Lotta alla lebbra, l'impegno della Santa Sede

Monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu
Foto: Daniel Ibanez/CNA
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Presentato questa mattina in Vaticano il convegno internazionale “Per una cura olistica delle persone affette dal morbo di Hansen rispettosa della loro dignità”, che si svolgerà all’Augustinianum il 9 e il 10 giugno. 

Si tratta di una malattia, comunemente e tristemente conosciuta come lebbra - ha spiegato monsignor Jean-Marie Mupendawatu, segretario del Pontifico Consiglio per gli operatori sanitari - “benché oggi curabile” che “continua a colpire circa 200.000 persone ogni anno distruggendone di fatto il futuro sociale ed economico e condannandole all’emarginazione, spesso insieme al loro intero nucleo familiare”.

“Ancora oggi, purtroppo – ha aggiunto – chi ne è guarito ma è ormai segnato fisicamente da questo male viene emarginato, si vede negati il lavoro, la vita sociale e, nel caso dei più giovani, la scolarizzazione o qualsiasi occasione formativa”.

Obiettivo del convegno - organizzato insieme  alla Fondazione Il Buon Samaritano, alla Fondazione Nippon, Fondazione Raoul Follereau, Sovrano Ordine di Malta e Sasakawa Memorial Health Foundation - sarà quello di “fare il punto della situazione e promuovere sia la prevenzione e l’informazione sia l’assistenza alle persone colpite assicurandone il successivo reinserimento sociale”.

Al convegno parteciperanno anche ex malati che “non solo condivideranno le loro esperienze, parlando di come hanno superato le difficoltà della malattia, ma potranno anche incontrarsi tra di loro, attraverso uno scambio tra le varie associazioni presenti nel mondo”.

E in vista della Messa in occasione del Giubileo degli Ammalati, domenica 12 giugno, monsignor Mupendawatu non ha escluso sorprese da parte del Papa. “Nella Santa Messa di domenica in piazza San Pietro - ha ammesso - forse ci sarà qualche sorpresa del Papa”.

“Il morbo di Hansen - ha aggiunto Padre Augusto Chendi, sottosegretario del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari - oggi è completamente curabile e con una spesa minima, anche se i pregiudizi per il reinserimento di coloro che guariscono sono molto forti. Ogni impegno contro la lebbra non deve essere limitato alla dimensione medica, ma per le persone direttamente colpite come per le loro famiglie deve coinvolgere anche gli aspetti sociali, al fine di eliminare per quanto possibile le cause profonde della malattia: povertà e sottosviluppo; individuare e curare precocemente le persone colpite dalla malattia; informare ed educare la popolazione per cancellare lo stigma sociale, ancora purtroppo molto radicato e persistente”.

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