Processo Palazzo di Londra, tutto si definisce il 18 febbraio

Continua la fase preliminare del processo sulla gestione di fondi della Segreteria di Stato. Le difese eccepiscono ancora nullità. Archiviato il reato di peculato per Di Ruzza

Un momento delle passate udienze del processo sul Palazzo di Londra
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Tutto rinviato al 18 febbraio. La sesta udienza del processo che riguarda la gestione dei fondi in Segreteria di Stato, è iniziata con due ore e dieci di ritardo perché nella mattinata sono state depositate da parte del Promotore di Giustizia le richieste di citazioni in giudizio delle cause che erano state originariamente stralciate dal procedimento, e il presidente ha “semplicemente firmato”, fissando la discussione sui nuovi rinvii a giudizi e delle eccezioni alla data del 18 febbraio prossimo, in cui si riuniranno i due tronconi del processo.

Tutti assenti gli imputati, incluso il Cardinale Angelo Becciu, che pure aveva partecipato a tutte le udienze finora. Le citazioni in giudizio vengono notificate oggi alle parti, con alcune decine di pagine di motivazioni. Le nuove citazioni in giudizio riguardano tutti gli imputati che erano stati stralciati (Mincione, Tirabassi, Squillace e monsignor Mauro Carlino), ma non è stato definito se sono stati ri-ipotizzati tutti i reati stralciati o solo alcuni. Per il Cardinale Becciu è stata chiesta la citazione in giudizio anche per l’ipotesi di reato di subornazione di testimone, che era stato inizialmente stralciato. Chiesta l'archiviazione per l’ipotesi di reato di peculato attribuita a Tommaso Di Ruzza, ex direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria, che era stata stralciata.

Il 18 febbraio, dunque, si uniscono i due tronconi del processo, e si decide ancora delle eccezioni di nullità. L’avvocato del Cardinale Becciu, Viglione, ha lamentato che dei 255 supporti informatici sequestrati, 239 non sono stati rilasciati in copia, ma ne sono stati rilasciati solo 16, nessuna delle copie conferite può essere qualificata come copia forense, e “la totalità delle copie è costituita da dati più che parziali”.

Viglione ha anche sottolineato che sono state consegnate solo copie di selezioni del materiale, senza però che il criterio della scelta fosse stato comunicato alla difesa, e questo “impedisce di operare qualsiasi verifica, non c’è un verbale sui criteri di scelta o di selezione”.

Viglione ha dunque chiesto la nullità del decreto per mancato deposito, ma anche la nullità per violazione delle regole dell’interrogatorio, a motivo del fatto che tra le domande del promotore di Giustizia a Perlasca ci sono insinuazioni su un rapporto di altro tipo tra il Cardinale Becciu e Cecilia Marogna e anche affermazioni offensive riguardo la provenienza del Cardinale dalla Sardegna. La nullità riguarda il diritto dell'imputato di non vedere messa in discussione la sua moralità. 

L’avvocato Panella, difensore di Crasso, ribadendo queste motivazioni, ha richiamato anche l’interrogatorio del 29 aprile 2020, durante il quale a Perlasca è stato chiesto conto di un incontro tra l’ex officiale della sezione amministrativa della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi e i broker Crasso e Torzi, che “non sarebbe mai avvenuto”. “L’imputato ha diritto che non si facciano domande né sulla moralità, né su fatti mai avvenuti”, ha detto Panella. Richiesta di nullità cui si è associato l’avvocato Ruggiu, che difende Cecilia Marogna.

Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha invece sottolineato di non sapere cosa non sia stato dato, e allora il presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone ha dato termine fino al 31 gennaio al promotore di giustizia di verificare insieme al consulente della difesa quali sono le parti mancanti degli atti.

Per quanto riguarda i verbali, Diddi ha detto che si è “cercato rappresentare tutto quello che è stato dichiarato, senza lasciare traccia di elementi che potessero ledere alla moralità degli indagati, e lo stesso avvocato ha sottoscritto il verbale dopo la lettura”. Sull’incontro mai avvenuto, Diddi ha risposto che “tante volte capita di fare domande su presupposti sbagliati, ma noi siamo sicuri che quell’incontro sia avvenuto”, e se poi non riusciranno a dimostrarlo, ammetteranno l’errore.

L’avvocato Lipari dello IOR, da parte sua, ha detto di rigettare l’eccezione, perché le nullità eccepite dalle difese non possono essere applicate secondo le normative cui facevano riferimento.

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