Papa Francesco a Kaunas, non si deve negare la storia ma renderla forza del presente

Il Papa celebra la messa a Kaunas
Foto: Vatican Media
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Nella arcidiocesi di Kaunas i cattolici sono circa 521.000, e nel parco Sàntakos dove il Papa ha celebrato la mesa della domenica questa mattina la gente era davvero tanta. Tutti riuniti attorno alla immagine della Madonna di Trakai custodita nella chiesa gotica mai chiusa nemmeno durante il regime comunista.

Nel parco che, come ha ricordato il Papa nella omelia, si trova sulla confluenza dei fiumi Nemunas e Neris e deve il suo nome alla sua  posizione, anche Giovanni Paolo II il 6 settembre nel 1993 ha celebrato la messa. Oggi a ricordare Papa Wojtyla c’è una statua inaugurata il 4 giugno del 2011.

“La vita cristiana attraversa sempre momenti di croce, e talvolta sembrano interminabili- ha detto Papa Francesco- Le generazioni passate avranno avuto impresso a fuoco il tempo dell’occupazione, l’angoscia di quelli che venivano deportati, l’incertezza per quelli che non tornavano, la vergogna della delazione, del tradimento.  Quanti di voi potrebbero raccontare in prima persona, o nella storia di qualche parente, questo stesso passo che abbiamo letto. Quanti di voi hanno visto anche vacillare la loro fede perché non è apparso Dio per difendervi; perché il fatto di rimanere fedeli non è bastato perché Egli intervenisse nella vostra storia. Kaunas conosce questa realtà; la Lituania intera lo può testimoniare con un brivido al solo nominare la Siberia, o i ghetti di Vilnius e di Kaunas, tra gli altri”.

Non vogliamo sentire Gesù parlare di Croce e discutevano su chi fosse il più grande, dice Francesco e allora anche oggi il “desiderio di potere e di gloria è il modo più comune di comportarsi di coloro che non riescono a guarire la memoria della loro storia e, forse proprio per questo, non accettano nemmeno di impegnarsi nel lavoro del presente”.

Ma non si deve negare la storia pure se dolorosa, sarebbe “un atteggiamento sterile e vano, che rinuncia a coinvolgersi nella costruzione del presente perdendo il contatto con la realtà sofferta del nostro popolo fedele”.

L’antidoto di Gesù è mettersi in mezzo ai piccoli, e chi sono i piccoli oggi in Lituania? Chiede il Papa: “Chi saranno i più piccoli, i più poveri tra noi, che dobbiamo accogliere a cent’anni della nostra indipendenza? Chi è che non ha nulla per ricambiarci, per rendere gratificanti i nostri sforzi e le nostre rinunce? Forse sono le minoranze etniche della nostra città, o quei disoccupati che sono costretti a emigrare. Forse sono gli anziani soli, o i giovani che non trovano un senso nella vita perché hanno perso le loro radici”.

E allora ancora una volta il Papa parla di Chiesa “in uscita”,  e “periferie esistenziali”, e  “sapendo che quell’uscire comporterà anche in certi casi un fermare il passo, mettere da parte le ansie e le urgenze, per saper guardare negli occhi, ascoltare e accompagnare chi è rimasto sul bordo della strada”.  L’esortazione del Papa è alla riconciliazione della memoria con il presente “ perché non c’è nulla di veramente umano che non abbia risonanza nel cuore dei discepoli di Cristo”.

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