Mediterraneo Frontiera di Pace, Bassetti: Testimoniamo la Resurrezione di Cristo

A Firenze il Presidente della CEI apre i lavori della seconda edizione del Mediterraneo Frontiera di Pace a cui partecipano vescovi e sindaci dell'area

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Foto: CEI
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Il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, ha aperto nel pomeriggio a Firenze l’incontro dei Sindaci e dei Vescovi del Mediterraneo, seconda edizione dopo quella svoltasi a Bari – ed aperta solo ai Vescovi – nel febbraio 2020. Presente all’apertura dei lavori il presidente del Consiglio Draghi.

“La pandemia – ha esordito il porporato - ha accresciuto le divisioni sociali e ha funzionato come evidenziatore e moltiplicatore dei problemi. Non si sono moltiplicate solo le divisioni e le crisi, ma sono aumentate anche le espressioni di solidarietà e di amicizia. Esse fanno meno rumore, spesso sono invisibili. Ma non per questo sono meno importanti”.

“Ciò che abbiamo avviato due anni fa a Bari è – ha spiegato il Cardinale - un’autentica missione di contemplazione e azione, che non deve essere blindata con progetti preconfezionati, perché il discernimento collegiale necessita di libertà e di fraternità. E ciò è tanto più vero quanto più alta e profonda è la portata della nostra sfida. Una sfida che vorrei riassumere così: restituire alle nostre Chiese e alle nostre società il respiro mediterraneo; riscoprire l’anima autentica che ci accomuna da secoli; promuovere la ricostruzione di un luogo di dialogo e di pace. Quello che abbiamo avviato è un processo. Che non sappiamo come proseguirà e neanche quando finirà. Non bisogna sentirsi padroni dei processi in cui si partecipa, occorre, invece, essere audaci nel cogliere i sentieri che il Signore ci schiude davanti”.

“Sono ormai molte le crisi – ha detto ancora il n. 1 della CEI - che coinvolgono il Mediterraneo: penso, per esempio, ad alcune aree dei Balcani, del Medio Oriente, del Maghreb e, per ultimo, al Mar Nero che è storicamente, culturalmente, politicamente e anche spiritualmente parte integrante del Mediterraneo. Tutti abbiamo vissuto l’incubo della guerra fredda e abbiamo davanti agli occhi le scene festose dell’abbattimento del muro di Berlino. A partire dal 1991, con la prima guerra del Golfo che san Giovanni Paolo II condannò – inascoltato – con tutta la sua forza, siamo entrati progressivamente in un contesto di disordine internazionale in cui le ferite dei popoli si sono moltiplicate. In tante parti della nostra area mediterranea, intere generazioni sono nate e cresciute nella violenza, con cicatrici visibili per molti decenni a venire. Purtroppo, al crollo del comunismo non è prevalso un periodo di pace e di armonia sociale. Al contrario, sono aumentate le contraddizioni e i conflitti regionali in molte zone del pianeta. Anche la globalizzazione culturale che ha esportato nel mondo uno stile di vita occidentale spesso non ha prodotto consenso tra le popolazioni e non ha neanche generato una ricchezza diffusa”.

“Anche il Covid-19 – ha ricordato il Cardinale Bassetti - ci ha messi davanti alla necessità di passare dal paradigma del più forte a quello cooperativo e della solidarietà. Dobbiamo dirlo con chiarezza ai nostri popoli e ai leader dei nostri popoli: la prossima pandemia ci troverà ancora impreparati se non garantiremo una sanità equa e giusta per tutte le persone della terra. Non è utopia ma una stridente necessità”.

Lo sguardo del presidente della CEI va alla stretta attualità: “mentre soffiano inquietanti venti di guerra dall’Ucraina, gli Stati non sembrano avere la forza, a fronte dell’eventuale buona volontà dei loro leader, di superare il meccanismo strutturato dai rapporti di forza. I nostri popoli, le nostre città e le nostre comunità religiose, invece, possono svolgere un ruolo straordinario: possono spingerli verso un orizzonte di pace e di fraternità”.

Le nostre Chiese mediterranee – è l’auspicio del presule - possono offrire energia spirituale e saggezza millenaria al contesto odierno del Mediterraneo. Essere testimoni della resurrezione di Cristo, cosa ben diversa dal proselitismo, significa risplendere della speranza che la nostra vita e quella del nostro prossimo sono pensate e custodite fin dall’eternità e per l’eternità da un Dio che è Amore. Ecco perché la testimonianza dei tanti martiri dei nostri tempi, martiri miti, nonviolenti, è così preziosa! La resurrezione di Cristo ci costituisce come uomini miti che abitano ed ereditano la terra, le nostre comunità sono chiamate ad abbeverarsi alla beatitudine della mitezza e trasformare così la nonviolenza in prassi politica! Trasformare, come dice Isaia, le armi in aratri! L’identità del cristiano non è ciò che lo divide dall’altro, l’autentica identità cristiana è il Cristo vivente che unisce la famiglia umana”. Fondamentale in tal senso – ha precisato – è la ricezione del Concilio Vaticano II e la capacità di ascolto.

I nostri giovani non solo in Europa – sottolinea ancora il Cardinale Bassetti - vivono questo paradosso: respirano molteplici tradizioni religiose e al tempo stesso sono immersi nella cultura materialista del consumo e dell’individualismo. Il primato della contemplazione e la cura dell’interiorità sono ciò che permette loro di accedere alla ricerca del senso della vita, in maniera libera e non bulimica e superando i due rischi opposti, ma ugualmente devastanti, del consumo non impegnativo dell’offerta religiosa e dell’identitarismo, che riguarda anche i giovani cattolici, che divengono così, anche loro, facilmente strumentalizzabili”.

Noi cristiani – conclude - siamo ancora divisi, ma possiamo e dobbiamo offrire al mondo una visione condivisa dell’uomo nella sua integralità e nella sua integrazione in un creato che ha bisogno della sua cura e della sua custodia”.

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