Romania, a Blaj una Messa per i rom, a due anni dalla visita del Papa

Il prossimo 13 giugno, una Messa per la numerosa comunità rom della “piccola Roma”

La chiesa di Sant'Andrea e Beato Suciu a Blaj
Foto: Arcieparchia Alba Iulia
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Quando Papa Francesco è stato a Blaj, in Romania, il 2 giugno 2019, ha prima beatificato sette martiri greco-cattolici, e poi ha terminato il viaggio incontrando nella chiesa dedicata a Sant’Andrea e al beato Ioan Suciu la comunità rom locale. C’è un filo rosso tra i due eventi, perché il beato Suciu era uno dei beati proclamati dal Papa, ed era colui che andava a giocare tra i bambini di quella antica comunità, che faceva una pastorale tutta dedicata a loro, e in un periodo in cui i rom erano considerati discriminati.

È in memoria della visita del Papa, e in continuità con il lavoro del beato Suciu, che il 13 giugno il vescovo Cristian Crișan, ausiliare dell’arcieparchia di Alba Iulia, celebrerà Messa in quella stessa chiesa dove è stato il Papa. È una chiesa nuova, ed è nel quartiere più antico della città, Barbu Lautaru, dove da sempre si trova la comunità rom. Quattordici di loro riceveranno la Prima Comunione, in una celebrazione che sarà intima e aperta al tempo stesso.

La comunità rom costituisce il 9 per cento della popolazione romena ed è molto grande a Blaj, e c’è da tantissimo tempo Ci sono anche comunità per i rom con sacerdoti rom, che sono formati da greco cattolici. La parrocchia è una delle tre dell’arcipearchia che sorge nel cuore delle loro comunità. Il beato vescovo Suciu, che sin da bambino era uno dei migliori atleti di calcio del suo paese, andava nel quartiere a giocare a calcio con i bambini.

Il lavoro del vescovo Suciu è considerato molto importante. Nato nel 1907, sacerdote dal 1931, ausiliare di Oradea Mare nel 1940 e amministratore apostolico della diocesi di Fagaras e Alba Iulia. A causa del suo aperto dissenso col regime comunista, dimostrato in una serie di conferenze nelle principali città del Paese, fu arrestato il 28 ottobre 1948.

Venne imprigionato a Dragoslavele, quindi nel monastero ortodosso di Căldăruşani, infine nel penitenziario di Sighetul Marmaţiei, dove morì il 27 giugno 1953, a causa delle privazioni e delle torture subite..

È stato inserito nella causa di beatificazione che comprendeva in tutto sette vescovi morti dal 1950 al 1970, durante la persecuzione religiosa portata avanti in Romania dal regime comunista. Sette martiri per la “piccola Roma,” come il poeta Eminescu soprannominò Blaj.

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