Riapre la chiesa di Tolentino restaurata con l’aiuto dell'Ungheria

La celebrazione per la riapertura della chiesa del Sacro Cuore a Tolentino
Foto: Confraternita del Sacro Cuore di Gesù
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A poco più di un anno dal sisma del 30 ottobre 2016 che l’ha resa inagibile, la Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino è stata riaperta al culto sabato 9 dicembre da mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.

Dopo la riapertura sono stati celebrati i Primi Vespri Pontificali al faldistorio della Festa della Traslazione della Santa Casa di Loreto, officiati da mons. Giuseppe Sciacca, segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, alla presenza di mons. Nazzareno Marconi, e di mons. Lajos Varga, vescovo ausiliare di Vác. Alla cerimonia erano presenti anche mons. Németh László presidente della Fondazione di Santo Stefano e coordinatore nazionale degli ungheresi in Italia, mons. Tamás Tòth, rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese di Roma, molti rappresentanti delle Confraternite locali e nazionali del Coordinamento Nazionale ‘Summorum Pontificum’ e ‘Juventutem Internationalis’ ed alcuni monaci benedettini di Norcia. Hanno preso parte al solenne rito Sua Altezza Imperiale e Reale Eduard Habsburg Lothingen, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede e di l’ambasciatore d’Ungheria in Italia, dott. Ádám Zoltán Kovács.

La riapertura della chiesa del Sacro Cuore di Tolentino è stata riportata all’antico splendore, dopo la scossa sismica del 30 ottobre dello scorso anno, grazie al contributo del governo ungherese, rappresentato dal ministro per le risorse umane, on. Zoltan Balog, e dal sottosegretario ai rapporto con le Chiese, on. Miklos Soltesz. L’on. Balog ha spiegato la decisione di finanziare il restauro della chiesa: “Siamo venuti per restituire ciò che gli italiani nel corso dei secoli ci hanno donato. Con gli italiani abbiamo lottato per secoli affinché in Europa ci siano la fede, la carità e la solidarietà e sappiamo cosa significa la cultura cristiana per l’Europa. La ricostruzione delle chiese deve essere, pertanto, cosa altrettanto naturale che quella delle abitazioni. Quello che abbiamo fatto ha anche un messaggio simbolico. Se, infatti, il terremoto geologico scuote le fondamenta e i muri degli edifici e delle chiese, vi è in Europa oggi un sisma che rischia di sconvolgere l’edificio dell’identità europea, la sua cultura cristiana. Ma l’Ungheria non ci sta, vuole difendere le fondamenta cristiane dell’Europa. Mentre in diversi paesi occidentali si chiudono le chiese l’Ungheria ha voluto aiutare a riaprire una chiesa danneggiata”.

Da parte sua il priore della Confraternita del Sacro Cuore di Gesù, Andrea Carradori, ha spiegato il gesto della donazione del popolo ungherese: “E’ stato un gesto unico che fa onore a questo popolo credente non dimenticando che nel 1956 ha dimostrato il suo eroismo per la fede cattolica e nella Chiesa, per cui questo eroismo si è tramutato in generosità nei confronti della comunità locale”. Si ricorda che il governo ungherese ha stanziato € 480.000 per il recupero della chiesa, dopo aver ricevuto la lettera del priore della Confraternita, proprietaria dell’edificio sacro, indirizzata al Primo Ministro d’Ungheria, Viktor Orbán, chiedendo il suo ‘personale aiuto per la ricostruzione della chiesa’.

Il Primo Ministro ungherese, ricevuta la lettera del priore tolentinate ha voluto portare la sua richiesta davanti al Governo, che nella seduta del 19 dicembre scorso ha deciso di mettere a disposizione la consistente somma per i lavori di restauro della Chiesa del S. Cuore di Gesù a Tolentino, specificando nella risposta autografa al priore di aver desiderato in questo modo esprimere la solidarietà degli ungheresi ‘verso i nostri fratelli cristiani italiani colpiti da calamità naturale’. Al termine dei Vespri solenni abbiamo chiesto a mons. Sciacca di spiegarci il valore della riapertura di una chiesa dedicata al Sacro Cuore: “Venerare il Sacro Cuore di Gesù ha un grande significato, perché vuol dire prendere esempio dal suo amore per il Padre ed i fratelli”.

Riapre la chiesa di Tolentino restaurata con l’aiuto dell'Ungheria

Lei ha scritto un breve saggio dal titolo ‘Pietas, Misericordia, Aequitas’ offrendo ai tre termini una specifica accezione. Ci può spiegare il motivo?

“La Chiesa in questo momento di grandi cambiamenti epocali è chiamata ad offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio. Questo non è il tempo per la distrazione, ma al contrario per rimanere vigili e risvegliare in noi la capacità di guardare all’essenziale. E’ il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre”.

Terminati i vespri è partita la processione, organizzata dagli Amici del Pellegrinaggio Macerata-Loreto fino in piazza della Libertà per ricordare la Venuta della Santa Casa di Nazareth a Loreto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre, per cui è tradizione popolare accendere dei grandi falò (o ‘focaracci’), dove è stato dato l’annuncio del 40^ Pellegrinaggio Macerata-Loreto, che si svolgerà sabato 9 giugno 2018: “Il Pellegrinaggio Macerata-Loreto non si stanca di riproporre un gesto che ha al centro l’atteggiamento umile del nostro popolo: povertà, veglia, preghiera e attesa, anche di fronte ai drammi e alle ferite della quotidianità.

Tra le intenzioni, il Pellegrinaggio non farà mancare la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma, a chi vive situazioni difficili a causa della guerra, ai migranti, ai cristiani perseguitati nel mondo ed ai giovani, alla luce anche del prossimo Sinodo indetto dal Papa per l’ottobre 2018. ‘Fedeltà alla tradizione significa tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri’, citando un’espressione di Papa Francesco per il 40^ pellegrinaggio che si svolgerà sabato 9 giugno 2018. Un fuoco scoppiettante per tenere viva la memoria di un gesto che ha radici antiche, in una storia di devozione e di fede”.

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