Papa in USA, New York è pronta. O quasi

Interno della Cattedrale di St. Patrick, New York City. I lavori per terminare il restauro in tempo per la visita di Papa Francesco continuano senza sosta, 18 settembre 2015
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Group
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A St. Patrick, i lavori proseguono senza sosta. La cattedrale di New York, posta sulla Quinta Strada, praticamente di fronte al Rockfeller Center, è stata risistemata negli ultimi anni. Ma non del tutto. Non ci sono più le impalcature sulla facciata centrale, ma ci sono ancora su una delle facciate laterali. E poi ce ne sono molte, dentro la chiesa. Tutti si sbrigano: per l’arrivo di Papa Francesco, tutto deve essere pronto.

Il punto è che non si vede niente che possa far prefigurare l’arrivo del Papa. Non di certo i lavori, che vanno avanti spediti, ma in fondo come ogni cosa a New York. Le persone passano su e giù per la strada, con caffè, donut e pretzel, accelerando il passo anche se non sembra essercene bisogno. E tutta New York è un po’ un cantiere. Per esempio, si sta rifacendo una parte di pavimentazione sulla Prima Strada, nella zona di fronte al Palazzo di Vetro.

Anche questo è parte dell’effetto Francesco. Perché, come tutte le città, anche New York si rifà il trucco per l’arrivo del Papa. Solo che non lo dà a vedere. Le televisioni locali parlano moltissimo della presenza di Papa Francesco negli Stati Uniti, e ciascuna ha predisposto una copertura speciale. Ma nelle strade, niente lascia prefigurare l’arrivo del Papa: nessuno striscione, nessun manifesto, nemmeno una immagine affissa sulla chiesa di San Patrizio.

Solo alla chiesa della Holy Family, la parrocchia delle Nazioni Unite, c’è un piccolo manifesto che annuncia l’arrivo di Papa Francesco.

“Può sembrare che la città sia indifferente, ma non è vero, sono tutti eccitati,” racconta John Woods, direttore del Catholic New York, il settimanale diocesano che tira 40 mila copie la settimana. Un punto di riferimento importante, per la comunità cattolica newyorkese, che conta circa 3 milioni di abitanti.

Vero, l’eccitazione si sente nell’aria. Il tassista cinese, il cui nome sembra essere Wu, è felicissimo. Non è cattolico, ma trova “eccezionale la visita del Papa.” E quando gli viene fatto notare che alcuni suoi colleghi tassisti non sono molto contenti, perché questo bloccherà ulteriormente il traffico, sbuffa: “Non capita tutti i giorni che il Papa venga nella città.”

Di certo, si tratta di una città che per questa settimana è satura di eventi. Due importanti partite di baseball nel corso della settimana, e poi la visita del Papa che coincide con le celebrazioni della “settimana delle Nazioni Unite.” Tutto il mondo è a New York, ma i newyorkesi non possono sopportarlo.

Anche per questo, raccontano, gli spostamenti del Papa sono ridotti, e si muoverà più o meno sulla 66esima strada, che non ha niente di romantico come la 42esima, ma si incrocia con la chiesa domenicana di San Vincenzo Ferrer.

Le presenze previste non sono eccezionali. L’evento più affollato dovrebbe essere la Messa la Madison Square Garden la sera del 25 settembre, dove possono entrare 20 mila persone, mentre 80 mila potranno assistere da fuori. E si farà folla di certo di fronte a St. Patrick, mentre il Papa celebra i vespri all’interno della cattedrale che ha il trucco quasi rifatto.

Mancano alcuni dettagli, e anche di più. L’ala appena dietro l’abside è stata da poco rifornita delle sue lampade originali, l’altare della Madonna di Guadalupe – dove il Papa si dovrebbe fermare a pregare – è stato riportato nel suo posto originario dopo il restauro. Tutto è pronto per la visita del Papa, insomma. Ma con riservatezza. Perché a New York si corre veloce, ma i problemi si affrontano uno alla volta.

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