Papa Francesco, non dobbiamo tacere ma profetizzare il Regno di Dio

Nella messa a Nagasaki il Papa ricorda che il Calvario deve diventare luogo di speranza

Papa Francesco celebra la messa a Nagasaki
Foto: Vatican Media
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La messa domemicale Papa Francesco l'ha celebrata nella città di Nagasaki il Papa la dice nello stadio di Baseball subito dopo il pranzo in arcivescovado.

Dopo la pioggia intensa della mattina arriva un po’ di sole  e così il Papa riesce a compiere alcuni giri in papamobile tra i fedeli presenti, circa 35 mila tra giapponesi e coreani e immigrati.

La Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo offre a Francesco lo spunto per una riflessione sulle parole del “buon ladrone”  sulla croce con Gesù. “Il tortuoso passato del ladro sembra, per un istante, assumere un nuovo significato: accompagnare da vicino il supplizio del Signore; e questo istante non fa altro che confermare la vita del Signore: offrire sempre e dovunque la salvezza. Il Calvario, luogo di smarrimento e di ingiustizia, dove l’impotenza e l’incomprensione sono accompagnate dalla mormorazione sussurrata e indifferente dei beffardi di turno davanti alla morte dell’innocente, si trasforma, grazie all’atteggiamento del buon ladrone, in una parola di speranza per tutta l’umanità”.

Non devono essere i nostri fallimenti a determinare il futuro dice il Papa: “Le burle e le grida di “salva te stesso” di fronte all’innocente sofferente non saranno l’ultima parola”. E in queste terre, spiega che “terre hanno sperimentato, come poche altre, la capacità distruttiva a cui può giungere l’essere umano” è ancora più necessario “professare la nostra fede a difesa e a servizio del Signore, l’Innocente sofferente. Vogliamo accompagnare il suo supplizio, sostenere la sua solitudine e il suo abbandono, e ascoltare, ancora una volta, che la salvezza è la parola che il Padre vuole offrire a tutti: «Oggi sarai con me nel paradiso»”.

Il Papa ha ricordato il martirio di San Paolo Miki, primi religioso cattolico giapponese, martire della fine del 1500 e gli altri martiri “che segnano la vostra eredità spirituale. Sulle loro orme vogliamo camminare, sui loro passi vogliamo andare per professare con coraggio che l’amore dato, sacrificato e celebrato da Cristo sulla croce è in grado di vincere ogni tipo di odio, egoismo, oltraggio o cattiva evasione; è in grado di vincere ogni pessimismo indolente o benessere narcotizzante, che finisce per paralizzare ogni buona azione e scelta”.

E vivere nella società è la nostra missione come discepoli missionari, “testimoni e araldi di ciò che verrà” che non ci rassegniamo “davanti al male e ai mali” ma diventiamo “una piccola apertura in cui lo Spirito continua a soffiare speranza tra i popoli”.

Per Papa Francesco quindi la meta del Regno dei cieli “non può essere solo per il domani, ma la imploriamo e iniziamo a viverla oggi, accanto all’indifferenza che circonda e fa tacere tante volte i nostri malati e disabili, anziani e abbandonati, rifugiati e lavoratori stranieri: tutti loro sono sacramento vivo di Cristo, nostro Re”.

E conclude: “sul Calvario, molte voci tacevano, tante altre deridevano; solo quella del ladrone seppe alzarsi e difendere l’innocente sofferente: una coraggiosa professione di fede. Spetta ad ognuno di noi la decisione di tacere, di deridere o di profetizzare”.

Alla gente di Nagasaki  che “porta nella propria anima una ferita difficile da guarire, segno della sofferenza inspiegabile di tanti innocenti; vittime colpite dalle guerre di ieri ma che ancora oggi soffrono per questa terza guerra mondiale a pezzi” il Papa dice: “alziamo qui le nostre voci, in una preghiera comune per tutti coloro che oggi stanno patendo nella loro carne questo peccato che grida in cielo, e perché siano sempre di più quelli che, come il buon ladrone, sono capaci di non tacere né deridere, ma di profetizzare con la propria voce un regno di verità e di giustizia, di santità e di grazia, di amore e di pace”.

l’Arcivescovo di Nagasaki, Joseph Mitsuaki Takami, P.S.S. nel suo saluto ha ricordato che la visita al santuario dei Martiri di Nishizaka  del Papa serve e ad  “inspirare la nostra fede e il nostro impegno missionario. Durante il periodo in cui il cristianesimo fu proibito (1614-1873), decine di migliaia di persone, tra cui missionari, religiosi e laici, furono martirizzati (ricevettero il martirio). Hanno offerto la loro vita per testimoniare la loro fede.

Noi cristiani di oggi siamo ugualmente chiamati a dare altrettanta splendida testimonianza della nostra fede attraverso parole ed azioni. Lei è la nostra guida, ci incoraggia e ci dà speranza.

Nella Messa della solennità di Cristo Re, che abbiamo appena celebrato, siamo stati nuovamente esortati a mostrare concretamente l’amore di Cristo al mondo, dove, l’egocentrismo sembra essere in aumento e la nostra umanità e dignità sono minacciate individualmente e socialmente”.

Dopo la messa Papa Francesco si è trasferito all’Aeroporto di Nagasaki da dove, alle ore 16.35 (8.35 ora di Roma), è partito a bordo di un A321 della All Nippon Airways alla volta di Hiroshima dove ci sarà l’ultimo incontro della giornata al Memoriale della pace.

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