”.

Perché ha definito il film come ‘ballata’?

“E’ un componimento a strofe. La ballata è un componimento poetico a strofe, che poi viene ricucito dal personaggio principale. I ‘gusci infranti’ rappresenta la forza di una casa (il guscio) che può essere infranta da un terremoto. Oppure la nostra libertà; oppure la nostra serenità”.

A cosa fa riferimento la metafora dei gusci infranti?

“Il guscio è inteso come concetto identitario del rifugio. Il terremoto ha infranto il guscio, le certezze, quel senso di protezione che dà la casa, e tutti noi arriviamo ad identificarci con il posto in cui viviamo. La vita ci obbliga a lasciare andare, che sia un luogo o un affetto, è una sua legge. Di fronte a eventi sconvolgenti la grande sfida è riuscire a non perdere se stessi e allora basta guardarsi indietro. Ognuno di noi deve dare valore alla propria storia”.

Nel film è citata la cantica del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri: come far emergere la bellezza?

“Si cita il Paradiso, perché la mia idea è quella che il Sommo Poeta non è così lontano dalla nostra ‘situazione’ e quindi ‘uscimmo a riveder le stelle’. L’idea è quella di far vedere le cose belle che succedono nella vita. E’ il messaggio forte del film: un messaggio di speranza”.

A proposito della parola speranza: quale grammatica abbiamo bisogno per raccontare la vita?

“La sincerità. Sono convinto che la sincerità e la libertà della persona possano essere una grammatica giusta per raccontare la vita. Questo film, secondo me, con molta calma (è un film con una velocità diversa dagli altri miei film), perché è un po’ più lento, proprio per dare quell’opportunità per non essere così frenetici nella vita; ma goderci un ‘pezzo’ di vita, che è raccontato da queste quattro storie, dove con la loro semplicità i personaggi riescono a far rifiorire un messaggio di speranza”.

Nel film si racconta di una comunità, che si fonda su una memoria: in quale modo attraverso un film possono essere raccontate?

“La comunità è un luogo in cui sei inserito e la memoria è un’esperienza capitata ad una comunità. Queste due parole sono intrinsecamente unite tra loro”.  

La regista Federica Biondi ha raccontato le soluzioni stilistiche adottate per restituire agli spettatori l’essenza del paesaggio marchigiano: “Abbiamo scelto posti non chiaramente marchigiani, perché poi le Marche sono molto quello che non si conosce. Abbiamo cercato di farlo vedere con occhi nuovi, come si dovrebbe guardare un po’ tutto quello che è intorno a noi, con quegli occhi lì, senza cercare quello che è già conosciuto. Io non sono della provincia colpita dal terremoto, sono di Jesi nella provincia di Ancona e il terremoto l’ho sentito marginalmente ma è stato più che sufficiente per avere paura ogni volta che, anche oggi, sento tremare qualcosa. I marchigiani sono molto accoglienti, molto puri”. 

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