Le stazioni quaresimali, San Nicola in Carcere i templi e il medioevo romano

San Nicola in carcere prima delle demolizioni degli anni '30
Foto: pd
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San Nicola in Carcere è la chiesa Regionale dei Pugliesi e dei Lucani. Oggi il cammino stazionale si ferma in questo edificio sacro fin dai tempi dei romani. La chiesa infatti si fonda su tre templi romani, quelli "di Giano", "di Speranza" e "di Giunone Sospita". Ma nel medioevo divennero un carcere, tanto che la basilica minore di san Nicola ne porta ancora il nome.

Dei tre templi la costruzione della chiesa ha riutilizzato basamenti, colonne e strutture e molto si vede nel sotterrano che si visita a parte.

Oggi la chiesa è una rettoria ed è nota a Roma per la celebrazione dei matrimoni, nonostante il nome.

La chiesa è medioevale dell’ XI secolo e dopo diverse traversie rimase isolata come la vediamo adesso, mentre inizialmente era in mezzo ad altri edifici. Nel 1932, nel corso del rinnovamento della zona, furono distrutti gli edifici che la circondavano, lasciandola isolata dal contesto circostante. Le campane che Guidotto Pisano fuse nel 1286 sono ancora quelle che suonano i momenti delle liturgie.

Il cardinale titolare è il polacco Zenon Grocholewski.

La chiesa è luogo sussidiario di culto della parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli, una chiesa con un culto antico. E’ infatti nel  “portico” di santa Galla, ricca patrizia romana, figlia degli Aureli e dei Simmachi che ha origine il culto di Santa Maria in Portico. Il Portico della sua casa divenne un vero luogo di carità dove la memoria di Cristo era venerata nei poveri e nei pellegrini. La leggenda racconta che mentre la mensa era imbandita per i poveri, le pareti del portico furono illuminate da un improvviso bagliore.

Galla, piena di stupore per l’evento, si recò immediatamente al Palazzo del Laterano per avvertire il papa Giovanni I del prodigioso evento. Il santo pontefice, ammirato dinanzi a quell’evento, pregò l’Altissimo perché si degnasse di manifestargli il significato di tale prodigio. Apparvero allora due serafini che depositarono nelle sue mani la preziosa icona con la quale benedisse la folla presente e immediatamente la città di Roma fu liberata da una terribile peste che l’affliggeva.

Il culto mariano si protrasse nei secoli anche grazie e molti prodigi.

 

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