Papa Francesco ai migranti in Marocco: “Ogni persona ha diritto al futuro”

Papa Francesco alla Caritas di Rabat
Foto: VAMP
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L’ultimo incontro del primo intenso giorno di Papa Francesco in Marocco è con i migranti. Il Pontefice li incontra presso la Caritas Diocesana di Rabat. Il Pontefice nel suo discorso definisce la ferita dei migranti e dei rifugiati come una “ferita che grida al cielo”.

Il Papa viene accolto dall’Arcivescovo di Tangeri Monsignor Santiago Agrelo Martínez e dal Direttore della sede della Caritas. Dopo il saluto di un migrante ospite della struttura, Abena dal Camerun, e una rappresentazione artistica che accoglie con calore il Pontefice, è il momento del terzo discorso di Papa Francesco in terra marocchina.

“Nessuno può essere indifferente davanti a questo dolore - dice il Papa ai migranti - tutti siamo chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee, con generosità, prontezza, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità”.

La sede della Caritas, con i suoi uffici, si trova nel quartiere Hassan. Il piccolo immobile appartiene alla diocesi di Rabat. In Marocco la Caritas svolge il proprio operato fondamentalmente su due fronti: l’aiuto alle popolazioni locali, attraverso il programma di sostegno alla società civile marocchina ( PASC ) che promuove l’agricoltura famigliare e cerca di offrire migliori condizioni di vita a persone con handicap; l’assistenza ai migranti attraverso il programma “Qantara” che mira ad essere un ponte tra i migranti e la società marocchina. Attraverso l’assistenza medica, psicosociale ed educativa e favorendo l’integrazione, la Caritas sostiene più di 8 mila immigrati all’anno.

“Come diventa deserta e inospitale una città quando perde la capacità della compassione! Una società senza cuore… una madre sterile. Voi non siete emarginati, siete al centro del cuore della Chiesa”, assicura il Papa.

Francesco ripete i quattro verbi principali per l'ospitalità a migranti e rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Per il Papa questi quattro verbi “formano come un quadro di riferimento per tutti. Infatti, in questo impegno siamo tutti coinvolti – in modi diversi, ma tutti coinvolti – e tutti siamo necessari per garantire una vita più degna, sicura e solidale. Mi piace pensare che il primo volontario, assistente, soccorritore, amico di un migrante è un altro migrante che conosce in prima persona la sofferenza del cammino. Non si possono pensare strategie di grande portata, capaci di dare dignità, limitandosi ad azioni assistenzialistiche verso il migrante. Cosa imprescindibile, ma insufficiente. È necessario che voi migranti vi sentiate i primi protagonisti e gestori in tutto questo processo”.

Per Francesco è chiaro: “Le forme di espulsione collettiva, che non permettono una corretta gestione dei casi particolari, non devono essere accettate. D’altra parte, i percorsi di regolarizzazione straordinari, soprattutto nei casi di famiglie e di minori, devono essere incoraggiati e semplificati”.

È essenziale poter garantire a tutti un’assistenza medica, psicologica e sociale adeguata per ridare dignità a chi l’ha perduta lungo il cammino, come fanno con dedizione gli operatori di questa struttura – commenta il Pontefice - E tra voi, ce ne sono alcuni che possono testimoniare quanto sono importanti questi servizi di protezione, per dare speranza, per il tempo in cui sono ospitati nei Paesi che li hanno accolti”.

Il dono offerto alla Caritas di Rabat da Papa Francesco è una Madonna in marmo. Realizzata nell’ambito della produzione artigianale toscana, è una delicata rappresentazione della Vergine Maria in atteggiamento di preghiera ed è stata incisa su una lastra di onice rosa. L’elegante pietra, molto ricercata, ha un valore simbolico molto importante, non solo perché dopo millenni essa viene ancora oggi estratta nelle antiche cave mediorientali, ma perché quest’ultime sono addirittura citate nella Genesi.

Infine il Papa spiega l’ultimo verbo essenziale per l’accoglienza: “Integrare vuol dire impegnarsi in un processo che valorizzi al tempo stesso il patrimonio culturale della comunità che accoglie e quello dei migranti, costruendo così una società interculturale e aperta. Sappiamo che non è per nulla facile entrare in una cultura che ci è estranea, tanto per chi arriva, quanto per chi accoglie, metterci nei panni di persone tanto diverse da noi, comprendere i loro pensieri e le loro”.

Per Papa Francesco questo è “un cammino da fare insieme, come veri compagni di viaggio, un viaggio che impegna tutti, migranti e locali, nell’edificazione di città accoglienti, plurali e attente ai processi interculturali, città capaci di valorizzare la ricchezza delle differenze nell’incontro con l’altro”. Perché ogni persona “ha diritto al futuro”.

All'arrivo in Nunziatura, al termine dell'Incontro con i Migranti presso la Sede della Caritas Diocesana di Rabat, il Santo Padre ha salutato numerosi fedeli che lo attendevano. Presenti tanti bambini, alcuni scout e un numeroso gruppo di studentesse delle scuole cattoliche della città.

Pezzo aggiornato alle ore 20e22 con l’arrivo alla nunziatura 

 

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