Riscoprire le donazione di arte sacra dagli anni '50 ad oggi a San Fedele a Milano

La Fondazione Culturale propone un itinerario di arte e fede con opere dal XVII secolo ad oggi

Domenico Fiasella, Madonna con i santi Giacinto, Alberto e Girolamo, prima metà del XVII secolo, olio su tela,
Foto: Fondazione San Fedele / Casonato
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La consuetudine delle donazioni di oggetti d’arte sembra legata al passato, all’epoca del Rinascimento o magari secolo scorso. In parte è vero se pensiamo che nella Galleria San Fedele del Museo San Fedele a Milano raccoglie per la prima volta in una mostra alcune opere di diversa epoca e provenienza donate alla Fondazione Culturale San Fedele dagli anni Cinquanta ad oggi.

E’ dalla sua nascita che La Fondazione Culturale San Fedele ha beneficiato, di innumerevoli donazioni, compiute sia da artisti che da collezionisti e privati intensamente legati, a diverso titolo, alle attività della Galleria e del Centro Culturale. Donazioni  che hanno alimentato nel tempo un notevole e variegato patrimonio d’arte, rimasto solo in piccola parte accessibile al pubblico.

Dal 21 ottobre e fino al 17 dicembre, alcuni di questi capolavori, una quarantina, saranno esposte. In gran parte si tratta di inediti per il grande pubblico e sono state radunate da diversi luoghi della Fondazione: dai depositi, agli spazi espositivi, alla casa dei padri, fino alle recenti donazioni. Si tratta di un vero percorso spirituale per ripercorrere più di settant’anni di intensa attività della Fondazione e della Compagni di Gesù. 

Le opere riunite per la mostra coprono un ampio arco temporale, che dal XVII secolo, come nel caso della grande Madonna col Bambino e santi del pittore ligure Domenico Fiasella, recentemente restaurata, e delle due tele di scuola toscana con Davide con la testa di Golia e Giuditta con la testa di Oloferne , introducono il pubblico fino al clima storicista e poi simbolista fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, Il ritorno del soldato ferito di Robert Forell, il cui restauro ha riportato alla luce l’originaria qualità pittorica, e la delicata Croce in montagna di Tommaso Cascella Jr., per poi giungere infine alla contemporaneità, con opere di moltissimi autori

La mostra, in cui le opere antiche dialogano con quelle contemporanee, si snoderà fra Galleria e Museo San Fedele dove, all’ingresso della chiesa di San Fedele, si è accolti dalla Nave votiva dell’artista svedese Mats Bergquist, artista presente anche in cripta, nel sacello asburgico, con l’opera Daruma.

E questa una riscoperta che vuole essere anche un segno di ripartenza dopo le chiusure che hanno caratterizzato i due anni precedenti; la Fondazione ritrova ora un rigenerato slancio verso il futuro.

La  mostra Riscoperte: donazioni inedite antiche e recenti ha lo scopo di valorizzare lavori che, per la maggior parte, sono stati fino a ora nei depositi in attesa di una collocazione definitiva. Un’esposizione molto eterogenea sia per epoca che per soggetto, ma che rivela una sua unità nelle reti di relazioni che i padri gesuiti hanno realizzato nel tempo.

E’ anche un piccolo spaccato dell’attività espositiva della Galleria che conserva nei propri depositi circa centocinquanta opere inedite, in attesa di una collocazione definitiva. 

Un modo per esprimere la riconoscenza e la gratitudine verso chi ha creduto nelle attività dell’istituzione milanese.

La chiesa di San Fedele fu realizzata a partire dal 1569 dall’architetto Pellegrino Tibaldi per volere dei gesuiti e dell’arcivescovo Carlo Borromeo, uno dei massimi riformatori della Chiesa cattolica nel Cinquecento. La chiesa di San fedele, dopo la soppressione dell’ordine dei gesuiti (1773-1814), passò alle cure dei canonici della vicina chiesa di Santa Maria della Scala, abbattuta in quel periodo per fare posto al Teatro alla Scala. Dopo la seconda guerra mondiale San Fedele tornò ai gesuiti che avviarono una serie di attività sociali, culturali e artistiche ancora oggi riunite nella Fondazione Culturale San Fedele.

Il Museo ha un itinerario che si sviluppa nella chiesa di San Fedele e in alcuni spazi circostanti ed è stato inaugurato il 31 dicembre 2014, al termine di restauri durati un decennio e che hanno interessato tali ambienti. Il Museo e la Fondazione dimostrano che l’arte cosiddetta “sacra” non è morta, come tante volte si è affermato nel Novecento, ma necessita di una “conversione” del linguaggio che non può essere separato da un messaggio, “interpretato” secondo i linguaggi dell’oggi. Da qui nascono opere come la pala de Il Sacro Cuore  di Lucio Fontana (1956) che ancora oggi si trova nella chiesa.

David Simpson, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Sean Shanahan, Claudio Parmiggiani e Nicola De Maria sono alcuni degli artisti interpellati negli ultimi anni per riflettere su temi fondamentali della fede, come l’Apocalisse, la Croce, la Gerusalemme celeste, gli ex voto, con opere pensate per gli spazi e negli spazi della chiesa.

 

 

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