L'ispirazione domenicana nella vita di Aldo Moro

Lo statista ucciso dalle BR nel 1978 fu un Terziario dell'Ordine Domenicano

Aldo Moro con Padre Pio
Foto: pubblico dominio - Wikicommons
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Aldo Moro - statista ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978, docente di diritto penale - fu un innamorato del vangelo. Quest’adesione forte emerge in tutta la sua attività di politico e giurista.
Leggendo i suoi scritti filtra il proprio modo di intendere i principi giuridici, alla luce del suo credo e del suo porsi in relazione alla spiritualità. Ciò appare confermato anche dalla adesione al Terzo Ordine domenicano.

Iscritto all’Ordine dei Predicatori come laico che vive nel mondo, la sua affiliazione alla famiglia domenicana nasce nel 1939 a Bari. Amico di molti domenicani, ne conosce il carisma scegliendo di aderirvi con convinzione ed autenticità.

Compie il noviziato e dal 1940 emette la professione solenne. Gli impegni dell’appartenente al Terz’Ordine di San Domenico sono l’amore allo studio, la diffusione del vangelo e della verità, la preghiera personale, la vita di fraternità ed una filiale devozione a Maria.

L’esistenza del terziario scorre nel mondo, quale luogo di azione preferita dal santo di Guzman, e sisvolge nelle pratiche ordinarie del quotidiano. Il predicare rappresenta il punto centrale della spiritualità del terziario con l’accezione, però, di testimoniare nel quotidiano quei valori che sono parte del suo essere e della professione svolta nell’Ordine.

Fra Gregorio - il nome scelto da Moro - in tutto il proprio cammino fu fedele a questi principi vivendoli nella propria vita di cattolico e nell’azione politica. Il beato Bartolo Longo, il venerabile Giorgio La Pira, Luisa Piccaretta questi e tantissimi altri nomi sono stati parte dell’Ordine, vivendo con fedeltà il carisma domenicano.

Aprendo la ricca bibliografia dello statista, appartenente anche alla Federazione degli Universitari Cattolici, si apprende come il senso della propria espressione giuridica a tali valori sta nell’attenzione al concetto di persona inserita all’interno dell’ordinamento statale.

Sia nella subettivazione della norma che nel saggio sulla capacità giuridica penale - due scritti di Moro - emerge tale aspetto. Ciò risulta ancor più evidente in un Corso di filosofia del diritto che tenne all’Università di Bari nel 1942, dedicato in parte al concetto di Stato-istituzione.
Senza di ciò non si può parlare di senso dell’ordinamento giuridico, se non è posto a baluardo di quei principi che sono alla base della Costituzione repubblicana.

Il professor Moro partecipò all’Assemblea costituente insieme a Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Giovanni Leone. Giuristi cattolici vicini a tele sensibilità ed inseriti nella storia italiana per professionalità e competenza. L’articolo 2 del dettato costituzionale riguardante il pieno riconoscimento dei diritti inviolabili dela persona conferma ciò: un pensiero, lucido e coerente, approfondito sia nell’opera di Jacques Maritain, nell’Umanesimo integrale (1936) che nella teologia di San Tommaso d’Aquino che inserisce la persona al centro del proprio cammino per giungere a Dio.

Aldo Moro, terziario domenicano, visse la propria vocazione cristiana nella famiglia, nella docenza universitaria e nella politica. Chi lo conobbe lo ricorda, infine, appartenente alla comunità di Santa Maria della Minerva, nella quale andava ad assistere agli incontri di comunità.

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