Quell'esempio dei Santi Sociali piemontesi

Cardinal Tarcisio Bertone, agosto 2014, Giardini Vaticani
Foto: Catholic News Agency
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Viene presentato oggi, alle ore 17 presso lo spazio “Incontro” del salone del Libro di Torino, il volume “La fede e il bene comune. Offerta cristiana alla società contemporanea,” del Cardinal Tarcisio Bertone, sdb, Segretario di Stato vaticano emerito. Il libro – curato da Fabio Pisani - è composto da una raccolta ragionata degli interventi che il cardinale ha fatto negli anni da Segretario di Stato. Per l’occasione, e soprattutto in vista della visita di Papa Francesco a Torino per Bicentenario di Don Bosco il 21 e 22 giugno prossimi, il Cardinal Bertone ha offerto ad ACI Stampa la riflessione che segue sui “santi sociali piemontesi” che fiorirono nell’era industriale nell’allora capitale d’Italia e di cui don Bosco – fondatore della congregazione di cui è parte il cardinale – è uno degli esempi.

Nella storia d’Italia e nella costruzione dell’Italia unita dopo il cosiddetto Risorgimento, che può dare l’impressione di un percorso quasi distante dalla Chiesa e dalla ispirazione propriamente cristiana, al contrario sono molti i santi e gli uomini di Chiesa che hanno contribuito in maniera determinante a plasmare la società con una molteplicità di opere caritative, di iniziative sociali ed educative, portando il nome del Piemonte nelle terre più lontane insieme con gli emigrati italiani e con le popolazioni indigene da formare e da aiutare per uno sviluppo integrale.

I cosiddetti “santi sociali” piemontesi sono ben noti: San Giovanni Bosco, fondatore della famiglia salesiana, apostolo dei giovani, ispirato e guidato da San Giuseppe Cafasso. San Giuseppe Benedetto Cottolengo, apostolo degli ultimi che, direbbe Papa Francesco, si è opposto all’ideologia dello “scarto” e si è preso cura degli ammalati più provati fisicamente e più abbandonati. San Leonardo Murialdo, già collaboratore di Don Bosco, fondatore dei Giuseppini, apostolo dei lavoratori, vicino alle società operaie. San Luigi Orione, che si è ispirato a Don Bosco e al Murialdo per i ragazzi e al Cottolengo per i malati, fondando opere di carità secondo i bisogni che andava scoprendo in Italia, in Europa e nelle Americhe. Il Beato Francesco Faa di Bruno, ingegnere e geniale matematico che si occupò delle donne lavoratrici. Il Beato Giuseppe Allamano, nipote di San Giuseppe Cafasso, fondatore di Missionari della Consolata, che portarono Vangelo e promozione umana nel continente africano.

Ci sarebbe ancora una schiera di sacerdoti e di laici piemontesi che su ispirazione dei Santi che abbiamo citato, e vorrei dire in particolare di Don Bosco, furono genialmente all’origine di esperienze e iniziative imprenditoriali di vario genere fino agli estremi confini della terra. Senza sottacere le Figlie di Maria Ausiliatrice e i diversi rami femminili ispirati a questi grandi santi che portarono la cultura, l’artigianato nello specifico della promozione della donna nei vari luoghi di apostolato.

E’ interessante, per esempio, l’iniziativa strategica di missionari salesiani piemontesi, in Argentina e in Cile, di promuovere l’allevamento di bestiame, la coltura e la raccolta delle prime patate nella lontana Ushaia, la città più australe del mondo, nel 1905. Nelle stesse terre magellaniche, vanno ricordati i riusciti esperimenti di acclimatazione agricola, coltivando vari ortaggi, foraggi di origine siberiana e grano di origine finlandese.

Infine, ricordo anche l’installazione di piccoli osservatori metereologici ancora oggi esistenti ad es. ad Alassio (Liguria) e nel profondo Sud dell’Argentina, sempre ad opera di salesiani piemontesi.

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