L’opera di misericordia di Tbilisi: il Centro dei Camilliani

L'ingresso del policlinico dei Camilliani
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Quando Papa Francesco scenderà dalla macchina e passerà tra gli ospiti, in un piccolo viale dedicato con dei fiori per il suo arrivo, potrà vedere due cose: l’estrema cura data a tutti e ciascuno nel Centro dei Camilliani di Tbilisi, che conta un centro riabilitativo che il Papa si lascerà alle spalle nel tragitto e un policlinico dove passerà la papamobile prima di arrivare in cima, di fronte ai conventi, al luogo dell’incontro; e quanto questa cura contrasta con quello che si vede intorno.

Perché il Centro dei Camilliani si trova di fronte all’Arashenda, che in georgiano significa “senza fine”. È un palazzo incompiuto, nato dall’unione di due palazzi, che con i suoi 16 piani senza ascensore domina la strada di fronte il Polimabulatorio Redemptori Mater. Lo volle il Vaticano e lo costruì la Caritas Italiana, e dal marzo 1998 accoglie pazienti da ogni parte di Tbilisi, specialmente poveri, cui garantisce cure mediche con procedure moderne.

Il quartiere dove sorge la struttura si chiama Temka. Ci sono tutti i reparti, i macchinari più moderni di analisi del sangue (se ne fanno 150 al giorno) e molti medici di famiglia. Si curano le persone, prima che le malattie. Il poliambulatorio, infatti, non è solo un posto dove poter avere cure di ottimo livello a prezzi modici. È anche un rifugio per i poveri. “Quando fu costruito – racconta Padre Pawel Dyl, un camilliano polacco che è arrivato quasi all’origine dell’avventura dell’ospedale – la Georgia era un Paese del dopoguerra. Sembrava un cimitero, perché ogni casa accendeva le candele, dato che non c’era corrente. Qui in molti venivano in ambulatorio soltanto per scaldarsi, perché in casa non avevano il riscaldamento”.

Ne nasce una struttura con molti medici di base e un grande lavoro di assistenza a domicilio, perché sono tanti che nemmeno riescono a muoversi. C’è anche il sostegno alle famiglie povere, con distribuzione anche di beni di prima necessità, e colpisce vedere che tra questi poveri molti sono profughi dell’Ossezia del Sud: dopo la guerra del 2008, ne sono arrivati 120 mila a Tbilisi, e molti sono dislocati proprio nel quartiere Temka, dove sta il policlinico.

Dal 2002, c’è anche un Centro per disabili San Camillo, costruito poco oltre. È un centro che può contenere cinquanta persone, che vengono curati alternativamente a turni di 25 a giornata. Sta per essere tramutato in centro anche notturno. È nato per una scommessa, o meglio per una devozione. Quando i Camilliani pensarono di costruirne uno, il loro superiore, uomo concreto, sottolineò le difficoltà della costruzione. Le suore di Madre Teresa pregarono e misero delle medagliette della Madonna nel terreno dove doveva sorgere il centro. Alla fine, arrivarono benefattori, si poterono coprire i costi. Si è costruito un centro di 40 mila metri quadri, il doppio di quanto era previsto. “A volte scherzando dico alle suore che hanno esagerato con le medagliette”, dice padre Dyl.

I ragazzi disabili saranno i protagonisti di questa visita del Papa. “Sono 45 minuti, un tempo breve, che abbiamo pensato come una festa, un momento di riposo”, sottolinea Daniele Mellano, un volontario che è arrivato a Tbilisi quasi tre anni fa.

E così, il Papa percorrerà la strada e si metterà sul palco preparato per lui, con uno speciale pannello che serve per ripararlo dal vento, fortissimo sulla collina. Siederà sulla stessa sedia su cui sedette Giovanni Paolo II durante il viaggio in Georgia, che è stata rifoderata per l’occasione, e guarderà i ragazzi disabili ballare la danza tipica della Georgia insieme a ragazzi sulla sedia a rotelle: anche questa è inclusione. Poi, riceverà un dono da ognuna delle opere di carità presenti, e i Camilliani regaleranno dei prodotti della terra confezionati personalmente dai ragazzi con disabilità nel loro laboratorio di arte. I prodotti sono coltivati nella tenuta del vescovo Giuseppe Pasotto a Zerovani, e si pensa già di farne un piccolo negozio vicino alla Cattedrale, in modo da poter guadagnare qualcosa da dare alla famiglia dei ragazzi (sono spesso poveri) e magari avere qualche forma di finanziamento per il Centro. Saranno offerti al Papa anche dei biscotti, cucinati apposta dalle Suore di Madre Teresa: furono gli stessi offerti a San Giovanni Paolo II. 

Il Centro dei Camilliani si mostra così come un fiore nel deserto della periferia georgiana. Lì dove molti taxi nemmeno vogliono arrivare, c’è così un posto che può dare una speranza. Ed è anche per questo che la Chiesa di Georgia ci teneva che il Papa lo vedesse.

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