Meter presenta il rapporto sulla piaga della pedopornografia

Don Di Noto ci spiega come stanno le cose illustrando il rapporto meter 2019

Don Di noto a Piazza San Pietro nel 2019
Foto: WR
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Un numero inquantificabile di fotografie e video di bambini abusati. Malgrado tutto, la pedopornografia online continua a prosperare indisturbata, con profitti in costante crescita. Il “Report Meter 2019” è il bilancio di un crimine mondiale che dovrebbe essere letto, approfondito, assimilato, compreso e non sottaciuto. Perché dietro i numeri del Rapporto ci sono milioni di minori schiavizzati, torturati e resi oggetti erotici e sessuali.

Il Rapporto è stato presentato il 3 giugno da don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione “Meter”, da più di 30 anni in prima fila nella lotta contro la pedofilia e nella tutela dell'infanzia in Italia e nel mondo.

Don Fortunato, quali sono i numeri del Report Metter che riguarda l’anno 2019?

Le cifre del Rapporto sono da anni impietose: quasi 7 milioni e 100 mila le foto segnalate, il doppio dell’anno scorso, i video 992.300, in aumento le chat: 323 contro 234 del 2018.

Ma voi lavorate da anni allora avete un quadro molto più lungo del fenomeno…

Abbiamo voluto riassumere i dati del periodo 2002-2019 grazie al nostro OS.MO.CO.P. (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia, ufficio altamente specializzato nella ricerca dati su Internet e nell’elaborazione dei flussi di traffico per il contrasto della pedofilia e pedopornografia): in 17 anni abbiamo inviato 61.525 protocolli, con 174.731 link segnalati. Il quadro dell’orrore si è fatto ancora più preciso dal 2014: grazie alla nostra piattaforma per il monitoraggio della Rete abbiamo potuto potenziare la ricerca. Questo si è tradotto in 16 milioni (!) foto denunciate, 3.469.196 video denunciati, 12.610 mega archivi e 1.022 chat pedofile denunciate.

Ma c’è anche il problema del deep web che voi segnalate…

Il Deep web è la faccia oscura della Rete. In 7 anni, dal 2012 a oggi, le segnalazioni sono state 47.421. Si tratta di una cifra impressionante e in aumento perché, molto semplicemente, permette una libertà di movimento che la Rete – diciamo così – “pubblica” non offre. È una giungla nella quale si opera e agisce nella massima libertà al punto che anche per le forze dell’Ordine non è facile intervenire e operare. E spesso si opera tardivamente rispetto alle tecnologie usate dai cyber-pedofili. Un esempio? Un link a tempo: la collezione di foto o video con gli abusi si trova su un determinato indirizzo e sarà attivo solo 24 ore. Ci preme dire che il Deep web è lo spazio libero in cui le associazioni a delinquere di tutto il mondo espandono i loro loschi affari. Il fenomeno si è spostato in modo esponenziale in questa free zone incontrollabile che rende difficile l’intervento immediato delle polizie di tutto il mondo.

Dove sono collocati i siti pornografici?

La classifica dei domini (le “targhe” dei siti internet) è la seguente: al primo posto l’isola di Haiti con 640 link (dominio .ht); al secondo posto la Francia, con 484 link (dominio .fr); al terzo posto, con 410 link, la Nuova Zelanda (dominio .nz). Si comprende che il fenomeno è su scala mondiale, nessun continente risulta immune, 30 sono le nazioni coinvolte. Molto spesso dai link analizzati risulta che l’estensione – seppur appartenente geograficamente ad una nazione – contiene servizi forniti da server allocati in altre parti del mondo (di solito in America o in Europa). I grafici della geolocalizzazione dei server evidenziano che l’Europa e l’America sono la culla della maggior parte delle aziende che gestiscono i server che permettono il funzionamento di molti siti o piattaforme in cui si divulga materiale pedopornografico. Il problema è che un utente che risiede in un continente può̀ registrare un dominio appartenente geograficamente ad uno Stato collocato in un altro continente. Risulta evidente la complessità̀ del mondo del web e la totale libertà di azione degli utenti, che su Internet non hanno nessun vincolo geografico.

In che modo i pedofili usano la Rete?

Per i pedofili i siti pedopornografici rappresentano un modo virtuale per soddisfare i propri desideri, anche quelli rimasti sopiti. Ma internet rappresenta anche un’occasione di adescamento dei minori nelle chat rooms: permette loro, senza esporsi, di attuare forme “soft” di molestia di tipo verbale o primi approcci per favorire un incontro reale con il bambino. I pericoli che la rete riserva ai più piccoli, accanto naturalmente alle meravigliose opportunità di crescita e di scoperta del mondo che li circonda, necessitano di un’attenzione particolare da parte dei genitori. È necessario che questi ultimi stiano vicini ai loro figli, che li guidino nel loro percorso all’interno della rete e che imparino a parlare il loro linguaggio, per comprendere meglio i loro interessi e il loro mondo.

Da tanti anni voi come Associazione Meter segnalate il grande e vergognoso business della pedoporgografia ma non si vedono le reazioni da parte del mondo politico…

- Il lavoro di monitoraggio del fenomeno della pedofilia online rimane sempre argomento sottovalutato anche dalle forze politiche che non hanno interesse a mettere in agenda ed in prima linea questa importante lotta alla criminalità pedofila. Tutto ciò che non si riesce a fare è sicuramente a discapito delle piccole vittime. Aspettiamo che quanti hanno responsabilità̀ di vigilanza e di giustizia si attivino affinché́ non rimanga il silenzio su ciò̀ che accade giornalmente sul web (e non solo). E la stessa sensibilità ci aspettiamo dai comuni cittadini, perché i bambini sono il futuro di tutti.

Chi è colpevole del diffondersi della pedofilia?

Io grido da più di 30 anni contro chi giustifica la pedofilia. In certi ambienti “culturali” la pedofilia, l’abuso sessuale, la pedopornografia non è reato. Purtroppo, i movimenti pro-pedofilia sono molto influenti, pervasivi e numerosi. Sono loro che vogliono far passare come norma i rapporti con i minori con il consenso del minore.

Chi ancora?

Nel caso della pedopornografia, i giganti della rete.  Il problema è che gli abusatori di bambini agiscono su scala globale e soprattutto attraverso Internet. Purtroppo, rimangono impuniti perché mai individuati. E questa è la responsabilità dei giganti del web, che si appellano alla tutela della privacy dei loro clienti. La loro mancata collaborazione alimenta tali nefandezze e crimini.

E i media?

Denunciando i giganti del Web non bisogna scordarsi del ruolo ipocrita e fazioso dei media che da un lato si occupano della pedofilia soltanto quando riguarda il clero (basta citare il caso vergognoso del cardinale Pell) e ignorano tale fenomeno fuori dall’ambiente ecclesiale. Come se il problema non riguardasse milioni di piccoli esseri umani, feriti, annientati dopo uno stupro, ridotti al silenzio e anche uccisi. Del resto, come possono i neonati abusati parlare o denunciare? Eppure, ci sono foto e video a testimoniare questa barbarie.

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L’intervista è stata pubblicata anche in polacco sul settimanale “Niedziela”

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