Padre Tom: i vescovi indiani fanno appello al ministero degli Esteri

Padre Thomas Uzhunnalil
Foto: ANS
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Con un accorato appello al ministro degli Esteri indiano, la Conferenza Episcopale Indiana chiede di moltiplicare gli sforzi per salvare, in caso sia ancora vivo, padre Thomas Uzhuanalil, il salesiano rapito lo scorso 4 marzo nello Yeme, dopo che un commando armato aveva assassinato quattro missionarie della misericordia e 12 ospiti della casa di riposo dove era andato a celebrare la Messa.

Nelle ultime ore, e specialmente in concomitanza del Venerdì Santo, si era moltiplicato il tam tam di notizie, anche di una eventuale morte per crocifissione di Padre Tom. Nessuna di queste notizie ha mai trovato conferma. Tanto che Paul Hinder, vicario apostolico per la Penisola Arabica, ha predicato la calma, facendo sapere che ci sono indicazioni che padre Tom sia ancora vivo. Mentre i salesiani, congregazione di cui padre Tom faceva parte, hanno mantenuto il più stretto riserbo. “Non ci sono novità”, sono le parole che più di tutte trapelano dai quartieri generali dei figli di don Bosco, insieme alla richiesta di non parlare se non ci sono notizie certe.

Dal canto suo, la Conferenza Episcopale Indiana ha chiesto direttamente l’intervento del ministro degli Esteri Sushma Swaraj, in una lettera che gli è stata consegnata personalmente. Nella lettera, viene chiesto al Ministero degli Esteri di mettere in campo il suo peso diplomatico per definire “il reale destino di padre Tom”, rapito ad Aden da “sospetti militanti” dell’auto-proclamato Stato Islamico, e allo stesso tmpo di “adottare tutti i mezzi possibili per assicurare il suo rilascio”.

Nella lettera, I vescovi “hanno espresso gratitudine al Governo indiano” per “gli sforzi fatti nel rintracciare padre Tom e garantire un suo pronto rilascio”. Ricordano che, appresi gli eventi, subito i membri della Conferena Episcopale Indiana – che in quel momento erano riuniti nella loro assembela plenaria a Bangalore – hanno chiesto al governo indiano di intervenire per bocca del numero 1 dei vescovi indiani, il Cardinal Baselios Cleemis.

È cominciato così un lungo scambio tra la Conferenza Episcopale Indiana e il governo Indiano, che ha portato avanti “un sincero e trasparente sforzo” per conoscere la sorte di padre Tom, sebbene “nessuna risposta definita” sia sia riuscita ad avere riguardo le circostanze o i motivi dei militanti ISIS.

I vescovi stigmatizzano i “rumors” diffusi sui social media che sostengono che padre Tom fosse stato “soggetto a crudeli torture e quindi crocifisso” il Venerdì Santo. Notizie che “sono circolate moltissimo” e che “hanno reso i vescovi scontenti, accresciuto l’agonia dei parenti e la preoccupazioni di tutti”.

Per questo, i vescovi chiedono al governo di “moltipliare gli sforzi per verificare la veridicità di questa voce che Padre Tom sia stato crocifisso il Venerdì Santo, dopo essere stato torturato”.

Anche il Vaticano – dicono i vescovi indiani – sta moltilpicando gli sforzi “sui suoi canali diplomatici” per chiedere il rilascio di padre Tom, “un prete missionario che ha offerto la vita per il servizio dei poveri, dei malati e degli anziani in collaborazione con le Sorelle Missionarie di Madre Teressa di Calcutta in Aden, nello Yemen”.

L’appello finale al ministero degli Esteri è dunque di “non lasciare niente di intentato per assicurare la sicurezza e il veloce rilascio di padre Tom dalle mani dei rapitori”.

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