L’Urbi et Orbi di Papa Francesco: “Il mondo scopra la misericordia”

Papa Francesco, Messa di Pasqua e Benedizione Urbi et Orbi
Foto: Martha Calderon CNA
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci la salvezza”. Nell’Urbi et Orbi del giorno di Pasqua, Papa Francesco indica al mondo la strada della misericordia per superare i conflitti, i drammi e le emarginazioni del nostro tempo. Perché davvero Cristo è risorto, e “la sua Resurrezione realizza pienamente la profezia del salmo: la misericordia di Dio è eterna, il suo amore è per sempre, non muore mai”.

In una piazza San Pietro adornata di fiori e colorata, Papa Francesco celebra la liturgia della Pasqua con la voce un po’ affaticata. All'inizio della celebrazione. i diaconi aprono gli sportelli dell'icona del Santissimo Salvatore. Non c’è omelia, perché al termine della celebrazione il Papa lancia il suo messaggio urbi et orbi. Un messaggio universale di pace e speranza che segue la prima recita del Regina Coeli del periodo Pasquale, compiuta dal Papa davanti alla statua della Madonna posta al lato dell'altare in piazza. Quindi, il Papa prima saluta i cardinali di Curia romana (in carica ed emeriti) che hanno concelebrato con lui, e poi va in Papamobile per un giro della piazza. Infine,  si reca alla loggia delle benedizioni, per lanciare il suo messaggio pasquale alla città e al mondo. 

Non si tratta solo di una disamina, rapida ma allo stesso tempo globale, delle situazioni di conflitto nel mondo, con un occhio speciale per i cristiani perseguitati. È anche un messaggio al mondo a non lasciarsi abbattere dalle voragini spirituali e morali. “Solo Dio – dice il Papa - può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita”.

Perché “il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza”.

Prima di allargare lo sguardo al mondo, dunque, Papa Francesco ricorda che “le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti”, che si consumano “non di rado nelle mura domestiche”. Ma ci sono anche “conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove”.

Siria

Il primo sguardo del Papa è per la Siria, terreno della sua prima iniziativa diplomatica (la giornata di digiuno e di preghiera per la Siria del 2013, preceduta da un incontro dell’allora “ministro degli Esteri” vaticano Mamberti con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede) e ancora oggi in conflitto, nonostante i negoziati in corso. Trattative che il Papa definisce “sentieri di speranza” per un Paese “dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile”. E affida i colloqui in corso (a Ginevra, tra il governo di Damasco e le forze di opposizione) “alla potenza del Signore risorto”, affinché “con la buona volontà e la collaborazione di tutti si possano raccogliere frutti di pace e avviare la costruzione di una società fraterna, rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino”.

Medioriente e Mediterraneo

Quindi lo sguardo del Papa si allarga a tutta la regione. L’auspicio è che “il messaggio di vita” pronunciato dall’angelo davanti il sepolcro vuoto “sconfigga la durezza dei cuori e promuova un incontro fecondo di popoli e di culture nelle altre zone del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, in particolare in Iraq, nello Yemen e in Libia”. E non si può non pensare alle Missionarie della Carità uccise nello Yemen e a padre Tom, il salesiano di cui non si hanno notizie da tempo, che prima di essere portato via ha consumato tutte le ostie perché non cadessero nelle mani di coloro che erano arrivati a seminare la morte.

Terrasanta

C’è un altro tema che è particolarmente caro a Papa Francesco: la questione israelo-palestinese. La diplomazia vaticana ha di recente concluso un accordo con lo Stato di Palestina, il primo con un Paese a maggioranza musulmano che contiene anche un pieno riconoscimento della libertà religiosa. Sono equilibri delicati, quelli che si giocano nella Regione. Allora Papa Francesco prega che “l’immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca in Terrasanta la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero”.

Ucraina

Lo sguardo del Papa è anche rivolto all’Ucraina (ci sono anche bandiere ucraine in piazza), e al conflitto della regione. Dopo la dichiarazione congiunta con il patriarca di Mosca Kirill, e il successivo incontro con i vescovi del sinodo permanente Greco-cattolico, il Papa continua a sperare in una soluzione al conflitto. “Il Signore della vita - dice - accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario, tra cui la liberazione di persone detenute”.

