L'economia di comunione per la creatività, la generatività e l'innovazione

Il logo del convegno
Foto: Sito ufficiale
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La comunione e la creatività, per creare sviluppo, partendo dalle zone del pianeta dove i tassi di sviluppo non generano automaticamente una vita migliore per le persone. Se ne parlerà a Nairobi, in Kenia, durante il Convegno internazionale di Economia di Comunione, progetto focolarino per “aiutare quelli che sono nel bisogno, offrire loro lavoro, fare in modo che non ci sia alcun indigente”, lanciato da Chiara Lubich nel maggio 1991 a San Paolo.

Ponendosi su quella stessa traccia, anche “oggi occorre un’iniezione di creatività, che permetta di creare 'nuove torte' e non solo di distribuire quelle esistenti o create altrove. Questo vale per l’Africa e per l’Economia di Comunione in tutto il mondo”, spiega Luigino Bruni, membro della Commissione internazionale di Economia di Comunione e docente di Economia politica all’università LUMSA di Roma.

Dal 27 al 31 maggio prossimo, 421 persone, provenienti da 41 Paesi dei 5 continenti si incontreranno nella capitale keniota. Il convegno è organizzato in collaborazione con la Catholic University of Eastern Africa e preceduto, dal 22 al 26 maggio, da un Seminario internazionale per giovani imprenditori e studenti; vi sono 170 partecipanti, per la maggior parte provenienti da Paesi dell’Africa, e fin dalle prime battute emerge la voglia e le aspettative di trovare una via africana al mercato, non soggiogata ai modelli dominanti del capitalismo occidentale. Oggi e domani, sempre a Nairobi, si tiene l’assemblea internazionale delle commissioni EdC del mondo.

Sullo sfondo di questa nuova tappa è presente il percorso fatto da EdC negli ultimi quattro anni, scanditi dal Convegno Internazionale del 2011 in Brasile e dal Seminario pan-africano tenutosi lo stesso anno in Kenya. Quest’ultimo ha suscitato iniziative imprenditoriali e di riflessione teorica che fanno intravedere prospettive significative per il mondo ad opera del pensiero e dell’esperienza africana. Il presente convegno, infatti, vuol essere per gli organizzatori “al 100% africano e al 100% mondiale”.

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