San Domenico Savio nei sogni di Don Bosco

Profezie e conferme nei colloqui tra i due santi

Le spoglie di San Domenico Savio
Foto: pd
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Non è solo la storia di un maestro e del suo “discepolo prediletto” quella di Domenico Savio e don Bosco. E’ la storia di un’amicizia che percorre le luminose strade della santità.

Domenico Savio era entrato nell’oratorio di Valdocco, il primo fulcro dell’attività pedagogica del sacerdote piemontese, il 29 ottobre 1854. All’epoca, “i ragazzi di don Bosco” erano circa un centinaio. Domenico diventa amico di tutti, fin da subito. Il suo compito sarà quello di  insegnare il catechismo ai  più piccoli. Era appena dodicenne. 

Facciamo, ora, un salto nel tempo. Sono trascorsi diciannove anni da quando il giovane ragazzo si era spento per una fatale tubercolosi. E’ il 22 dicembre 1876. In quel freddo giorno di dicembre, don Bosco racconta ai suoi allievi una meravigliosa visione. E’ uno degli innumerevoli sogni che cadenzeranno la vita del sacerdote. Il fondatore dei salesiani si trovava nel piccolo comune di Lanzo Torinese. Gli appare in sogno il suo “discepolo prediletto”. “Chi non vuol credere, non mi creda, ciò non importa niente; ma nessuno metta mai in ridicolo le cose che sono per dire”. Così, inizia il racconto del sogno. 

Savio gli si presenta in tutta la sua luminosità. Risplende nella luce del Paradiso: una candida tunica, trapuntata di diamanti, gli scende fino ai piedi; un’ampia fascia rossa, tempestata di gemme, ai fianchi; al collo, una ghirlanda di sgargianti fiori e sul capo è appoggiata una corona di rose. Don Bosco vuole sapere il significato di questo particolare abbigliamento. “Essi ebbero i fianchi cinti e lavarono le loro vesti nel Sangue dell’Agnello. Essi sono vergini e seguono l’Agnello dovunque vada”: è l’evangelista Giovanni, al capitolo quattordici, a svelare il mistero. Il sacerdote piemontese, allora, coglie l’occasione, per chiedere a Domenico il passato, il presente e il futuro del suo oratorio. Riguardo al passato, il giovane ragazzo gli parla del bene già compiuto dalla giovane Famiglia salesiana. 

Gli mostra un giardino alla cui entrata si legge: “Giardino Salesiano”. In questo, vi sono tutti i giovani “adottati” da don Bosco. Per rivelargli il presente, Domenico gli mostra un mazzo di fiori composto da: rose, viole, girasoli, genziane, gigli, semprevive e alcune spighe di grano. Ma cosa rappresentano questi fiori? Cosa vogliono dire nel misterioso sogno? Sarà Domenico stesso a svelare l’arcano: la rosa simboleggia la carità; la viola, l’umiltà; il girasole, l’ubbidienza; la genziana, la penitenza; il giglio, la purezza; le spighe, il sacramento della Comunione e in ultimo la sempreviva rappresenta la perseveranza. 

Ma una domanda preme molto a don Bosco. E non poteva che riguardare i suoi ragazzi. Ed è così che chiede a Savio: “I miei giovani sono tutti sulla buona via per salvarsi?”. A questo punto, Domenico gli presenta tre fogli con scritti sopra alcuni nominativi. Sono le tre categorie con cui divide i ragazzi dell’oratorio. I primi, sono detti “gli invulnerati”:  i ragazzi che avevano conservato l’innocenza e la purezza. Erano molti. Poi, passa al secondo foglio: i “vulnerati”, i peccatori poi pentiti. Il numero di questi superava di gran lunga i primi. Sull’ultimo foglio  vi era scritto: “Lassati in via iniquitatis”, abbandonati all’iniquità. Don Bosco era impaziente di conoscerli. Ma, quando stese la mano verso questo foglio, Domenico gli disse che ne sarebbe uscito un odore insopportabile. Tuttavia lo consegnò al suo maestro. Domenico, allora, scomparve. E fu così che avvenne qualcosa di straordinario.

Ma è meglio lasciare, ora, il racconto a don Bosco stesso: “Apersi la nota e subito si sparse un odore così insopportabile che credetti di morire. Non vidi alcun nome, ma in un colpo d’occhio mi furono dinanzi tutti gli individui scritti in quella nota, come se li vedessi in realtà. Tutti li vidi, e con amarezza. La maggior parte io li conoscevo. Vidi molti che in mezzo ai compagni parevano buoni, alcuni anzi ottimi, e non lo erano”.  In questo sogno ci furono anche alcune profezie: la morte di Papa Pio IX avvenuta due anni dopo il 7 febbraio 1878 e quella di otto “ragazzi di don Bosco”. 

 

 

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