L'esempio di vita del Venerabile Nicola D'Onofrio

Il giovane camilliano morto a 21 anni ripeteva: ”Io sono molto contento di poter soffrire un pochino adesso che sono giovane, perché questi sono gli anni più belli per offrire qualcosa al Signore “

Nicola D'Onofrio
Foto: Camilliani
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Il 12 giugno 1964, a Roma, spira il chierico Nicola D'Onofrio. Studente camilliano, prossimo al sacerdozio, la sua esistenza terrena è interrotta ad appena ventuno anni. Un brutto male ne mina il fisico ma non lo spirito, vivendo Dio nel segreto del proprio cuore.

Nato il 24 marzo 1943 a Villamagna, in provincia di Chieti, conosce i Ministri degli infermi e si innamora del loro carisma. La croce rossa, presente sul loro abito, invita il ragazzo al desiderio di essere parte di quella famiglia religiosa.

La cura dei malati ed una particolare sensibilità verso il dolore sono parte integrante del bagaglio del giovane.

All'inizio la famiglia non permette al ragazzo di seguire la propria strada e di farsi religioso, ma dopo poco si convincono della scelta.

Nell'autunno del 1955 entra in comunità. E' studente, novizio ed infine professo. Il 7 ottobre 1961 emette i voti di povertà, castità, obbedienza e quello di speciale dedizione ai malati. 

Figlio autentico di San Camillo ne sperimenta la passione e la forza nell'affrontare il quotidiano, vivendo il proprio giorno con slancio e generosità.

Chi ne divide il cammino e l'ideale lo ricorda sorridente e sempre sereno. Puntuale nella vita di comunità è un ragazzo molto accogliente. Le poche fotografie rimaste lo mostrano cosi.

Nulla di eccezionale se non quel desiderio che dalla cappella alla strada lo porta incontro ai fratelli. Nulla traspare se non la santità che è meta del proprio cammino verso il cielo.

Povero e casto, considera questo un privilegio. Essere piccolo ed umile: una grazia.

Devotissimo alla Madonna, non lascia mai il Santo Rosario quotidiano come cardine della propria spiritualità.

Conosce la vita dalla lente del vangelo e questa gli permette di andare oltre il materiale, vivendo la bellezza del Padre.

Nel 1962 scoperto il male non si lascia vincere dalla tristezza e dalla malinconia ma guarda al Signore ed al suo amore per l'umanità. E' cosciente dei rischi e della prova ma la affronta con spirito cristiano e forte.

Tra i suoi scritti si legge: ”Io sono molto contento di poter soffrire un pochino adesso che sono giovane, perché questi sono gli anni più belli per offrire (qualcosa) al Signore “. Parole vibranti che gettano una luce non solo sulla vita del giovane, ma sul mondo.

Trasportato per un periodo all'Ospedale San Camillo di Roma ed in seguito al Policlinico Umberto I, si inizia la cobaltoterapia e quanto è possibile.

Devotissimo di Santa Teresa di Lisieux ne segue il cammino affrontando, con slancio, la prova. “Santa Teresina-scrive- è la santa che mi piace di più perché mi rassomiglia molto. Anche lei si ammalò quando aveva poco più di vent'anni , soffrì molto e a ventiquattro morì”.

I superiori accortisi della grave situazione, lo ammettono alla professione perpetua. E' il 28 maggio 1964.

Dichiarato venerabile nel 2000, prosegue il processo di beatificazione.

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