Monsignor Battaglia ai napoletani: "Tendo le mani a ciascuno di voi"

Prima lettera dell'Arcivescovo eletto ai fedeli partenopei

Monsignor Domenico Battaglia, Arcivescovo eletto di Napoli
Foto: Diocesi Cerreto - Roberto Gaetano
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Don Mimmo Battaglia, chiamato ad essere vostro Arcivescovo. Così l’Arcivescovo eletto di Napoli ha firmato la lettera inviata ai napoletani pochi giorni dopo la nomina ad Arcivescovo della città partenopea.

“Un Vescovo – scrive il successore del Cardinale Sepe – è inviato a prendersi cura di tutti coloro che il Signore gli affida e che la Chiesa è comunità di fratelli e sorelle che annunciano nel loro accogliersi reciproco la comunione possibile sulla terra. Chiedo già da ora con voi al Signore di confidare sempre nel dono della fraternità, della condivisione della vita e della fede. Affidandomi a Lui, verrò tra voi come fratello che va tra fratelli, accogliendo con gioia la doverosità del mio servizio a voi, porzione di popolo di Dio conosciuta in tutto il mondo”.

“Napoli, incrocio di bellezza e di ricchezze umane all’ombra del Vesuvio – sottolinea l’Arcivescovo eletto – con la sua complessità e i suoi evidenti problemi, alcuni antichi ed altri nuovi, rappresenta il vero tesoro del nostro Sud, con i suoi limiti e le sue possibilità. Tra i valori che più apprezzo nella loro evidenza, emergono quelli dell’ospitalità e dell’accoglienza”.

“Anche se non conosco ancora i vostri volti – prosegue Monsignor Battaglia – tendo le mie mani a tutti voi. Non solo a chi condivide la speranza cristiana ma a tutti coloro che, in modi diversi, si impegnano ogni giorno, pur nella durezza del vivere quotidiano, a rendere più umana l’umanità, più civile la civiltà. Vengo con cuore aperto, specialmente verso coloro che sono i feriti della vita, verso tutti i cercatori di Dio e verso tutti quelli che Dio cerca, vengo verso i promotori del bene, della giustizia e della legalità. Vengo come un viandante che desidera camminarvi accanto, convinto che solo insieme possiamo seguire l’unico Maestro e Pastore, Gesù, Signore della vita e della storia! A Lui dovranno ispirarsi i nostri criteri, i piani pastorali, le scelte concrete, i comportamenti quotidiani. Gesù ci invita ad abitare una Chiesa che esce dai suoi sacri recinti per mettersi al servizio del territorio, a partire dagli ultimi. Una Chiesa dunque dove non si celebrano solo dei riti ma la vita e le speranze delle donne e degli uomini del nostro tempo. Su questa strada cercheremo di essere insieme artigiani di pace, cercatori di un infinito che intercetta i limiti per farne possibilità, costruttori infaticabili di speranza”.

“Vi benedico tutti – conclude il prelato – e chiedo che il Signore rivolga il suo sguardo su di noi, ci mostri il suo volto, e ci dia pace. Beneditemi anche voi e pregate per me”.

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