Padre Dall'Oglio, nasce un'Associazione di giornalisti in suo nome

Padre Dall'Oglio, rapito in Siria
Foto: Web
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E’ stata presentata ufficialmente a Roma l’Associazione “Giornalisti amici di padre Dall’Oglio”. Che viene definito “un profeta cattolico, un prete profeta, ma anche italiano, cittadino italiano, come tutti noi”. Parola di Riccardo Cristiano, giornalista di Radio Rai e uno tra ii promotori della nuova realtà associativa, che raggruppa numerosi esponenti del mondo dell’informazione vicini al padre rapito a Raqqa, in Siria, il 29 luglio 2013.

L’Associazione, che ha avuto il suo lancio giovedì presso la sede della Federazione nazionale della stampa di vuole ricordare l‘impegno spirituale e culturale per il dialogo portato avanti dal gesuita, fondatore della comunità monastica di Deir Mar Musa al-Habachi.

"Possiamo dire - scrivono i promotori dell‘associazione - che chi ha sequestrato padre Paolo non ha sequestrato anche la sua testimonianza di fede e il suo pensiero, il suo impegno, il suo servizio. Non ne faremo un totem, ma un argomento di riflessione e di comprensione di una realtà agghiacciante, di un martirio che va avanti addirittura da quattro anni: il martirio del popolo siriano, tra tirannidi e totalitarismi terrificanti".

Secondo la sorella del sacerdote rapito, Immacolata Dall’Oglio, questa nuova esperienza “mostra la molteplicità di relazioni, di messaggi che Paolo aveva lanciato e curato nel suo operato. Anche noi, in questi due anni di attesa, abbiamo toccato con mano questa molteplicità di relazioni come un filo di Arianna, che è proprio frutto della sua vocazione, dell’essere in dialogo e di lavorare per il dialogo e per l’apertura all’altro, anche nei contesti difficili nei quali lui operava”.

“Questa vicinanza, questo affetto espresso da chi si impegna in queste iniziative, in qualche modo, se devo parlare per me, scalda il cuore e ci dà l’idea che Paolo è pensato – commenta la sorella di padre dall’Oglio alla Radio Vaticana - . E questo aiuta! Mi auguro che aiuti lui in prima persona e aiuta anche noi che gli vogliamo bene. In questo percorso – devo dire – che l’essere presi per mano, mano nella mano, con lo staff della Farnesina, ci aiuta in questa difficile attesa”.

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