Padre Benvenuto Bambozzi, un francescano gioioso e coerente

Il Venerabile Benvenuto Bambozzi
Foto: pubblico dominio
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Un semplice uomo spesso passa inosservato, un uomo di Dio lascia sempre un segno, una strada luminosa in cammino verso Dio. E' proprio camminando per le strade della Marche che si incontrava un uomo simile: padre Benvenuto Bambozzi (1809-1875).

Sacerdote, religioso dell'Ordine francescano conventuale, nella preghiera e nel silenzio della sua esistenza ha moltiplicato quanto il Padre celeste aveva messo nel suo cuore.

Nato ad Abbadia di Osimo nel 1809 e morto nella stessa cittadina nel 1875, in questo arco temporale, il religioso si spostò quanto i suoi superiori gli permisero: Urbino, Pesaro, Fratte Rosa ed Osimo. Ma la vita di un uomo non si legge nella lunghezza dei suoi itinerari terreni ma soprattutto in quelli celesti. E questo viaggio è stato, al contrario, molto movimentato nella vita di questo straordinario apostolo della Redenzione.

Entrato nell'Ordine francescano conventuale nel 1822, segue tutto l'iter formativo giungendo al sacerdozio nel 1834. Fu sempre molto cosciente della missione che il Signore gli aveva affidato.

Il giorno della sua prima Santa Messa, tanta era la sua umiltà, che si sentiva di dover donare il mondo a Dio e questo al mondo.

La sua vita di religioso ed uomo furono molto travagliate:un po' per la Conquista dell'Italia, da parte delle truppe napoleoniche, che soppressero gli ordini religiosi, confiscando le poche proprietà di questi ed un po' da varie incomprensioni che fu chiamato a subire. Raccolse tutto nel silenzio e nella preghiera. Da vero figlio di San Francesco, il sorriso abitava il suo cuore oltre che le sue labbra.

Dedito ad una intensa vita interiore ed alla penitenza, i superiori lo scelsero per essere Maestro dei novizi dei frati francescani della sua Provincia. Padre Bambozzi, aderì con il suo mirabile comportamento che richiamava alla fede ed al dialogo interrotto con il Signore.

I suoi allievi furono contenti di avere in lui non solo un maestro, ma un orecchio, pronto ad ascoltare ed a offrire quella parola che riscalda il cuore.

Ovunque andasse cercava di essere di aiuto: poveri, malati e tutti coloro che avevano bisogno di qualcosa, sapevano dove stava padre Benvenuto. E lui non tardava a farsi trovare.

Di una povertà estrema ed esemplare, in virtù della Regola professata, i pochi effetti personali ne mostrano il carattere di vero religioso e francescano.

Dotato di segni interiori, rapimenti mistici e di grande cuore, trascorse la sua esistenza spendendola per l'altro: Dio ed i fratelli Questo il suo credo.

I pochi scritti che si conservano di lui ci mostrano il suo animo ed il suo modus pensandi, dotato di una profonda conoscenza teologica che rileva la sua intelligenza al servizio della sua fede.

Questi risentono dell'impostazione ascetica francescana tradizionale fatta di equilibrio fra preghiera ed azione, studio e contemplazione.

La morte non lo colse di sorpresa conoscendo, per dono mistico, il quando. Ad essa era preparato fin da giovane quando seguendo San Giuseppe da Copertino aveva varcato le porte dell'Ordine francescano conventuale, con la sola speranza di spendere la sua vita per Dio e per i fratelli bisognosi. E questo è stato il suo testamento spirituale che, anche oggi, illumina e riscalda la società desiderosa di esempi coerenti del Vangelo di Cristo.

Il suo corpo riposa nella basilica di San Giuseppe da Copertino ad Osimo ed è Venerabile.

 

 

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