Padre Tullio Locatelli, Generale dei Giuseppini sulla Lettera Apostolica Patris corde

Colloquio con il Superiore Generale della congregazione religiosa fondata da San Leonardo Murialdo

Padre Locatelli
Foto: murialdosicilia.org
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Padre Tullio Locatelli, originario di Terno d’ Isola in provincia di Bergamo è dal 2018 superiore generale della Congregazione di San Giuseppe, i Giuseppini del Murialdo, l’11° successore di san Leonardo Murialdo  che ha fondato la congregazione a Torino nel 1873 a servizio dei giovani poveri e del mondo del lavoro. Oggi i Giuseppini sono più di 500 confratelli, sparsi in circa 105 case, presenti in 16 Paesi del mondo.

A lui abbiamo chiesto una lettura della Patris corde la lettera del Papa per l' Anno di San Giuseppe. 

L'Ordine religioso che lei guida ha avuto grande attenzione, fin dalle sue origini, per la figura di San Giuseppe. Qual è stato il suo primo pensiero?

Da tempo vi era una domanda tra noi Giuseppini del Murialdo, e tra diverse congregazioni che si ispirano a san Giuseppe: cosa farà Papa Francesco in occasione del 150mo anniversario della proclamazione di san Giuseppe a patrono della Chiesa universale? L’8 dicembre 2020 abbiamo avuto la risposta: una lettera apostolica, la “Patris corde”, che non solo presenta la figura di san Giuseppe, ma proclama anche  un anno dedicato a san Giuseppe con la possibilità di acquisire l’indulgenza plenaria. Un bel regalo, una prima volta nella storia. Ci siamo detti: è vero che san Giuseppe è l’uomo del silenzio, ma noi non possiamo fare silenzio su san Giuseppe. E così sono diverse le attività messe in campo per questo anno giuseppino. Non possiamo che dire: grazie Papa Francesco.

Nella lettera, il pontefice fa riferimento a San Paolo VI. Infatti, Montini, viene citato più volte nel testo. Si legge, riguardo a Giuseppe, che " la sua paternità si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice". Qual è la missione dei Padri giuseppini nel mondo d’oggi? Quale missione al servizio della Chiesa?

Credo che ci sia una forte sintonia tra la missione di San Giuseppe e il carisma che san Leonardo Murialdo, il fondatore, ha affidato alla nostra Congregazione. Fin dall’inizio della nostra storia è rimasto un impegno fondamentale: educare i ragazzi poveri e abbandonati; offrire loro una esperienza di famiglia; essere a loro servizio perché scoprano nella loro vita la propria vocazione.  Inoltre fu data - fin dall’inizio - un’importanza particolare alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo dei giovani. Una presenza che noi oggi realizziamo con i Centri di Formazione Professionale. San Giuseppe educatore e lavoratore: questo è il nostro riferimento.

Giuseppe è uomo che educa, che dedica la sua vita al lavoro e alla Famiglia. In una società come quella di oggi, dove la pandemia sta creando difficoltà economiche e sociali - di non poco conto - alle famiglie, la Chiesa quanto può essere di aiuto a queste realtà in difficoltà?

Credo che quando nella Patris corde, al quinto paragrafo, Papa Francesco parla del coraggio creativo di san Giuseppe, stia  affrontando il tema della pandemia. Si mette nella prospettiva di offrire fiducia e speranza. Inoltre c’è un invito a riscoprire in noi tutte quelle possibilità che forse non abbiamo sfruttato e che ora - in tempi difficili come questi - tornano opportune. Certo non bastano le parole. Presso le nostre opere c’è un servizio caritas per aiuti immediati, un’opportunità di essere ascoltati, di sentirsi accompagnati. E’ vero che i poveri che chiedono aiuto sono cresciuti, ma occorre riconoscere che la carità dei fedeli non è mancata. Di questo occorre rendere grazie. Faccio notare che si sta facendo un grande sforzo nelle scuole per non lasciare ragazzi e famiglie  da soli di fronte alle difficoltà di questa situazione.

"Noi tutti diventiamo osservatori, ammiratori e, a Dio piacendo, imitatori e devoti. Cioè la conoscenza di lui non ci basta, vogliamo un giudizio, vogliamo vederne il volto, coglierne quelle linee caratteristiche, che lo definiscono". Sono parole di Paolo VI rivolte alla figura di Leonardo Murialdo. Ora, volgiamo - invece - lo sguardo a Giuseppe.  Quali "linee caratteristiche" dell'uomo Giuseppe si potrebbero tracciare?

Papa Francesco mi pare che caratterizzi san Giuseppe attraverso una lettura della storia e della vicenda umana letta con gli occhi Dio. In questa prospettiva sono i poveri, gli umili, quelli che non stanno in prima pagina ad essere i protagonisti della storia della salvezza. Inoltre presenta san Giuseppe che fa suo il progetto di Dio, divenendo per noi un esempio dell’uomo adulto nella fede, cioè capace di assumere fino in fondo la proposta del Signore e di realizzarla nella propria vita.                     

San Paolo VI disse del Murialdo che non è un santo lontano, ma “un compagno di viaggio”.                  Così, San Giuseppe. La sua vita nella ordinarietà e nella quotidianità di Nazareth,  offre un esempio di quelli che il papa Francesco chiama i ”santi della porta accanto”. Certo non basta fare e vivere meglio che possiamo, bisogna fare come san Giuseppe ci dice la Patris corde: “custodire con noi Gesù e Maria”. 

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