Macerata riflette sugli avvenimenti tra orrore e speranza

Macerata
Foto: Emmetv, diocesi di Macerata
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Una settimana particolare quella vissuta dai maceratesi nella loro città, che ricorda terribilmente i film ‘Bowling a Colombine’ ed ‘Un giorno di ordinaria follia’: prima il macabro delitto della diciottenne Pamela Mastropietro, ospite della comunità di recupero ‘Pars’ di Corridonia, da parte di Innocent Oseghale, accusato di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere; ed il conseguente ‘raid’ di Luca Traini, che ha ferito sei persone a bordo di una macchina lanciata nelle vie maceratesi.

Dopo tali avvenimenti gli abitanti sono ancora frastornati da tali eventi, tantochè il rettore dell’Università di Macerata, Francesco Adornato, ha scritto: “Anch’io, come voi, ho seguito, e seguo, la vicenda allucinante dello sparatore, ottimamente affrontata e conclusa dalle forze dell’ordine, così come presto altrettanta attenzione ai primi commenti in merito. Bisogna essere lucidi e freddi, proprio e ancor più in questi momenti di tensione. Nonostante la gravità dei fatti, che hanno provocato panico e che lasceranno tracce profonde nella vita della città, occorre non farsi prendere dall’impeto. Mai come adesso bisognerà riflettere e ragionare profondamente su queste vicende, per pronunciarsi in modo chiaro e deciso. E l’Università ha per definizione tutti gli strumenti per farlo. Proporremo, intanto, confronti con le Istituzioni cittadine e del territorio per rafforzare il senso dell’essere comunità cittadina. Per quanto più direttamente ci riguarda, svolgeremo iniziative all’interno dell’Ateneo per riportare serenità e fiducia tra i nostri studenti e per far prevalere le ragioni del dialogo e della convivenza civile. Rifiutiamo la violenza e gli orrori da qualunque parte provengano e operiamo per formare giovani alla cittadinanza, alla partecipazione, alla democrazia e alla responsabilità”.

Ed il vescovo della diocesi, mons. Nazzareno Marconi, ha invocato la sapienza per affrontare la realtà: “La situazione che stiamo vivendo ci mette di fronte ad una serie di problematiche che sono diventate persone concrete: la realtà tremenda della droga che rovina la vita dei nostri giovani ed adolescenti. La questione dell’accoglienza degli immigrati che se non diventa anche integrazione non risolve i problemi ma li complica. Una modalità violenta di affrontare i problemi sociali proposti anche da certe visioni politiche deviate che hanno armato la mente di questo giovane prima che la sua pistola. Sono i problemi a cui la nostra società ed anche la Chiesa devono cercare di rispondere con sapienza e moderazione. Non ci sono soluzioni già fatte e nessuno da solo può riuscire a dare la risposta giusta. Da credente dico: Dio ci aiuti”.

Il vescovo aveva appena terminato la celebrazione eucaristica nella parrocchia dell’Immacolata, a pochi passi dagli avvenimenti di sabato scorso, nella giornata della vita consacrata con un ricordo di Pamela Mastropietro: “Ritengo sia mio dovere di vescovo, chiamato a essere testimone e maestro nella fede, di dire una parola sulla vicenda della giovane Pamela che ci ha così colpito. Prima di tutto ho voluto stare in silenzio per qualche giorno: di gente che sa tutto e subito, che sale in cattedra senza pensare e senza pregare ce n’è già troppa. Ho pregato per lei, per i suoi cari, per i volontari della Pars che avevano cercato di aiutarla ed anche per quanti sono colpevoli della sua morte”.

Nell’omelia il vescovo di Macerata ha sottolineato il problema della droga, che sta invadendo la città: “E’ infatti una illusione che mettendo in galera a vita Innocent Osegale spariranno tutti gli spacciatori, tutti coloro che speculano sulla droga, tutti i violenti senza scrupoli che questo mondo delinquenziale produce. Per questo ho riletto tante volte una frase che Pamela aveva scritto nel suo profilo Facebook, la forma che per tanti giovani di oggi ha il diario dei miei tempi: ‘Tutti dipendiamo da qualcosa per dimenticare il dolore’. Ci ho sentito la tristezza e la sconfitta di tanti giovani e ho sinceramente chiesto perdono, io per primo, perché come adulti e come credenti questa frase ci inchioda. Abbiamo costruito un mondo che convince i giovani che davanti al dolore la risposta la danno le cose e l’unica risposta è cercare di dimenticarlo”. E nel concludere l’omelia il vescovo ha invitato i cristiani ad essere ad essere ‘accanto’: “Tutti abbiamo bisogno di incontrare Dio perché la vita trovi senso e valore, ma questo incontro passa per l’incontro con i fratelli nella fede. La fede passa per contagio, da persona a persona, da corpo a corpo, non la trasmettono i libri o Internet. Il vuoto di tanti giovani ci inchioda come credenti dal cuore comodo e avaro che vivono la fede come una cosa privata, da non condividere, da non donare. La fede ed il senso della vita passano stando a fianco di chi soffre, aiutando ogni fratello a portare la sua croce lungo la via che porta alla risurrezione. Quello che come cristiani fatichiamo a trasmettere è proprio questa speranza di risurrezione. Il problema è che la risurrezione non basta dirla a parole, bisogna testimoniarla con la convinzione del cuore. Solo chi spera insegna a sperare e noi per primi abbiamo una speranza fragile, perché poggia su una fede debole”.

A tale proposito il coordinatore della Pars, Josè Berdini, ha confermato la grave situazione del fenomeno della droga nel maceratese: “Non conta l’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; la cultura prevalente ha normalizzato l’uso delle droghe, senza pensare agli effetti negativi che questo ha sui giovani che finiscono per sottovalutare il pericolo. Non si vede, non si dice o si fa troppo poco nelle scuole e sul territorio per porre rimedio allo sfacelo a cui vanno incontro i nostri giovani sotto l'effetto di queste sostanze; si preferisce tacere e nascondere, sperando che il problema passi da solo; intanto le famiglie interessate non sanno che fare, sono spesso sole ed emarginate; i servizi per le dipendenze agiscono con risorse sempre più scarse… Inoltre nel nostro territorio si fa finta di niente, ma la provincia è invasa dalla droga. La cultura dello sballo è stata da un pezzo sdoganata e tanta gente, legata alla mafia, ci vede un grande affare. Di queste cose in Italia non si parla, ma anche per questo i ragazzi si avvicinano a questo mondo con facilità”.

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