Processo Palazzo di Londra, si comincia davvero il 17 marzo

Fissato per quella data l’interrogatorio al Cardinale Becciu, relativo però solo alle questioni sarde. Pignatone rigetta tutte le eccezioni delle difese

Una delle udienze del processo in Vaticano
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Dopo sette mesi, il processo vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato entra nel vivo. Si comincia il prossimo 17 marzo, con un interrogatorio al Cardinale Giovanni Angelo Becciu, ma solo limitatamente ai fondi arrivati in Sardegna alla diocesi di Ozieri e alla cooperativa Spes. Poi, il 18 marzo, con la presentazione degli atti e dei documenti, e così via, due udienze consecutive ogni due settimane, fino ad esaurimento, a partire dai testimoni chiesti dal Promotore di Giustizia vaticano.

Con una lunga ordinanza in 22 punti, in cui entra nel dettaglio di tutte le eccezioni prodotte dagli avvocati dei dieci imputati, Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale vaticano, ha rigettato tutte le eccezioni difensive. Ha accolto, però, la richiesta di depositare i decreti di archiviazione per monsignor Alberto Perlasca, per l’officiale di Segreteria di Stato Vincenzo Mauriello, e per Luciano Capaldo, coinvolto nella gestione del Palazzo di Londra e inizialmente persino indicato come uomo chiave nelle indagini. Da questi decreti di archiviazione, si potrà capire come l’accusa ha tarato la sua ricostruzione degli affari di Londra.

Tutte le nullità di Pignatone partono dalla premessa che i riferimenti fatti, nel corso del dibattimento, alla Costituzione Italiana, o anche alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, non sono pertinenti perché in Vaticano c’è un ordinamento diverso. Pignatone ha sottolineato che in Vaticano non c’è un processo speciale, che i rescripta del Papa (quattro) non vanno ad inficiare il giusto processo, che anzi è garantito dalla legge 351 del 13 marzo 2013 e dall’articolo 35 della legge IX del luglio 2013.

In particolare, riguardo il mancato deposito di alcuni atti da parte del promotore, o degli omissis che sono negli atti, Pignatone ha considerato risolta la questione delle eccezioni con i depositi del 3 novembre 2021 da parte del promotore, e dunque l’eccezione è stata sollevata. Pignatone ha detto anche di “non avere il potere di ordinare ai promotori” di depositare ulteriore documentazione, perché nel sistema vaticano decide il promotore quali atti siano necessari.

Tutte accettate le parti civili, così come è stato accettata la possibilità di risarcire anche per danni non patrimoniali. Sono considerati validi anche gli interrogatori di monsignor Alberto Perlasca.

Gli avvocati difensori hanno eccepito la nullità dell’ordinanza, e in particolare con riserva sui rescripta del Papa, che – ha detto l’avvocato Panella – “non sono nel codice e non sono una legge, altrimenti si dovrebbe ammettere legge segreta”.

L’avvocato Ruggiu di Cecilia Marogna ha sottolineato che la sua assistita ha chiesto di essere sollevata dal segreto da Nato, Segreteria di Stato e Italia, e che teme per la sua incolumità.

Si comincia, dunque, il 17 marzo. Il Cardinale Becciu risponderà solo sulla questione dei fondi alla diocesi di Ozieri e alla cooperativa Spes, ma non sugli altri due filoni di indagine, che riguardano appunto Marogna e Sloane Avenue. Il 18 marzo, gli avvocati sono chiamati a chiedere altre prove. Successivamente, si definiranno anche eventuali testimoni della difesa.

Pignatone ha anche provveduto di restituire il materiale sequestrato, e di fare istanza di dissequestro, ed eventualmente di fare istanza di visionare il materiale prima che sia dissequestrato, fermo restando che il Promotore di Giustizia dovrà accogliere le richieste. Le richieste vanno presentate entro il 7 marzo.

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