Morto padre Ugo De Censi, il fondatore dell’Operazione Mato Grosso

L'incontro di Papa Francesco con padre Ugo De Censi, durante il viaggio di Papa Francesco in Perù nel gennaio 2018
Foto: Vatican Media / Chiesa di Milano
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Era il 1967 quando padre Ugo De Censi, salesiano diede inizio all’Operazione Mato Grosso, un movimento educativo missionario, formalmente aconfessionale, ma in realtà molto caratterizzato da missionari. Più ci cinquanta anni dopo, ci sono 84 case attive, 43 missioni nella Sierra, e centinaia solo in Perù, senza contare le missioni Ecuador, Bolivia e Brasile. Ed è questa l’eredità che padre De Censi ha lasciato, morendo a 95 anni domenica 2 dicembre.

È morto a Lima, in Perù, dove ormai risiedeva da anni. Aveva incontrato Papa Francesco durante il viaggio del Papa in Perù lo scorso gennaio. Ed è stato a Lima che, il 4 dicembre, si è tenuto il funerale, mentre messaggi di cordoglio sono arrivati un po’ da tutta la Chiesa peruviana, e in particolare dalla Conferenza Episcopale Peruviana, che ne ha ricordato l’impegno “ai giovani del Chacas”, le iniziative avviate dal sacerdote salesiano nell’Ancash peruviano, il lavoro incessante fatto da parroco della chiesa di San Martino Papa – incarico che ha tenuto praticamente fino all’ultimo – ma anche il contributo dato fondando seminari e oratori salesiani, scuole e cooperative, costruendo chiese, cappelle e anche l’ospedale Mama Ashu.

Molti i giovani che sono stati attratti dall’ideale missionario di padre De Censi. Tra questi, Daniele Badiali, un giovane sacerdote della diocesi di Faenza, di cui è in corso una causa di beatificazione. In fondo, lo stesso padre De Censi comparò il suo lavoro allo “gettare un fiammifero nella benzina”.

Sacerdote valtellinese, padre De Censi comincia a lavorare con ragazzi difficili del riformatorio di Arese, e poi ha l’incarico di seguire gli ortatori salesiani dell’Italia del Nord. A contatto con i giovani, capisce che hanno bisogno di una proposta forte. Devono vedere i poveri, devono poter mettere le mani nell’impegno. La scintilla scatta quando padre Pedro Melesi, missionario nello Stato brasiliano del Mato Grosso, manda a padre De Censi una richiesta di aiuto. “Vienimi a trovare in Brasile”, gli scrive. E lui rilancia la proposta ai suoi ragazzi, al termine del campo estivo 1966 in Val Formazza. “Che ne dite se il prossimo anno andiamo a trovare padre Pedro in Brasile?”

La proposta è subito bene accolta. E così, nel 1967, parte il primo gruppo dell’Operazione Mato Grosso, ispirato tra l’altro dalla Populorum Progressio di San Paolo VI, appena uscita. I ragazzi contribuiscono alla costruzione di una scuola e di un ambulatorio, ma vengono soprattutto coinvolti in un progetto missionario forte, segnato anche da frasi che danno il senso della missione.

“Il pane guadagnato col sudore della fronte è tuo, ma impara a dividerlo con chi non ce l’ha”. “La società ti insegna a guardare avanti a chi sta meglio, il Vangelo ti educa a voltarti indietro, verso chi sta peggio”, sono alcune delle frasi che si radicano nella mente dei giovani.

Nel 1968 parte una seconda missione, composta da 50 giovani, che si indirizzano parte in Brasile, parte in Ecuador. Nel 1970, la prima missione n Bolivia, e quindi al Perù, dove padre De Censi si trasferisce nel 1976.

I giovani decidono di dedicarsi per sei mesi, due anni o la vita intera all’Operazione Mato Grosso, e solo i numeri del Perù bastano a mostrarne la portata: al momento ci sono 418 volontari, tra laici (anche coppie con figli) sacerdoti e ragazze consacrate, l’ospedale Mama Ashu a Chacas, l’unico in quella impervia zona a 3300 metri di altezza, accoglie ogni anno 30 mila pazienti, mentre ci sono laboratori di falegnameria, lavorazione della pietra e tessuti che danno occupazione a un migliaio di artigiani, e di queste un terzo sono donne. E poi, l’accoglienza e la cura per orfani, poveri, disabili di ogni tipo.

L’Operazione Mato Grosso è sostenuta anche in Italia, con una rete fatta di giovani che fanno moltissimi lavori, di ogni tipo, per raccogliere proventi per finanziare la missione.

Ed è vero che sono tutti missionari, ma è anche vero che l’Operazione Mato Grosso resta aconfessionale, a nessuno viene chiesto di aderire alla fede cattolica, ma allo stesso tempo vengono coinvolti in un percorso di ricerca di valore e di significato della vita che, in fondo, è davvero cattolico. Un impegno che ha portato alla nasciata anche di tante conversioni, e vocazioni: se ne contano 70 in Italia nate nell’Operazione Mato Grosso, e oltre 50 in America Latina.

Questa è l’eredità lasciata da padre Ugo De Censi, salesiano con la passione dei giovani, che ai giovani ha dedicato la sua vita.

 

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