Pizzaballa: "Dobbiamo restare in Siria"

Il Custode di Terra Santa
Foto: terrasanta.net
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Prima di tutto “restare in Siria”, cosa fondamentale per i frati della Custodia di Terra Santa: “La gente non ha solo bisogno di pane per vivere. A volte conta di più una parola di conforto, un abbraccio o una stretta di mano”. Soprattutto in un momento drammatico, cui “la gente ha capito che la vecchia Siria è finita e non esisterà più”.

Lo dice Fra Pierbattista Pizzaballa, da poco tempo rientrato da un breve viaggio nel Paese martoriato. “Non abbiamo la pretesa di cambiare le sorti della guerra, ma in questa guerra abbiamo davvero la possibilità di cambiare noi stessi, di rimboccarci le maniche e darci da fare, di continuare a credere che l’uomo sia fondamentalmente buono perché creato a immagine di Dio, e non permettere che la logica della guerra diventi anche per noi il criterio con il quale guardare a tutta questa violenza”.

Il Custode di Terra Santa ha ancora vive le immagini di una che va avanti da cinque anni. “I frati operano nonostante tutto con una normalità disarmante. Anche nella paura, che è grande e innegabile”, spiega Pizzaballa al sito dell’Associazione Pro Terra Sancta, di cui è presidente.

“Sono stato a Latakieh, Damasco e Aleppo – dice il frate francescano -. Non ho potuto andare nei villaggi del Nord perché c’erano dei combattimenti in corso per prendere Jisr Al Shugur, una cittadina che era sotto il controllo governativo e adesso è stata conquistata da Al Nusra”.

Oltre al fatto che “i jihadisti hanno distrutto in poco tempo anche tutte le nostre proprietà, ma questo non è il problema principale”, ci sono “tante famiglie sfollate che bussano alla nostra porta”: “La città più colpita è senza dubbio Aleppo – spiega il Custode -, dove la popolazione vive in condizioni disastrose. Le uniche forme di lavoro che sopravvivono sono per soddisfare i bisogni primari della popolazione, parlo di piccole attività commerciali e negozi di alimentari”.

Il conflitto ha fatto aumentare il costo della vita, “cresce ogni giorno”; inoltre “il sistema sanitario è insufficiente per rispondere con tempestività ai bombardamenti. Il nostro ospedale di Aleppo è uno dei pochi funzionante, ma molti medici sono scappati e anche chi è rimasto incontra diverse difficoltà a operare adeguatamente”.

La questione gravissima riguarda la diffusione delle armi che “vengono dall’Occidente e il fatto che arrivino in Siria significa che qualcuno le produce e qualcun altro le compra – dice Pizzaballa -. Sono Lobby internazionali che hanno evidentemente interessi perché questo conflitto prosegua senza sosta. Non sono esperto di questioni politiche, ma è evidente che questa situazione fa comodo a qualcuno”.

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