Letture, sotto la Croce di Cristo accompagnati da Tomas Halik

Il teologo di Praga è stato anche ospite del "Ratzinger Schuelerkreis"

La copertina del libro
Foto: Edizioni Paoline
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Sotto la Croce tutto sembra perduto. Il cielo è plumbeo, l’ombra dell’Uomo contorta dall’agonia si allunga su quei pochi che sono rimasti fino alla fine, mentre il loro cuore si colma di un dolore infinito. Chiunque, sotto la Croce, ha  voglia di fuggire,  di mettere ogni distanza possibile tra sé e quell’agonia che sembra senza limiti. Fuggire, ritrovare i colori della vita, sentire il cuore allargarsi…sentirsi leggeri e pensare di avere in pugno il proprio destino, di non dover rendere conto a niente e a nessuno di quello che si vive, che si insegue.

Raggiungere i più lontani confini della terra, dimenticarsi di tutto, vivere per se’ e  diventare la misura del tempo e dell’esistenza. E lì, all’estremo della corsa, accorgersi che l’ombra della Croce è ancora dinanzi, con il suo carico di dolore e di Mistero e che sfuggirLe non serve, non si prova  vera libertà, non c’è vera felicità, anche sotto il cielo più limpido e gli orizzonti più liberi. L’angoscia, il vuoto, il male sono in agguato, ordiscono nuove trappole, le loro reti si nascondono nei giorni più inebrianti. La domanda, allora, si fa strada: proprio sotto la Croce la luce si fa più tersa, la paura si sfalda, la strada si apre, e il cuore trova riparo?

Queste immagini ci vengono incontro mentre ci inoltriamo nella lettura di un testo appena mandato in libreria dalle edizioni San Paolo: “Incontrare il Crocifisso”, di Tomas Halik.  Ed è un’occasione per conoscere, oppure ritrovare un autore considerato tra i più importanti dei nostri tempi,  un intellettuale del centro Europa impegnato per il dialogo interreligioso, i diritti umani, la libertà di fede e i rapporti tra mondo laico e cristiano. La sua vita, poi, rappresenta una sorta di paradigma della difficile storia del Novecento e dei nostri anni complicati.

Studioso di filosofia, sociologia e psicologia all'Università Carolina  della sua città, Praga, dove è nato nel 1948,  è costretto ad abbandonare la carriera accademica quando i servizi segreti, negli anni '70, lo espellono dall’università e lo perseguitano come nemico del regime comunista. La ricerca scientifica, in questo momento,  si trasforma in una autentica ricerca di senso, di fede: nel 1972 si avvicina alla Chiesa cattolica e comincia a studiare clandestinamente teologia, fino a essere ordinato sacerdote nel 1978, a Erfurt, in Germania. Molti anni, dunque, vissuti dentro la “chiesa clandestina” che diventa testimonianza viva, sofferta, della scelta di vivere il Vangelo, e quindi di rimanere sotto la Croce. 
È stato uno dei collaboratori e consiglieri più stretti del presidente Vaclav Havel. Nel 2011, durante una cerimonia nella principale Sinagoga di Varsavia situata in quello che fu il ghetto, ha ricevuto dal Consiglio dei Cristiani ed Ebrei il titolo "L’uomo della riconciliazione 2010". Ha vinto inoltre il Premio Templeton nel 2014, una sorta di premio Nobel per la religione, grazie proprio alle sue numerose pubblicazioni tradotti in varie lingue. E’ stato invitato  a fare da relatore a incontri del  Ratzinger Schuelerkreis, il Circolo di ex studenti di Benedetto XVI, che del resto  nel 2008 l’ha nominato Prelato d’onore di Sua Santità.

 Oggi insegna filosofia e sociologia della religione all’Università Carolina di Praga. 

“Gesù e la sua croce non sono qualcosa di esteriore rispetto alla nostra vita, non sono un evento finito nel passato, non devono essere oggetto della nostra pietà sentimentalista. Gesù non ci invita sulla via della croce per rimpiangerlo, ma per cambiare la nostra mentalità ed il nostro agire”. Questo scrive l’autore e attraverso queste  parole introduce il lettore al valore  di un incontro reale, quello con Gesù nella nostra storia concreta e nella storia contemporanea, nelle guerre terribili e nel degrado quotidiano, tra i segni di speranza e di condivisione. Il Signore porta la sua croce in tutti quei luoghi dove il sangue di molti continua a santificare rende viva l'esperienza pasquale, la morte e la resurrezione. Un altro modo per seguire la Via Crucis nelle sue 14 stazioni.

E da queste pagine traspare anche l’idea di una Chiesa che è in trasformazione, certo, ma che questa trasformazione fa procedere da radici profonde. Come ha spiegato padre Halik in un’intervista di qualche tempo fa, partendo dalla definizione di Papa Francesco della Chiesa come ‘un ospedale da campo’, bisogna cercare di creare anche ‘un buon ospedale’ che sviluppa la ricerca, la diagnosi. Così la mia teologia è una “kairologia”, cerca di sviluppare una sorta di diagnosi spirituale del tempo, poi la cura e infine la riabilitazione. Questa è una forma possibile per la Chiesa del futuro, essere ospedale da campo, un ospedale che può aiutare la gente ferita, i “cercatori”, coloro che sono soli, la gente ai margini. Questa è la missione della Chiesa. Ma dovremmo anche creare queste “Scuole di sapienza cristiana”, ispirate alle prime università. Perché, secondo il teologo, le università erano comunità di maestri e studenti, “comunità di apprendimento, comunità di preghiera, comunità di vita, e le nostre università sono piuttosto fabbriche di lauree. Dobbiamo trasformare le nostre comunità cristiane, le comunità monastiche, le parrocchie, i movimenti spirituali in scuole di sapienza cristiana”. Partire, dunque, dalla pratica di  “contemplata aliis tradere”, cioè contemplare e poi essere pronti a offrire queste idee agli altri, secondo quanto accadeva appunto  nelle università medievali. Vivere nel proprio tempo, riconoscere le ferite dell’uomo, scendere nell’abisso del Venerdì Santo e della Croce, nel silenzio del Sabato e risalire alla vera vita e alla luce nella Domenica di Pasqua.

 

Tomas Halik, Incontrare il Crocifisso. Via Crucis,  edizioni Paoline, pp.64, euro 3

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