Padre Crescenzio da Jesi, un giurista innamorato della vita francescana

Fu anche Sottosegretario della Congregazione dei Riti e Consultore della Congregazione dei Sacramenti

Padre Crescenzio da Jesi
Foto: Parrocchia Sant'Ippolito
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Un religioso cappuccino, di buon mattino, si aggira per piazza Bologna a Roma: lo conoscono tutti per la sua bontà ed affabilità. Il suo nome è padre Crescenzio da Jesi (1916-1998).

Nome importante se si pensa che già l'Ordine francescano ha avuto, nella propria storia, un altro soggetto con lo stesso appellativo. Quest'uomo dopo essere stato un giurista e probabilmente (dicono le Fonti) vedovo, lasciò tutto, divenendo un francescano. Fu Ministro generale e vescovo. Ed è ricordato per il suo lavoro, nei primi anni ,di fondazione della famiglia francescana (1244).

Per ritornare dal passato al presente, ovvero al frate cappuccino, il suo vero nome è Roberto Martarelli. Lo ha cambiato in seguito alla professione religiosa, che prima del Concilio Vaticano II (1965) chiedeva  ai singoli di mutare il nome e lui obbedì.

Era nato a Jesi ed il 4 ottobre 1926 era entrato nel Seminario serafico di Cingoli. Qui vi compì tutti gli studi e la professione perpetua (16 febbraio 1937) tanto da venir ordinato sacerdote il 9 luglio 1939 a Solothourn (Svizzera). In questa città, fuori dell'Italia, era stato inviato dai superiori per apprendere il francese, il tedesco e terminare gli studi teologici. I superiori scoprendo le sue buone doti intellettuali lo stimarono, reputando bene di inviarlo a perfezionare i propri studi.

Ritornato in Italia, il voto di obbedienza lo condusse a Roma, nella quale si laureò in Diritto Canonico (5 luglio 1943) e fu nominato Vice postulatore generale dell'Ordine cappuccino.

Del suo periodo di studi si conosce un fatto che merita di essere ricordato: un tempo gli studenti migliori che conseguivano la laurea ricevevano come riconoscimento, per il proprio curriculum, una medaglia d'oro. Questa venne data anche a padre Crescenzio che, per umiltà, non ne parlò mai.

Dopo la laurea superò il tirocinio e l'esame di abilitazione divenendo Procuratore ed Avvocato Rotale. Il diritto e la storia delle norme furono il campo di azione prediletto di questo sacerdote, il quale seppe coniugare, con grande equilibrio e maturità, l'amore alla studio ed alla vita religiosa.

Negli anni a seguire la sua competenza ed il rigore metodologico, che sempre accompagneranno la sua attività, lo vedranno Sottosegretario della Congregazione dei Riti (1965) e Consultore della Congregazione dei Sacramenti (1966).

Per oltre venticinque anni prestò la propria attività di giurista, anche nella Curia generale dell'Ordine francescano, nella quale fu ricordato non solo per la competenza dimostrata, ma anche per la disponibilità e gentilezza  che riservava alle necessità dei confratelli.

Ma se il suo curriculum professionale è importante, è ancora più bello conoscere qualcosa di personale di questo religioso: padre Crescenzio, oltre al lavoro, si dedicò corpo ed anima all'apostolato sacerdotale nel quale mise tutto il suo animo e la sua bontà.

Collaboratore nella Parrocchia di Sant'Ippolito a Roma (per oltre vent'anni), in questa attività fu impegnato nella direzione spirituale di moltissimi giovani, predicò diverse missioni popolari (nelle quali era bravissimo nell'organizzare e programmare le varie attività) e soprattutto era sempre pronto a rispondere, con premura, alle necessità dei parrocchiani.

Fu un vero innamorato della Vita francescana, tanto che nel 1968, si ritirò a Fabriano per un'esperienza di vita serafica, più aderente con le Fonti storiche dell'Ordine e soprattutto più austera.

Uomo affabile e del sorriso non dimenticò di farsi fratello agli uomini che incontrava sul suo cammino.

Gli ultimi 18 anni di vita li trascorse nella Provincia Picena, nella quale era iniziato il proprio cammino di vita religiosa, tra Camerino e Macerata, dove gli ultimi tempi era stato ricoverato ed il 20 gennaio 1998 terminò la sua, buona e proficua vita, dietro l'esempio di San Francesco di Assisi che avrà così ricompensato , con il bene, questo suo diletto figlio.

 

 

 

 

 

 


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