Meeting 2019, la storia di Francesco e il Sultano diventa teatro

L'incontro tra le fedi e la voglia di pace oggi in Medio Oriente

Una scena dell'opera teatrale
Foto: pd
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Nel 1219, nel pieno di una guerra tra l’Occidente e l’Islam, Francesco d’Assisi attraversa il mare, supera il fronte di una guerra cruenta, si presenta come semplice cristiano ed è accolto come ambasciatore di pace da uno dei più influenti e lungimiranti capi dell’Islam: il sultano d’Egitto e Siria, Malik al Kamil. Poche sono le fonti dell’epoca, ma molti sono i commentatori che nel corso dei secoli hanno rivolto la loro attenzione su questo avvenimento.

‘Francesco e il Sultano. Ainalsharaa – Il Pozzo dei Poeti’, in programma al Meeting dell’Amicizia tra i popoli alla fiera di Rimini il 20 ed il 21 agosto, è il racconto in parole, musica e canto di un incontro cruciale avvenuto 800 anni fa in Egitto, a Damietta, una città che si affaccia sul mar Mediterraneo e sul delta del fiume Nilo. Due grandi uomini, figli di popoli in lotta tra loro, e fedeli a un Dio chiamato in maniera differente, trovano le parole per raccontarsi e il desiderio di ascoltare.

Un evento storico che offre l’opportunità a due donne del nostro tempo, una siriana e l’altra italiana, di incontrarsi, conoscersi e paragonarsi con i fatti di allora. Un incontro che oggi, come allora, apparentemente non cambia le sorti del mondo, ma che costruisce un piccolo, solido, ponte fra due persone. Un’opera che offre in forma poetica alcune riflessioni sul significato della parola dialogo e sull’origine profonda della pace.

Lo spettacolo è un viaggio poetico grazie all’interpretazione recitativa di Valeria Khadija Collina, che dialoga con il canto espressivo e multiforme di Mirna Kassis, alternando brani recitati e cantati, musica e proiezioni di immagini su un testo di Giampiero Pizzol e Otello Cenci, che cura anche la regia.

Ainalsharaa è il nome del paese sulle montagne siriane, non lontano da Damasco, dove Mirna Kassis viveva con la famiglia: il nome significa ‘il pozzo dei poeti’ e identifica la fonte dove gli abitanti del luogo attingevano l’acqua, luogo di incontro tra persone di diversa cultura e religione, come ha spiegato Otello Cenci, che è anche il responsabile del settore degli spettacoli del meeting:

“Il nostro lavoro parte dalla convinzione che un dialogo autentico si fonda sulle idee profonde degli interlocutori e insieme sulla disponibilità all’ascolto, sul desiderio di incontrare l’altro per conoscere di più se stesso, sulla consapevolezza che la verità è qualcosa di più grande di noi, che non possiamo illuderci di possedere, di chiudere nella gabbia dei nostri progetti”.

Quindi ancora un grande momento culturale al Meeting di Rimini: com’è nato lo spettacolo?
“Due donne che raccontano l’incontro di due uomini è la forma originale di questo spettacolo ‘Francesco e il Sultano’. Non si tratta di una bizzarra scelta estetica ma dell’incontro con due persone straordinarie come la cantante siriana Mirna Kassis e l’attrice italiana di fede musulmana Valeria Khadija Collina.

L’edizione 2018 del Meeting di Rimini aveva visto la partecipazione di queste due artiste, ma ciò che ha fatto nascere lo spettacolo è stato non solo la storica occasione della celebrazione dell’incontro di Damietta tra Francesco d’Assisi e Malik al Kamil, ma soprattutto il coinvolgimento delle rispettive storie di queste due donne segnate dalla guerra e dalla violenza.

Infatti, Mirna conserva nella sua memoria le immagini del conflitto che devasta tutt’ora il suo paese. Valeria racconta la drammatica vicenda del figlio coinvolto nell’attentato del ponte di Londra, dove perse la vita. Dunque due donne che si interrogano raccontando, attraverso la musica e il teatro, l’incontro di due personaggi straordinari come Francesco e il Sultano.

Due fedi, quella cristiana di Mirna e quella musulmana di Valeria, messe alla prova per cercare oggi quel Dio unico che ha creato gli uomini e si fa compagno del loro destino nella ricerca di una via di pace”.

‘Francesco e il Sultano. Ainalsharaa - Il Pozzo dei Poeti’: perché il pozzo è al centro dello spettacolo?
“Il villaggio siriano dove Mirna è nata e vissuta porta questo nome emblematico. Infatti, vicino al villaggio, esiste un pozzo dove famiglie di diversa fede e cultura indifferentemente cristiana e musulmana, si incontravano un tempo, non solo per attingere acqua, ma anche per condividere momenti di festa e raccontare storie.

L’incontro tra Francesco e il Sultano, di cui poco sappiamo, è stato appunto l’occasione di abbattere un muro e di scavare insieme un pozzo. Un lavoro di scavo drammaturgico, attraverso le parole, che ha permesso di trovare qualcosa di essenziale e trasparente, vitale e necessario, come l’acqua della verità”.

Quali sono le fonti del testo?
“Le prime fonti utilizzate per lo spettacolo sono state ovviamente le fonti francescane: quelle di Tommaso da Celano e di Bonaventura, dove si racconta in differenti versioni l’episodio. Ma ci siamo spinti oltre e abbiamo trovato, grazie anche alle recenti pubblicazioni sul tema di storici come John Toland, Paul Moses e soprattutto Gwenolè Jeusset, anche la versione di fatti nelle parole di cronisti arabi.

In realtà in queste versioni vi sono solo labili cenni sull’incontro, ma quel che ci è sembrato interessante è stato cercare l’identità culturale e spirituale dei due personaggi. Malik al Kamil è una figura di governatore saggio e illuminato, non incline alla guerra, ma capace di cercare la giustizia. Di lui si racconta un episodio in cui prende le parti dei cristiani presenti in Egitto, rischiando l’impopolarità.

Così come di Francesco abbiamo sottolineato la preoccupazione di testimoniare il Vangelo più con la vita che con la parola, preoccupazione che lo porterà a inserire alcune preziose norme per i frati mandati in paesi stranieri, principi di sottomissione e pacifica convivenza. Dunque due personaggi in cui l’umanità risplende nella comune ricerca di Dio”.

In quale modo le arti possono incidere nel dialogo tra le fedi?
“L’arte ha la funzione non solo di trovare un linguaggio universale, che possa parlare a tutti, ma soprattutto di arrivare a commuovere il cuore. La funzione dell’arte, quindi, è essenziale per superare, a volte, un dibattito che coinvolge soltanto intellettualmente coloro che affrontano il tema della pace, del dialogo o della fede.

Nello spettacolo ‘Francesco e il Sultano’, sia a livello drammaturgico, sia a livello registico e, soprattutto, avvalendoci delle musiche di Fabio Mina, abbiamo cercato una strada artistica capace di parlare a tutti, utilizzando, in certi casi, sia la lingua italiana sia la lingua araba. L’esito è uno spettacolo che tocca insieme la ragione e il cuore”.

 

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