Media cattolici. Družina, la famiglia slovena scuola di libertà

Nato nel 1952, il settimanale cattolico si distinse, nel corso della sua storia, anche per essere voce critica non solo del regime, ma anche dell’immobilismo della sua Conferenza Episcopale

Un numero della rivista cattolica slovena Družina
Foto: Facebook Družina
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A un certo punto della sua storia, Družina coinvolse anche gli studenti universitari, dando loro voce e diventando per loro una palestra di libertà. Ed era un modo brillante di gestire le cose, in quella che allora si chiamava Yugoslavia, perché in quel modo si poteva tenere una voce libera dal potere, ma anche una voce libera rispetto alla gerarchia della Chiesa cattolica, quando questa appariva troppo immobile.

Era il maggio 1952 quando Družina venne pubblicato per la prima volta, fondato dall’amministratore apostolico della diocesi di Goriška (Gorizia), monsignor Mihael Toroš.

Prese il nome di Družina, ovvero “Famiglia”, su suggerimento di Jože Premrov, il primo caporedattore. “Avevo in mente – disse poi – la nazione slovena, che avrebbe dovuto essere una unica famiglia. Quando ho spiegato le ragioni a Toroš, mi ha abbracciato con gioia e ha detto ‘che sia una famiglia”.

Era inizialmente un giornale religioso regionale, ma ben presto Družina ebbe un risalto nazionale, tanto che più e più volte si pensò che il giornale potesse essere chiuso dalle autorità titine. Già nel 1965, Družina raggiungeva tutte le diocesi straniere e la comunità slovena all’estero. Inizia come quindicinale, a tra il 1956 e il 1961 viene pubblicato solo una volta al mese, per pressioni politiche.

Nel 1952 , al momento della nascita, la pressione delle autorità comuniste sulla Chiesa è al massimo e la redazione si confronta anche con difficili ostacoli amministrativi e materiali (come la "carenza" di carta). 

La prima tiratura è stata di 15.000 copie ed è cresciuta con ogni numero successivo. A quel tempo, la famiglia veniva pubblicata come giornale quindicinale. La limitazione amministrativa della tiratura durò fino al 1962, quando Druzina raggiunse le 56.000 copie.

Dal 1965, Družina viene affidata a tutti e tre i vescovi ordinari sloveni, diventando così anche formalmente il notiziario di tutte le diocesi slovene.

Era il periodo in cui si regolavano le relazioni diplomatiche tra la SFRY e  la Santa Sede , per cui la pressione delle autorità comuniste si allentava. Crebbe anche la tiratura, arrivando nel 1966 per la prima volta a 100 mila copie, mentre gli articoli cambiano forma, ampliando gli orizzonti. Prima, era una rivista con articoli di pietà, omelie e scritti patriottici. Dopo, racconta anche gli eventi della Chiesa e in patria e nel mondo.

Nel 1973, Družina diventa un settimanale, e dal 1998 viene pubblicato integralmente a colori. Sono 52 numeri l’anno, più i numeri speciali. Per esempio, durante la visita in Slovenia di San Giovanni Paolo II nel 1996, la rivista fu pubblicata ogni giorno per due giorni.

Ovviamente, nel corso degli anni la rivista si è ulteriormente sviluppati, con inserti mensili e anche un sito web aggiornato quotidianamente.

Nel messaggio per i 68 anni del settimanale, due anni fa, Jože Plut, Bogdan Vidmar e David Kraner dissero che “in futuro, il settimanale sarà efficace se riuscirà a collegare tutti i cattolici tra loro e con Cristo, rivolgendosi anche ad altri cristiani, ricercatori di Dio, e sfidando benevolmente i non credenti con le sue opinioni”. È una sfida valida ancora oggi.

 

(2 – continua)

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