Mai si vide simile storia! Il lavoro di Donatello per il Sacro Cingolo a Prato

Ritrovata la lettera che raccontava agli Operai del Sacro Cingolo il lavoro dell'artista per il pulpito per l'esposizione della reliquia

Le lettera di Matteo da Prato
Foto: Archivio di Stato di Prato
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“Mai si vide simile storia”! La frase è scritta nella lettera che il maestro d’organi Matteo da Prato vissuto tra la fine del 1330 e l’inizio del 1400 detto Matteo degli Organi, scrisse da Firenze il 19 giugno 1434 agli Operai del Sacro Cingolo su richiesta dell’amico Donatello. Una vera testimonianza di arte ma anche di senso civico. La lettera si era persa nell’800 ed è recuperata soltanto di recente grazie a una bella storia, dove senso civico e spirito di appartenenza alla comunità si legano all’attento lavoro di ricercatori e archivisti.

La lettera ci racconta la storia del lavoro di Donatello per la realizzazione del pulpito esterno della Pieve, oggi Cattedrale, costruito per le ostensioni pubbliche del Sacro Cingolo mariano”.

In pieno stile toscano  Matteo degli Organi informa i committenti pratesi che Donatello ha appena terminato la prima “storia”, la prima formella, per il pulpito della Pieve di Prato e che a Firenze tutti coloro che se ne intendono vanno dicendo “che mai si vide simile storia”

 La lettera continua comunicando la buona disposizione di Donatello a proseguire il lavoro, soprattutto se incoraggiato da “qualche danaio” da spendere per le prossime feste di San Giovanni. Non importa che sia molto – dice Matteo - perché Donatello è uomo “di piccolo pasto” e si contenta di poco, ma è importante che l’artista si senta riconosciuto per ciò che ha fatto e porti l’opera a compimento, perché di maestri come lui se ne trovano ben pochi.

La storia del ritrovamento è singolare. La lettera era conservata a Prato all’interno dell’archivio del Patrimonio ecclesiastico, fra le carte provenienti dall’Opera del Sacro Cingolo, come spiega il direttore dell’Archivio, Meoni. Nella seconda metà dell’Ottocento, il canonico pratese Martino Benelli e Cesare Guasti, ne pubblicano il contenuto, poi la lettera sparisce. Inutili le ricerche nell’archivio del Patrimonio ecclesiastico, entrato a far parte del patrimonio archivistico dell’Archivio di Stato di Prato nel 1958.

Ed ecco infine in ritrovamento. Nell’agosto 2021 il professor Alberto Batisti, direttore artistico della Camerata strumentale Città di Prato, riceve da un musicologo la segnalazione di una lettera su Donatello in vendita sul mercato antiquario. Da allora Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana e Archivio di Stato di Prato cercano di approfondire. Il direttore dell’Archivio di Stato di Prato, Leonardo Meoni, svolge un’accurata ricerca che conferma la autenticità della lettera segnalata nel 1865 come appartenente all’archivio del Patrimonio ecclesiastico, ente istituito dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1783-85 per gestire i patrimoni e gli archivi provenienti dalle compagnie di devozione e da alcune chiese e conventi. Si avvia dunque l’iter per il recupero del documento presso l’attuale proprietario che, dopo aver appreso l’originaria provenienza del documento e la sua storia, decide spontaneamente di donare la lettera all’Archivio di Stato di Prato.

Per celebrare il ritrovamento l’Archivio di Stato di Prato, si pare oggi 9 maggio un percorso espositivo che, insieme alla lettera ritrovata, espone i pezzi più significativi del notevolissimo corpus documentario riguardante Donatello conservato a Prato. Tra questi, anche il registro contabile da cui si vede che, appena ricevuta la lettera, gli Operai del Sacro Cingolo si affrettarono subito ad effettuare due pagamenti a Donatello, ed altre carte contenenti anche note autografe dello stesso Donatello. La mostra resterà aperta fino al 2 settembre.

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