Terrorismo

Proprio durante la Settimana Santa, gli attacchi a Bruxelles hanno scosso l’Europa. Il Papa ha condannato gli attacchi, e ha chiesto che tutti lo facessero. Ma lo sguardo è globale. Altri attentati sono stati compiuti in questi ultimi tempi in Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun e Costa d’Avorio. Il Papa li ricorda tutti nel suo messaggio Urbi et Orbi, ed esprime vicinanza per le vittime del terrorismo, che è – afferma – una “forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo”.

Africa

Quindi l’Africa, continente dimenticato, eppure sede di una Chiesa viva, fedele a Roma, ricca di vocazioni. Il Papa auspica che giungano a buon esito “i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell’Africa”, con un pensiero particolare al Burundi, al Mozambico, alla Repubblica Democratica del Congo e al Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali”.

Venezuela

Altra situazione quasi dimenticata dai media è quella del Venezuela, dove persino i beni di prima necessità mancano a causa di un conflitto interno che non sembra avere fine, tanto che il governo ha ordinato tre ulteriori giorni di vacanza per Pasqua nel tentativo di risparmiare la luce. Il Papa chiede che il messaggio della Pasqua “si proietti sempre di più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti”.

I rifugiati

Quello del Papa è un messaggio di speranza, perché in fondo “con le armi dell’amore, Dio ha sconfitto l’egoismo e la morte”, e Gesù “è la porta della misericordia spalancata per tutti”.

E non poteva mancare un accenno ai rifugiati, “uomini e donne in cammino alla ricerca di un futuro migliore, schiera sempre più numerosa di migranti e di rifugiati – tra cui molti bambini – in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall’ingiustizia sociale”. Sono fratelli che “incontrano troppo spesso la morte o comunque il rifiuto di chi potrebbe offrire loro accoglienza e aiuto”.

La sfida umanitaria

Una delle prossime sfide della diplomazia della Santa Sede è il lavoro da fare al prossimo vertice umanitario mondiale, e non a caso Papa Francesco ne ha parlato anche nel consueto discorso di inizio anno al Corpo di ambasciatori accreditato presso la Santa Sede. Nel suo Urbi et Orbi, il Papa chiede che “l’appuntamento del prossimo Vertice Umanitario Mondiale non tralasci di mettere al centro la persona umana con la sua dignità e di elaborare politiche capaci di assistere e proteggere le vittime di conflitti e di altre emergenze, soprattutto i più vulnerabili e quanti sono perseguitati per motivi etnici e religiosi”.

La casa comune

Il Papa che ha dedicato una intera enciclica alla cura della casa comune, mettendosi così sulla scia dei suoi predecessori, non può non accennare alla questione verde. Il Papa ricorda che la terra è “tanto maltrattata e vilipesa da uno sfruttamento avido di guadagno, che altera gli equilibri della natura”, e rivolge un pensiero particolare “a quelle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici, che non di rado provocano siccità o violente inondazioni, con conseguenti crisi alimentari in diverse parti del pianeta”.

I cristiani perseguitati

I cristiani sono la comunità religiosa più perseguitata al mondo. E allora il Papa ricorda che il Signore ha detto “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo”, e che la Pasqua è il “giorno fulgido” di questa vittoria”. E questo è consolante, mentre “i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo” e il male che sembra avere la meglio nella vita di tante persone”.

Emarginati

L’ultimo pensiero del Papa nel messaggio Urbi et Orbi va quindi a “quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il future”. Anche in questo caso, il messaggio di Gesù è “rassicurante”: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose ... A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita” (Ap 21,5-6).

Conclude il Papa: "Questo rassicurante messaggio di Gesù, aiuti ciascuno di noi a ripartire con più coraggio, con più speranza, per costruire strade di riconciliazione con Dio e con i fratelli. Ne abbiamo tanto bisogno".

Dopo l'Urbi et Orbi

Dopo l'Urbi et Orbi, il Papa rinnova i suoi auguri di Buona Pasqua. "Possa risuonare l'annuncio della Resurrezione accompagnata dalla calda luce della presenza di Gesù vivo. Cristo ha vinto il male alla radice, e la porta di salvezza perché ognuno possa trovare misericordia. Vi ringrazio per la vostra presenza e la vostra gioia in questo giorno di festa! Un ringraziamento particolare per il dono dei fiori, che anche quest'anno provengono dai Paesi Bassi. Portate a tutti la gioia e la speranza di Cristo risorto!"

Ti potrebbe interessare