Moraglia, i catechisti sono testimoni, e per il Giubileo Venezia aiuta i carcerati

Il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia con i catechisti nelle catacombe di Priscilla
Foto: AA
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Un filare di alberi resiste alla bufera, un albero da solo no, per questo il compito del catechista va svolto in comunità. Il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia lo ha ripetuto ai catechisti della sua diocesi che ha voluto accompagnare in pellegrinaggio giubilare a Roma. Prima tappa le catacombe di Priscilla sulla via Salaria dove il Patriarca ha celebraot la Santa Messa. ACI Stampa  ha chiesto il significato di questa scelta al Patriarca Moraglia:

Perché la prima tappa del pellegrinaggio alle catacombe, alle tombe dei martiri?

Perché sono i testimoni della fede sono coloro che hanno saputo vivere il battesimo fino in fondo onorando, testimoniando le promesse del battesimo e dato che i nostri catechisti sono soprattutto laici, abbiamo pensato di iniziare questo pellegrinaggio giubilare guardando le tracce ancora visibili di coloro che hanno vissuto la testimonianza del battesimo fino al dono totale di se.

Giubileo della misericordia a Roma cosa significa?

Significa immergerci nell’inizio della nostra fede. Tutto nasca a Nazareth a Betlemme, a Gerusalemme, ma è Roma è il luogo dove c’è il Vicario di Cristo, colui che il Signore ha indicato come fondamento della fede della Chiesa. I nostro catechisti annunciano soprattuto la fede, voglio annunciare e testimoniare la fede e allora andare la dove c’è l’uomo scelto da Cristo in questo tempo per testimoniare la fede vuol dire andare all’origine della realtà ecclesiale sapendo che la Chiesa non si riduce solamente alla figura del ministero ordinato di Pietro in modo particolare, ma non può mai prescinder da Pietro.

La fede è ricca quando c’è ricchezza di umanità. Qual è l’opera di misericordia che la Diocesi di Venezia ha fatto per il Giubileo?

Il rapporto fede umanità è intrinseco, è collegamento imprescindibile. Allora la fede amica dell’uomo, ma anche una fede che rende l’uomo più uomo.  Con questo concetto a Venezia abbiamo pensato che potesse essere particolarmente significativo stare vicino a color che hanno sbagliato o che comunque la società ritiene che abbiano sbagliato.

Dato che la giustizia umana non riesce a cogliere tutte le sfumature e le storie di una persona, pensiamo che stare vicino a queste persone nel momento doloroso dell’espiazione sia un modo importante che appartiene alla tradizione della Chiesa, visitare i carcerati.  Che vuol dire anche aiutarli a vivere al meglio questo periodo di fatica, di pentimento, di redenzione.

Il segno doppio, ma unico, è quello di aver destinato una cifra frutto dei pellegrinaggi di varie parrocchie, vicariati e collaborazioni pastorali della cattedrale di San Marco per riuscire a dare alle nostre Case Circondariali la possibilità di ristrutturare alcuni ambienti che possono essere di aiuto alle donne nel carcere femminile e agli uomini nel carcere maschile. L’idea è quella di una presenza al di la della visita e che da un contenuto ulteriore all’evento importante che i nostri sacerdoti i nostri laici preparati a questo servizio compiono regolarmente nelle  due carceri veneziane.

Moraglia in un breve saluto prima della Messa ha ricordato che ad essere catechisti ci si prepara e ha chiesto che in ogni parrocchia possano esserci una o due persone che frequentino la Scuola di Catechesi diocesana.

Gruppi di comunione, di aiuto reciproco per arrivare, ha detto ad un mandato forte e forse in futuro ad un ministero istituito, un po’ come avviene in Africa. Moraglia chiede una maggiore responsabilità dei laici che aiuti anche i sacerdoti a capire che oggi anche anche i preti devono essere diversi. E i catechisti per primi sono quel laicato che apre la strada ad un modo diverso di vivere la Chiesa e il sacerdote deve cambiare il modo di stare nella comunità.

 

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