Leone XII, religiosi e consacrati sotto lo sguardo del Papa

Nuovi istituti, il ruolo delle donne, le visite apostoliche e i problemi della vita comunitaria

Leone XII apre la Porta Santa
Foto: pd
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Uno dei tanti aspetti da studiare ancora nel pontificato di Leone XII è il rapporto con il mondo dei consacrati, dei religiosi. 

Ad aiutarci nelle lettura c’è il saggio di  Giancarlo Rocca della Società San Paolo, direttore del Dizionario degli istituti di perfezione esperto della storia della vita religiosa femminile nel libro “La religione dei nuovi tempi. Il riformismo spirituale nell’età di Leone XII”  a cura di Roberto Regoli e Ilaria Fiumi Sermattei edito dal Consiglio regionale delle Marche.

Non sono tanti i nuovi istituti approvati da papa Leone XII, - scrive Rocca- ma sufficienti per chiarire i problemi che la Santa Sede doveva allora affrontare per dare una legittimazione alle nuove forme di vita religiosa che stavano affacciandosi dopo la Rivoluzione francese e non intendevano più seguire i modelli antichi”.

Tra le curiosità  da ricordare che Leone XII mostrava “scarso entusiasmo per il titolo “Preziosissimo Sangue” che l’istituto dei Missionari fondati da san Gaspare Del Bufalo intendeva assumere, da lui sostituito con “SS. Salvatore”” scrive Rocca “o ancora il suo apprezzamento per il convento di Genazzano degli Agostiniani, dove egli aveva ristabilito la vita comune; o ancora il deciso inserimento dei religiosi nella vita parrocchiale di Roma”.

E si può anche pensare alla difficoltà dell’epoca per “risolvere le problematiche connesse con il riconoscimento di un istituto centralizzato governato da una donna, e la Santa Sede continuava a ragionare secondo la tradizionale divisione per diocesi, non accettando ancora che un istituto femminile potesse avere una diffusione nazionale e sovranazionale”.

Ma se per le “modalità di approvazione dei nuovi istituti papa Leone XII sembra essere rimasto su posizioni tradizionali, la vivacità dei suoi interventi per promuovere e portare a una autentica fioritura la vita religiosa del suo tempo dopo gli sconvolgimenti della Rivoluzione francese è fuor di dubbio” scrive Rocca. 

Interessante la vicenda della visita apostolica alla città di Roma del 31 maggio 1824.  Avviata  con la bolla Cum primum divina providentia , aveva lo scopo di esaminare i religiosi di Roma .“La visita fu meticolosa e dopo tre anni il pontefice, resosi conto  delle difficoltà di attuare alcuni decreti, con lettera apostolica Prope ad exitum perduxerunt del 19 giugno 1827 ordinò una seconda visita apostolica per realizzare quanto precedentemente disposto e, infine, il 31 dicembre 1828 pose un termine di tempo entro cui tutti i decreti della Visita dovevano essere resi operanti”.

Altrettanto interessante L’inchiesta relativa alle diocesi e ai regolari dello Stato pontificio del 1826. Lo stile sembra ai nostri occhi abbastanza moderno. Scrive Rocca: “L’inchiesta prevedeva un duplice questionario: il primo, di quindici domande, era stato inviato a tutti i superiori generali insieme con la lettera circolare dei Vescovi e Regolari datata 3 febbraio; e il secondo, con dodici domande, era stato inviato a tutti gli Ordinari diocesani dello Stato pontificio. I superiori generali dovevano indicare quali e quante case il loro Ordine aveva nello Stato pontificio, dove si trovavano, quanti i religiosi presenti distinguendo tra sacerdoti e laici, e indicando anche quanti fossero i secolarizzati, espulsi o apostati, e in particolar modo – un punto debole degli Ordini tradizionali – se nelle comunità si vivesse la vita comune e in quale forma. Da parte loro gli Ordinari diocesani dovevano precisare quali fossero le condizioni delle chiese dei religiosi, se essi insegnassero, predicassero, visitassero i  malati, avessero cura d’anime e se in diocesi ci fossero ghetti di ebrei”. 

Da notare che “gli istituti femminili sono assenti nell’inchiesta, che non risultano le risposte del preposito generale dei Gesuiti – l’unico a non rispondere ai quesiti proposti ai superiori generali –, e che gli Ordinari diocesani si sono avvalsi, molto più dei superiori generali, della possibilità di aggiungere ad libitum suggerimenti e proposte di miglioramento non contemplate nei quesiti”.

La questione grave era la vita comunitaria. I Carmelitani dell’antica osservanza ad esempio “ rispondevano che «in nessuna casa religiosa si osserva in tutta la sua estensione, e col massimo rigore la vita comune»; i monaci cassinesi scrivevano: «La vita comune non ha luogo in alcun monastero a riserva della tavola»; e i Cistercensi: «La vita comune perfetta non è mai stata osservata fra i Cistercensi come troppo dispendiosa» ; i Domenicani della provincia romana segnalavano che «la casa di perfetta vita comune è il convento di S. Domenico di Rieti» e non altri; i Minimi ammettevano di non osservare la vita comune «poiché è di difficile esecuzione per la spesa maggiore» ; e i Minori Osservanti della provincia della Marca riconoscevano lo stretto legame tra vita comune e mezzi economici, portando ad esempio la loro comunità di Mogliano che «avendo limosine esuberanti ha la vita più prossima alla comune perfetta».

Poiché non sembra che papa Leone XII abbia preso decisioni circa i risultati dell’inchiesta, non è possibile precisare come sia stato risolto il problema della vita comune, che sarà discusso al concilio Vaticano I e troverà una soluzione solo nei primi trent’anni del Novecento, quando gli antichi Ordini la adotteranno definitivamente, probabilmente sull’esempio (o influsso) dei nuovi istituti religiosi che non conoscevano questo problema”,  commenta Rocca. .

Curiosa anche la visita apostolica dei Carmelitani dell’antica osservanza del 1824 presieduta dal cardinale Placido Zurla, Vicario di Roma, “aveva lo scopo di ricondurre i religiosi dell’Ordine alla completa osservanza della disciplina religiosa, di esaminare il loro impegno negli studi e di imporre un limite alla trascuratezza con cui erano amministrate le rendite della casa generalizia, in quegli anni a Santa Maria della Traspontina”.  

La visita si chiuse il 17 novembre 1824, si ordinò di celebrare il capitolo generale nella Pentecoste del 1825 e, date le particolari condizioni in  cui si trovavano l’Ordine e la casa di Santa Maria della Traspontina, si decise che gli aventi diritto a partecipare al capitolo dovessero inviare il loro voto per lettera – senza parteciparvi personalmente –, mentre per quanto riguarda la questione economica della Traspontina nulla sembra risultare nelle conclusioni dei visitatori. 

Ma la vicenda è ancora tutta da studiare. Conclude Rocca sembra che “il pontificato di Leone XII si trovasse in un momento in cui la vita religiosa era in una fase di passaggio, e uno studio più approfondito permetterebbe di individuarne meglio ombre e luci e di comprendere il cammino che la porterà a una piena fioritura, anche giuridica, dopo il 1830”.

 

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