Margherita da Castello, la beata che dalla esclusione sociale ha tratto la sua mistica

A causa del coronavirus rimandate le celebrazioni per i 700 anni della sua salita al cielo

Margherita da Città di Castello
Foto: www.terredipiero.it
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Il coronavirus non ha solo impedito ai fedeli di partecipare alla celebrazione dell’ Eucarstia e alla Pasqua, ma anche anche azzerato le celebrazioni della pietà popolare e le ricorrenze preparate da anni.É il caso delle celebrazioni per il settimo centenario della morte della Beata Margherita da Castello.

Una serie di eventi che avrebbero dovuto iniziare domenica 19 aprile per l’anno di celebrazioni. Margherita, nata alla Metola attorno all’anno 1287 e morta il 13 aprile 1320 a Città di Castello, era di famiglia nobile della zona.

Margherita nacque cieca e con una difformità degli arti inferiori e a motivo di ciò il padre le costruì una cella presso la chiesa del castello per nasconderla alla vista degli altri, ma anche per proteggerla dai conflitti in atto nella zona. Fin dai sette anni la fanciulla inizia una vita di penitenza con digiuni e cilicio. Nella speranza di un miracolo i genitori la portano a Città di Castello, al sepolcro di un pio frate minore morto da poco il beato Giacomo, ma il miracolo non avviene e Margherita viene abbandonata dai genitori stessi in quella città. Vive girovagando e ricevendo il vitto dalla carità della gente del popolo,  e trovaun approdo nella casa dei coniugi Venturino e Grigia, dove si comincia ad attribuirle miracoli e dove vive in orazione e praticando forme penitenziali come la disciplina. Avendo imparato da fanciulla la preghiera liturgica grazie al cappellano che di lei si prese cura, ricambia l’ospitalità occupandosi dell’istruzione e dell’educazione dei figli della coppia. Si lega ai frati Predicatori del vicino convento di San Domenico, porta l’abito domenicano e frequenta la loro chiesa. La sua vita è caratterizzata da una intensa preghiera e dalla meditazione sul mistero dell’incarnazione e sulla sacra famiglia: le si attribuiscono levitazioni e la visione di Cristo incarnato al momento dell’elevazione dell’eucarestia nella celebrazione della messa. Muore nella casa di Venturino e Grigia, con i sacramenti a lei impartiti dai frati domenicani, il 13 aprile 1320 e subito viene sepolta nella chiesa dei Domenicani; da qui, sarà poi traslata nell’attuale chiesa di San Domenico, edificata tra 1392 e 1424, dove tutt’ora i corpo è custodito e venerato. Il culto è diffuso in Europa, America e Asia.

La figura di Margherita bene s’inquadra in quella schiera di nuovi santi locali, sostenuti anche dal sentimento civico proprio dell’età comunale, assorbiti dagli ordini mendicanti, nel caso specifico dai Domenicani. Il culto della beata era già diffuso nel 1395 a Città di Castello. Nel 1422 il comune stabilisce che ogni anno nel giorno della festa della beata sia offerto un doppiere di cera. Da questa epoca il culto per la beata è sempre più intensamente documentato.

Il culto liturgico viene autorizzato da papa Paolo V nel 1609. Negli anni Sessanta del Seicento le lunette del chiostro del convento domenicano tifernate furono illustrate con scene di vita e di miracoli di Margherita, il cui corpo, nel 1678, fu collocato, in una urna nell’altare maggiore della chiesa di San Domenico.

In cosa ci è modello oggi la beata Margherita? Continua a insegnare la forza della carità, la fiducia in Dio, l’accettazione di noi stessi e dei nostri limiti, la possibilità di mettersi a servizio di Dio e del prossimo qualunque sia la nostra condizione. Ciò gli uomini scartano viene esaltato da Dio e da lui adoperato per realizzare un mondo più umano.

 Per circa due anni un comitato composto dalle diocesi di Città di Castello e di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado, dai comuni di Città di Castello, Mercatello sul Metauro e Sant’Angelo in Vado e dall’Ordine dei Predicatori ha lavorato a un programma articolato in vari momenti liturgici, pastorali e culturali, accogliendo anche proposte e suggerimenti di varie associazioni.

Per ricordare la beata Margherita e segnare, a livello diocesano, l’inizio dell’anno sette volte centenario, che si concluderà il 9 maggio 2021, il vescovo di Città di Castello, Domenico Cancian, domenica  ha celebrato una messa in privato nella chiesa di San Domenico.  

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