Santa Sede all'ONU: lotta al traffico degli esseri umani, e impegno per le donne

Il quartier generale delle Nazioni Unite a New York
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Sarà il prossimo 7 aprile che l’Osservatore Permanente delle Nazioni Unite promuoverà un evento al Palazzo di Vetro, per sviluppare maggior coordinamento tra gli Stati nel promuovere e sviluppare gli Obiettivi dello Sviluppo sostenibile che chiedono un maggiore sforzo nel combattere la violenza contro le donne e il traffico degli esseri umani. Un tema, questo, molto caro a Papa Francesco.

E la convocazione dell’incontro prende proprio le mosse da una lettera che Papa Francesco ha inviato lo scorso ottobre al Gruppo Santa Marta, che racchiude esperti di “law enforcement” (ovvero, di rafforzamenti del quadro legale) di 30 nazioni differenti insieme a rappresentanti della Chiesa cattolica e di organizzazioni della società civile. Il gruppo è stato fondato da Papa Francesco nel 2014, e ha preso nome dalla sua residenza in Vaticano.

Proprio in quella lettera, Papa Francesco chiedeva appunto di discutere in particolare delle parti dell’agenda 2030 che riguardavano il traffico di esseri umani e le violenze sulle donne. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile 5.2, 8.7 e 16.2 impegnano le Nazioni Unite e gli Stati Membri ad “eliminare tutte le forme di violenza contro tutte le donne e le giovani donne nelle sfere pubbliche e private, incluso il traffico e lo sfruttamento sessuale e di altri tipi”; di prendere “misure immediate ed effettive per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani”; e porre fine “all’abuso, lo sfruttamento, il traffico e tutte le forme di violenza e tortura dei bambini”.

Da qui, l’idea di un “side event alle Nazioni Unite, in considerazione che il problema della schiavitù ormai colpisce 21 milioni di vittime (secondo dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro), spesso migranti che non hanno altra possibilità che cadere nelle mani della criminalità organizzata.

Dopo il discorso di Papa Francesco alle Nazioni Unite il 25 settembre 2016, c’è stata la prima sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU mai dedicata al tema a dicembre 2015. L’Osservatore della Santa Sede presso l’ONU prende le mosse da lì, e punta – con l’incontro del prossimo 7 aprile – a far riunire decisori da Stati membri, organizzazioni internazionali, gruppi della società civili e di fede per discutere di come portare avanti una buona implementazione dei punti in discussione, anche condividendo delle buone pratiche.

Intanto, l’Osservatore Permanente Bernardito Auza ha tenuto alcuni discorsi sui diritti delle donne, l’ultimo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 28 marzo scorso. In quell’occasione, l’arcivescovo Auza ha reso omaggio a tutte le donne che hanno servito gli altri in educazione, cure sanitarie ed educazione, facendo una menzione specifica delle Missionarie della Carità assassinate nello Yemen, perché “non c’è sacrificio più grande per la pace e la riconciliazione di dare la vita per quello scopo”.

Il 28 marzo si parlava di risoluzione dei conflitti, un tema su cui le donne sono “cruciali” perché hanno il dono di mostrare agli altri come essere più ricettive e sensibili ai bisogni degli altri”.

L’arcivescovo Auza aveva anche lodato l’impegno del Consiglio nel suo lavoro di far crescere la consapevolezza riguardo “il ruolo vitale delle donne in diplomazia preventiva, mediazione, missioni di conservazione della pace e ci costuzione della pace”, ma allo stesso tempo nota che ancora di più le cose devono essere tramutate in azione. E ha notato il lavoro che ha fatto la Chiesa cattolica nel supportare “il lavoro ispiratore delle donne africane” nel loro percorso per portare avanti la dignità umana nelle loro nazioni.

Ma, nonostante si trovino sempre più in posizioni di potere, è “ancora difficile” per molte donne di emanciparsi dagli abusi e dall’esclusione, specialmente in aree di conflitto dove lo stupro è usato come una arma di guerra, o dove le donne sono costretta al matrimonio, a conversioni o all’aborto” Insomma, più essere scomparse, “le violenze sono cresciute in forme ancora più crudeli, rappresentando così una delle più orrende violazioni dei diritti umani”.

 

 

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