Padre Tom è ancora vivo? Spunta un video

Uno screenshot del presunto video di padre Tom diffuso in rete lo scorso 26 dicembre
Foto: YouTube
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Padre Tom, il sacerdote salesiano rapito in Yemen al termine di un attacco che ha portato al massacro delle Missionarie della Carità che operavano nel Paese, sarebbe ancora vivo. La conferma arriva da un video, caricato su YouTube lo scorso 24 dicembre, in cui appare un padre Tom con la barba lunga e segni di sofferenza, che si appella alla comunità internazionale e al Papa per la sua liberazione.

Padre Tom Uzhunnalil, salesiano, originario del Kerala, era stato sequestrato lo scorso 4 marzo da un commando che aveva attaccato la casa di riposo delle Missionarie della Carità di Aden, nello Yemen, uccidendo quattro religiose e altre 12 persone ospiti della casa. Padre Tom – secondo il racconto di suor Sally, una sopravvissuta – all’irrompere del commando si era precipitato nel tabernacolo per impedire agli aggressori di prendere le ostie consacrate, e lì era stato prelevato. Da allora, non si erano avute notizie, e sia dalla Congregazione Salesiana che dal Vicariato della Penisola Arabica c’erano stati ripetuti appelli alla prudenza, specialmente quando si era diffusa a Pasqua la notizia che padre Tom sarebbe stato crocifisso dal commando islamico.

Mai si erano comunque perse le speranze di avere padre Tom vivo, e un canale era stato attivato anche dal governo indiano, dato che padre Tom proviene proprio dall’India. Un altro video era stato diffuso, e anche in questo caso si erano espressi dubbi sulla sua veridicità. Lo scorso settembre, padre Joseph Chinnaiyan, vicesegretario della Conferenza Episcopale Indiana, aveva sottolineato che la Chiesa è in contatto costante con il governo indiano.

Il video diffuso lo scorso 24 dicembre dura cinque minuti. Nel video, padre Tom parla in inglese, si dice triste perché “non è stata fatta alcuna azione seria per ottenere la sua liberazione”, sottolinea che “la sua salute peggiora” e che avrebbe bisogno di essere ricoverato in ospedale al più presto, si dice “triste e depresso”, chiede aiuto per la sua liberazione alla “comunità cristiana in India, ai vescovi e ai sacerdoti”, e si rivolge direttamente a Papa Francesco per chiedere aiuto. Padre Tom lancia anche un’accusa all’occidente, dicendo che “nessuna iniziativa seria è stata presa perché provengo dall’India. Se fossi un sacerdote europeo, sarei preso molto più sul serio”.

Dopo la diffusione del video, Susham Swaraj, ministro degli Esteri indiano, ha detto che l’India non “avrebbe risparmiato gli sforzi” per assicurarsi il rilascio di padre Tom, come già è successo con Judith D’Souza, rapita a Kabul e Padre Alexis Prem Kumar, il sacerdote rapito a giugno 2014 ad Herat, in Afghanistan.

Tuttavia, la veridicità del video non può essere verificata in maniera indipendente, né si sa nemmeno il periodo in cui il video sarebbe stato girato, dato che non ci sono riferimenti temporali che possano lasciar comprendere a quando risalgono le immagini. Tra l'altro, alcuni notano che padre Tom sembra stia leggendo un copione. 

La Congregazione Salesiana ha reagito al video con prudenza e speranza, attraverso un articolo pubblicato sull'Agenzia di Notizie Salesiana, sottolineando che "sebbene dalle immagini lo stato di salute fisica e mentale del salesiano appaiono fiaccati, il video è dunque innanzitutto una testimonianza che don Uzhunnalil è vivo".

"Osservando il video - si legge ancora sull'ANS - pubblicato su un profilo denominato "Saleh Salem" e della durata di oltre 5 minuti, i Salesiani dell'Ispettoria di Bangalore, confratelli di don Tom Uzhunnalil, hanno osservato che sia il volto, sia la voce, corrispondono a quelle del salesiano rapito".

Nota l'agenzia ufficiale salesiana che "nel video don Uzhunnalil si esprime con linguaggio lento ed esitante e, nella sua condizione di isolamento non appare consapevole dei numerosi sforzi che le autorità governative, la Chiesa tutta e le  organizzazioni umanitarie stanno compiendo per la sua liberazione". 

I salesiani chiedono di intensificare gli sforzi negoziali, ma soprattutto di continuare "a pregare per il benessere e la sicurezza di don Tom... e anche per la pace nel mondo, la fine delle persecuzioni religiose/culturali/sociali in qualsiasi paese e una maggiore giustizia, per ridurre al minimo la corruzione e garantire una distribuzione più umana delle risorse fra tutti gli esseri umani. Dobbiamo sospingere i nostri leader, mondiali, nazionali e regionali, a lavorare seriamente verso questi obiettivi".

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